News
Mercoledì 25 Marzo 2020
 
Fermiamo l’economia INCIVILE!

AMU sostiene l’appello di Scuola di Economia civile, Banca Etica, Pax Christi, Movimento dei Focolari Italia, Mosaico di Pace per fermare l’industria delle armi in questo momento drammatico per tutti

Comunicato stampa

Si ferma l’economia civile, ma quella incivile continua a lavorare

Il Decreto Nuove misure per l’emergenza coronavirus chiede un sacrificio molto grande non solamente ai cittadini e alla famiglie, ma anche alle aziende. Le aziende dell’Economia civile aderiscono con grande serietà al fermo delle loro attività e si stanno attivando in ogni modo per riuscire a salvaguardare la salute dei lavoratori e della cittadinanza.
A fronte di un impegno diffuso e sofferto e del costo economico che tante aziende dovranno pagare nei prossimi mesi, come portavoci di un tessuto sano di imprese civili e sociali, constatiamo che l’industria incivile delle armi potrà invece continuare a lavorare anche in questo momento drammatico. Come si legge nel Decreto, sono infatti “consentite le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del Prefetto della provincia ove sono ubicate le attività produttive”.

Ci pare un pessimo segnale, che denunciamo con forza.  In particolare continuerà la produzione degli F35 a Cameri (No). Un aereo che può trasportare anche bombe nucleari. Perchè accanirsi in questa direzione? Quali interessi ci sono dietro a questo progetto Con i soldi di un solo F35 (circa 150 milioni di Euro) quanti respiratori si potrebbero acquistare? Sappiamo di alcune industrie che stanno tentando di riconvertire almeno in parte la loro produzione.
Questa è la strada da percorrere.

Mentre lodiamo e sosteniamo il lavoro di medici e infermieri, mentre chiediamo soccorso ad altri Paesi che ci stanno sostenendo con l’invio di medici, prodotti di protezione medica, specialisti, mentre chiediamo ai cittadini di vivere nell’incertezza e nell’apprensione per il proprio lavoro, consentiamo alle fabbriche di armi di continuare a lavorare senza sosta.

Uniamo anche la nostra voce a quanto già denunciato da Sbilanciamoci, Rete della Pace e Rete Italiana per il Disarmo.
(https://www.disarmo.org/nof35/chiudere-subito-stabilimento-f35-industrie-armi)

CHIEDIAMO al Premier Giuseppe Conte di spiegare perché, in un momento così delicato per la storia italiana, sia consentita la produzione di armi.

CHIEDIAMO l’attenzione di tutti i parlamentari italiani che hanno dimostrato attenzione ai temi dell’economia civile, perché facciano sentire la loro voce.

CHIEDIAMO ai prefetti e ai sindaci dei comuni coinvolti dalla produzione di armi di tutelare il diritto alla salute dei lavoratori e delle loro famiglie. 24 marzo 2020

Scuola di Economia civile, Banca Etica, Pax Christi, Movimento dei Focolari Italia, Mosaico di Pace


Lunedì 23 Marzo 2020
 
Domande sulla Siria di oggi, per chi fosse interessato a capirci qualcosa.

[di Francesco Tortorella]

“Quando tutti pensano allo stesso modo, nessuno pensa molto” [Walter Lippmann]

Ciò che mi aspetto dal giornalismo è che ci aiuti a pensare, a capire.
Non mi aspetto risposte dal giornalismo. Siamo tutti abbastanza intelligenti per trovare da noi stessi le risposte, quando qualcuno ci aiuta a farci le domande giuste, e ci fornisce dati osservati nella realtà.
Le domande sono più importanti delle risposte: è la base della filosofia, la base dell’apprendimento, della pedagogia e dello sviluppo.

Quello che il giornalismo di massa sta facendo con la Siria, da questo punto di vista, è un lavoro poco utile a capire, controproducente rispetto alla nostra capacità di pensare.
Il giornalismo di massa, infatti – costretto da sistemi editoriali censori e politicamente corretti – ci sta dando risposte preconfezionate riguardo alle responsabilità della sofferenza della popolazione siriana. Ci sta dicendo che i siriani stanno soffrendo per responsabilità del loro presidente Assad e dei suoi alleati russi e iraniani.
A febbraio 2020 è anche uscito nelle sale cinematografiche italiane un documentario candidato al premio Oscar, intitolato “Alla mia piccola Sama”. Un documento straordinario, filmato in presa diretta durante alcuni mesi di guerra ad Aleppo, che fa questa stessa operazione: rispondere che la sofferenza dei siriani sia colpa di Assad; senza porsi domande, senza aiutarci a capire.
È questa l’informazione di cui abbiamo bisogno? Una (sola) risposta, senza alcuna domanda?

