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Lunedì 28 Gennaio 2019
 
A Cuba, la provvidenza passa anche… da una copisteria!

La storia di una piccola impresa nata a Cuba con la collaborazione di EdC, che oltre a portare reddito agli imprenditori vuole aiutare l’intera comunità.

Yanelis e Ariam sono specializzati in informatica ma il loro lavoro non riusciva ad assicurare una vita dignitosa alle loro famiglie.

Grazie al supporto dell’Economia di Comunione, Yanelis ha avviato una piccola tipografia, tutta speciale. Qui infatti non si offre solo un lavoro di qualità, ma si offre anche un appoggio, per quel che è possibile, un posto dove poter usufruire di alcuni servizi anche a prezzi molto inferiori rispetto a quelli presenti altrove.

“Da quando è nata la tipografia – ci raccontano Yanis e Ariam – abbiamo sentito costante l’aiuto della Provvidenza. Infatti, quando ci sono momenti in cui mancano clienti o pensiamo che le cose comincino ad andare male, arrivano sempre nuovi ordini, oppure lavori importanti e clienti con molte richieste che ci permettono di recuperare i tempi di minore vendita, cosi possiamo coprire uno stipendio e accantonare qualcosa di riserva”. (altro…)


Lunedì 21 Gennaio 2019
 
I nostri doveri di umanità

Grazie Presidente Mattarella per ricordarci i nostri doveri di umanità.

Dal sito del Quirinale una frase scarna e semplicissima: “profondo dolore per la tragedia che si è consumata nel Mediterraneo con la morte di oltre cento persone, tra donne, uomini, bambini.” Stop.

In effetti cosa altro ci sarebbe da dire di fronte ad una tale tragedia? Purtroppo questi eventi così dolorosi sono ormai diventati motivo di polemica, del tutto indifferente alla storia dei singoli che ne sono involontariamente protagonisti, alle indicibili sofferenze che, come una infinita via crucis, deve percorrere chi fugge dalla miseria più terribile, da speranze negate, da persecuzioni, dalle tante forme di guerra e violenza settaria che affliggono innumerevoli paesi e popoli. Tutto questo ormai lo sappiamo benissimo, così come sappiamo benissimo cosa accade nella penultima tappa di questa orrenda via crucis: la sosta nei campi di concentramento e nei mercati degli schiavi in Libia. Negare, ma anche solo cinicamente sottovalutare ciò, non è forse altrettanto grave come negare la Shoah?

Che senso ha commuoversi per la morte piccolo Aylan, il bambino curdo siriano di pochi anni, vestito di rosso e riverso sulla spiaggia dell’isola greca di Coo, che nel 2015 divenne il simbolo della tragedia migratoria verso l’Europa? E del ragazzino maliano trovato cadavere in acqua con la sua pagella scolastica cucita nel vestito, efficacemente descritto da una recente vignetta giornalistica? Potrebbero benissimo essere figlio o nipoti nostri, e Dio non voglia che un giorno ciò possa effettivamente accadere anche a loro.

Il girare la testa dall’altra parte, oppure anche commuoverci per poi dimenticare il più rapidamente possibile, non ci richiamano invece ad una responsabilità non solo sociale e collettiva, ma anche personale? E questa responsabilità la dobbiamo esercitare con forza, intesa come determinazione ma senza aggressione verbale o polemica sterile, anche verso quella classe politica che maldestramente cerca consensi effimeri strumentalizzando queste sofferenze, fino al punto di fare pubbliche affermazioni insensate circa responsabilità degli operatori umanitari, e via discorrendo.

A chi ha dei dubbi, suggerisco con semplicità e pacatezza di provare a visitare e conoscere qualcuna di queste persone, andarle a trovare nei vari centri dove (coloro che sono sopravvissuti) si trovano in attesa di conoscere il loro destino, ascoltare le loro storie, condividere le speranze e portare con loro il carico di dolori dei loro popoli. Sarà poi il senso di umanità che ciascuno di noi si porta dentro, a suggerirci cosa altro fare, come giudicare eventi e responsabili civili, attribuire risorse e tempo libero, ed anche orientare il nostro voto nel momento nel quale saremo chiamati ad esprimerci.

Grazie Presidente Mattarella per averci ricordato il senso dell’umanità che ciascuna e ciascuno si porta dentro nel più profondo della coscienza.


Lunedì 14 Gennaio 2019
 
Siria, un paese che vuole rinascere

 

Una famiglia italiana incontra altre famiglie che ogni giorno si confrontano con il desiderio di ricostruire la propria terra.

“Qui in Siria, quasi ogni famiglia è provata, direttamente o indirettamente, dalla guerra e dalle sue conseguenze. C’è chi ha visto morire un marito, un fratello, un figlio. C’è chi non ha più notizie di un parente rapito. Tanti, soprattutto giovani, hanno lasciato la Siria perché qui non c’è futuro. Molti hanno perso la casa e sono profughi, o vivono da parenti o da amici, magari nelle montagne, lontano dalle città dove interi quartieri sono distrutti, o nei campi profughi in Libano e Giordania, o in Europa o in Canada…”

Lo sguardo che le famiglie della Siria ci hanno offerto del loro paese, in guerra dal 15 marzo 2011, è desolante.

