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Venerdì 10 Marzo 2017
 
Percorsi di formazione per “sollevarsi”: il progetto RAISE

Un’iniziativa di AMU Portogallo per contrastare la disoccupazione ha ottenuto apprezzamenti anche dalle istituzioni pubbliche.

C’erano una volta i Paesi ricchi e i Paesi poveri, il divario fra Nord e Sud del Mondo era chiaro e i confini ben delineati. Oggi la distinzione non è più così netta e la crisi economica ha fatto emergere anche in Europa delle aree di povertà che in passato erano tenute sotto controllo.

In Portogallo circa il 12% della popolazione è senza lavoro; la disoccupazione giovanile si aggira invece attorno al 28%. Per contribuire a limitare questo problema, a partire dal 2015 l’AMU del Portogallo ha avviato il progetto RAISE, parola che in inglese significa “sollevare”, ma è anche l’acronimo di Risposta Alternativa di Integrazione Sociale e Imprenditorialità.

La prima fase delle attività si è conclusa con ottimi risultati:
– 50 persone disoccupate sono state accompagnate con percorsi di integrazione, di formazione e di tirocinio;
– 20 persone hanno trovato lavoro presso terzi;
– è iniziata la collaborazione con alcune aziende del territorio;
– è stata costituita un’azienda a gestione famigliare.

Uno dei punti di forza del progetto, apprezzato anche dalle istituzioni pubbliche, è l’approccio personalizzato con ciascuno dei partecipanti, che permette di avviare per ognuno il percorso più adatto alle sue capacità e possibilità.

Un particolare ambito della formazione riguarda principi, valori e metodologia dell’Economia di Comunione: è un aspetto importante per non ricadere negli errori di un’economia malata e fine a se stessa, e costruire una rete di relazioni solidali, unica vera garanzia per il futuro.

Per maggiori dettagli, vai alla scheda progetto e leggi l’articolo su AMU Notizie n. 2/2016.


Martedì 7 Marzo 2017
 
La dignità del lavoro

Un progetto per i profughi iracheni in Giordania

La Giordania, con i suoi 6 milioni di abitanti, accoglie oggi 2,7 milioni di rifugiati. I rifugiati iracheni sono solo (si fa per dire!) 60 mila, mentre quelli siriani regolarmente registrati sono dieci volte tanto.

Una realtà impressionante perché documenta – scrive il direttore generale di Caritas Giordania per l’Agenzia Fides – «che le nazioni più ricche e avanzate ospitano un numero esiguo di profughi, nonostante in quei Paesi ci siano forze che guadagnano potere proprio fomentando il rifiuto per gli immigrati.»

«La Giordania è aperta a tutti – continua il direttore della Caritas Wael Suleiman, siamo consapevoli di svolgere una missione umanitaria importante, e vogliamo continuare.» La situazione però è “esplosiva” e “tanti giordani sono adesso più poveri di molti immigrati”.

L’AMU ha deciso di impegnarsi insieme alla Caritas per contribuire ad alleviare questa emergenza, con un progetto che va a beneficio dei profughi iracheni i quali, a differenza dei profughi provenienti dalla Siria, sono meno tutelati e non hanno il permesso di stipulare contratti di lavoro regolari. Il progetto, che si rivolge anche a cittadini giordani in necessità, consiste in una serie di attività formative per mettere circa 200 persone in grado di trovare un lavoro o di avviare un’attività propria. Si stanno inoltre allestendo diversi microprogetti dove i beneficiari possano fare pratica durante il periodo di formazione e, se l’attività si consolida, trovare stabilmente lavoro.

Tutti i dettagli nella scheda progetto >>>


Lunedì 6 Marzo 2017
 
FRATERNITÀ CON L’AFRICA: UNA TESTIMONIANZA

“Vivevo senza sapere dove stavo andando, finché una borsa di studio mi ha permesso di realizzare il mio sogno”. Così scrive Marc, un giovane africano, per ringraziare quanti hanno contribuito al progetto Fraternità con l’Africa. Volentieri condividiamo con tutti la sua esperienza.