Eppure gli occhi innocenti dei bambini, molti nati durante la guerra, sono pieni di speranza, anche se molte scuole sono distrutte e, si calcola, oltre due milioni di bambini quest’anno non potranno frequentare. Per questo sono fondamentali le azioni di sostegno scolastico, come quelle gestite dal Movimento dei Focolari in Siria, con l’aiuto di AMU e AFN, perché offrono a centinaia di bambini, ad Homs, Aleppo, Damasco, Kafarbo, Banias e Tartous un percorso educativo e ricreativo di grande valore. “I bambini non hanno bisogno soltanto di psicologi – ci ha spiegato Jean-Abdo Arbach, il vescovo di Homs – hanno bisogno di giocare, di giocare insieme, cristiani e mussulmani, perché nel gioco ritrovano serenità, fiducia in sé stessi, amicizia”. Quando i genitori si affacciano ai cancelli per riprendere i bambini ci si rende conto di come questa azione di sostegno educativo abbia anche un significativo ed inatteso ruolo sociale: le mamme, cristiane e musulmane, si incontrano, fanno conoscenza, dialogano, accendendo una sorprendente solidarietà fra famiglie così diverse.

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Venerdì 11 Gennaio 2019
 
Ad Aleppo si formano giovani siriani per assistere anziani e disabili

 Durante la guerra molti giovani siriani hanno lasciato il Paese per mettersi in salvo. Oggi un progetto vuole sostenere la formazione professionale e offrire un servizio di assistenza per anziani e  disabili rimasti soli.

Sei anni di guerra segna profondamente un territorio e un popolo, cambiando la fisionomia dei luoghi e la conformazione della società. In Siria, durante la guerra, si è assistito a una progressiva migrazione verso l’estero, soprattutto di giovani e famiglie, costrette a lasciare in patria anziani e disabili che non avrebbero sopportato il trasferimento. Queste persone oggi si ritrovano senza punti di riferimento e, molto spesso, in gravi difficoltà economiche.

Per questo, nell’ambito del programma “Emergenza Siria”, nasce il progetto per la formazione di Operatori socio-sanitari specializzati nell’assistenza di anziani e disabili. Questo permetterà di garantire una formazione professionale, da subito spendibile, a 30 giovani siriani di Aleppo e di offrire assistenza ad anziani e disabili soli.

Il corso, compreso di tirocinio, durerà 8 mesi e sarà tenuto da professionisti del settore.
Il costo per la partecipazione all’intero corso, di ciascun partecipante è di circa €800 – Con una donazione di €100 si potrà assicurare un mese del corso a un giovane disoccupato e l’assistenza a una persona anziana o disabile.

Scopri di più sul progetto e come sostenerlo


Giovedì 10 Gennaio 2019
 
Egitto – Nessuno nasce aggressivo! Mohamed torna a giocare con i suoi amici.

Mohamed è un ragazzo adolescente che frequenta il centro Kozkazah e il Progetto “Chance for tomorrow”, al Cairo in Egitto, grazie al quale è riuscito a modificare il suo atteggiamento aggressivo e a riconciliarsi con i suoi amici.

Quando Mohamed ha iniziato a frequentare il centro Koz Kazah, si scontrava spesso con i suoi amici attaccandoli sia verbalmente che fisicamente, provocando diffidenza da parte degli altri che, quindi,  lo cominciavano ad escludere per i giochi e le attività di gruppo.

Anche con l’aiuto degli insegnanti, Mohamed,  è stato inserito in un programma di sostegno psicologico per cercare di capire i suoi problemi e per capire come influissero sul suo comportamento, per poi provare a risolverli.

Ben presto è stato evidente che una delle principali problematiche del ragazzo era riconducibile al fatto che nessuno lo aveva mai trattato come una persona importante, valida e in grado di assumersi delle responsabilità.

Il suo terapista, allora, ha iniziato a responsabilizzarlo con piccoli compiti per metterlo alla prova. Al contrario di quanto faceva prima, davanti a queste richieste, si è rivelato gentile e responsabile. Non è passato troppo tempo che Mohamed abbia ritrovato fiducia in sé stesso, non avendo più un atteggiamento ostile e di difesa verso le alter persone e questo è bastato perché cambiassero i suoi comportamenti e le sue reazioni.

Mohamed si è anche offerto di aiutare gli educatori e gli insegnanti del centro KozKazah in diverse occasioni.

La cosa più bella, però, rimane che ora Mohamed è contento di stare in mezzo ai suoi amici e loro sono tornati ad accoglierlo e a condividere giochi e attività con lui.

Mohamed è diventato una persona sempre pronta a dare una mano, aiutando gli educatori e gli insegnati un po’ in tutto. Di solito aiuta i volontari ad organizzare cerimonie ed incontri promossi dalla Fondazione Koz Kazah.

Scopri di più sul progetto e come sostenerlo

[Foto di repertorio del progetto “Chance for tomorrow”]