«Pensando alla mia situazione precedente, questa borsa di studio è stata un segno di speranza in un domani migliore.  Vengo da una famiglia di quattro figli (tre maschi e una femmina). Io sono il più grande. Abbiamo perso presto entrambi i genitori, che erano agricoltori. Siamo stati presi in carico da nostro zio, anche lui agricoltore, padre di sette figli. La vita in questa famiglia non è stata facile, ma per grazia di Dio abbiamo superato gli ostacoli. Mio zio non poteva finanziare i miei studi e ho dovuto interrompere le lezioni di Scienze della Salute all’Università, per dedicarmi a piccoli lavori per sopravvivere…

In questa atmosfera in cui non sapevo esattamente dove stavo andando, ho avuto la possibilità di beneficiare di una borsa di studio del progetto Fraternità con l’Africa che, va detto, mi permetterà di realizzare il mio sogno di diventare operatore sanitario, perché oggi io studio da infermiere!
Ho appena finito il primo anno, che è andato bene, perché la borsa di studio mi ha permesso di dedicarmi interamente alla mia formazione. (altro…)


Venerdì 24 Febbraio 2017
 
Strategie per una vera accoglienza

I primi risultati del progetto pilota “Facciamo casa insieme”, destinato a famiglie di migranti richiedenti asilo

Shayeste e Mohammed, Nansy e Said – con i loro figli Mercurius e Olivia – abitano rispettivamente a Marino e a Castel Gandolfo, in provincia di Roma.

Cos’hanno di diverso rispetto ad altre giovani famiglie? Nulla all’apparenza, tutto se si conosce la loro storia. Costretti ad abbandonare il loro Paese, hanno chiesto asilo in Italia. Dopo parecchi mesi trascorsi in vari centri di accoglienza, ora vivono in due appartamenti e stanno cercando progressivamente di inserirsi nella realtà locale.

Di norma avviene che famiglie come queste passino molto tempo in centri di accoglienza gestiti spesso secondo un’ottica assistenziale, e non hanno nemmeno la possibilità di studiare l’italiano. Nel momento in cui devono lasciare queste strutture sono del tutto impreparati a vivere in autonomia nel contesto italiano. Ma questa non è la storia comune dei richiedenti asilo, quanto piuttosto un’eccezione.

Per dare una risposta concreta al problema sempre più urgente dei rifugiati, l’AMU, in collaborazione con l’Associazione Una città non basta e AFN, ha avviato un nuovo progetto per l’accompagnamento di famiglie richiedenti asilo nelle realtà locali, fino ad un completo inserimento lavorativo, linguistico e sociale. (altro…)


Giovedì 23 Febbraio 2017
 
Da Shubra a Fagala: il progetto Egitto si espande

Si inaugura sabato 25 febbraio la nuova sede della Fondazione Koz Kazah, nostra controparte per i progetti in Egitto.

«Siamo molto grati a tutti voi per il sostegno che ci state dando, scrive Magdy Mishraky, direttore della Fondazione, un sostegno che ha permesso a Koz Kazah di rinnovarsi ed ora di celebrare l’apertura della nuova sede.»

Nel corso degli anni era cresciuto il desiderio di estendere l’azione sociale di Koz Kazah fuori del quartiere di Shubra dove tutto era cominciato e dove finora si erano svolte le attività. E il desiderio non finisce qui: c’è il sogno di nuovi centri che possano sorgere in futuro anche fuori del Cairo.

L’inaugurazione sarà anche l’occasione di incontrare operatori e rappresentanti della cooperazione, delle imprese e di istituzioni governative, consolidando quella rete di rapporti tessuta negli anni per perseguire insieme il bene comune.

«I nostri migliori auguri per questo evento – risponde agli amici di Koz Kazah Francesco Tortorella, responsabile dell’ufficio progetti.  Siamo davvero felici per questo passo importante e abbiamo apprezzato il grande sforzo che state facendo per servire le persone vulnerabili ancor meglio di quanto già avete fatto. Sentiamo che stiamo camminando insieme, sostenendoci a vicenda e imparando gli uni dagli altri, come in una famiglia.»

Per condividere la gioia e l’entusiasmo di questi giorni, riproponiamo un video sul progetto girato lo scorso anno, dove si può vedere anche il nuovo centro, allora in fase di ristrutturazione.