C’è una guerra in corso: da una parte il regime dittatoriale siriano e gli alleati russi e iraniani.
E dall’altra parte? Qualcuno lo sa? Qualcuno se l’è chiesto? Qualcuno ci sta aiutando a capirlo?
Assad un volto ce l’ha, ormai lo conosciamo tutti, e ognuno di noi sarebbe in grado di individuarlo. Dunque, una delle due parti confliggenti è chiaramente riconoscibile, anzi ha addirittura un nome e un cognome, Bashar Al Assad: operazione di per sé giornalisticamente ingenua e intellettualmente non onesta, perché chi conosce la politica sa bene che un capo di Stato non decide e non può decidere tutto, non governa e non può governare tutto. (altro…)


Giovedì 12 Marzo 2020
 
Il tempo di una comunione globalizzata

Carissime/i tutte e tutti amici dell’AMU,

sono certo che moltissimi di voi staranno vivendo un’esperienza inattesa, con preoccupazioni per la salute dei propri parenti (soprattutto quelli anziani, ma non solo loro), per il lavoro che inevitabilmente subirà cambiamenti e limitazioni, per la situazione dei propri figli o nipoti, e per tutte le altre conseguenze derivanti dal contrasto all’epidemia che sta minacciando la nostra comunità nazionale ed internazionale. In questi frangenti tutti noi dell’AMU ci sentiamo vicini e solidali, in particolare con coloro che vivono nelle aree dove per prima si è manifestata l’epidemia e che già hanno pagato un prezzo molto alto; ci pare doveroso un ringraziamento per il senso civico, che è poi la cura del Bene Comune che a noi tutti sta tanto a cuore, che avete dimostrato e che ci è di esempio ora che anche al resto dell’Italia è richiesto un sacrificio.

Quanto stiamo vivendo ci offre due opzioni: chiuderci nella ricerca spasmodica di protezione dei nostri interessi personali e familiari, oppure aprirci all’incontro con gli altri, riscoprire legami di comunità e generosità che nella frenesia dei tempi “normali” avevamo perso. Siamo certi che è la seconda opzione quella scelta da tutti, probabilmente con tante sorprese gratificanti di rapporti ravvivati o nuovi, la riscoperta dei valori semplici ma fondamentali della vita, ecc. Di tutto ciò ormai le nostre reti sociali traboccano e ci sostengono, e oggi tutto questo è possibile anche mantenendo le corrette distanze e i dovuti accorgimenti richiesti dal periodo straordinario.

Molti di voi avranno avuto modo di seguire l’ultima missione dei nostri Tamara e Francesco in Siria, con le impressioni forti che l’impatto con una guerra civile di tale magnitudine genera in chi arriva dall’esterno e, pur avendo seguito per anni gli aiuti e le persone coinvolte, quando si trova faccia a faccia con questa realtà ne rimane profondamente segnato. Sono fiducioso ed ottimista che il confronto con la situazione che stiamo vivendo in Italia, pur nella sua gravità e drammaticità, ci aiuterà a sconfiggere un altro “virus” molto più letale sebbene invertito da molti, quello dell’indifferenza o peggio del cinismo. Siamo grati a tutti voi per il vostro impegno personale e comunitario affinché la lezione di questa “globalizzazione della malattia” si trasformi in una comunione veramente globalizzata: ne abbiamo davvero bisogno, ancor più ascoltando i sinistri scricchiolii che arrivano dal mondo della finanza e dell’economia e che prospettano scenari cupi per il futuro.

Grazie ancora e contate sull’impegno di tutte e tutti noi dell’AMU

Stefano Comazzi – Presidente AMU


Mercoledì 4 Marzo 2020
 
Il festival delle ipocrisie – Siria

Certamente molti di voi avranno avuto modo di seguire gli aggiornamenti che quotidianamente Tamara e Francesco del Settore Progetti AMU stanno mandando dalla loro missione in Siria. Sono storie e testimonianze di persone semplici che dopo anni di guerra hanno ancora la forza ed il coraggio di guardare avanti, di sperare e di impegnarsi per se stessi, le proprie famiglie, il proprio popolo. Sono storie di gente comune, come noi, che è stata travolta da eventi tragici senza possibilità di evitarli e di difendersi, come capiterebbe anche a noi se una simile tragedia dovesse accaderci. E molti dentro questa tragedia hanno già passato nove lunghissimi anni di tormento e di vana attesa ancora incompiuta.

Allo stesso tempo da giornali e notiziari vari inizia a filtrare qualche altra informazione diversa da tutto quanto riguarda il Covid-19, e guarda caso si tratta di fatti relativi alla crisi della Siria: l’esercito nazionale siriano che (con l’appoggio russo) ha attaccato provocando perdite e danni, le forze militari turche (uno dei più forti eserciti della NATO) che qualche settimana fa erano penetrate in territorio siriano con il pretesto di creare una “zona cuscinetto” lungo il confine dell’area curda (sui reali motivi di questa invasione ci sarebbe parecchio da speculare). La risposta turca si preannuncia dura e rabbiosa, in termini militari contro i siriani ed in termini politici contro gli alleati europei (possiamo ancora chiamarli così?) della NATO rei di non averla sostenuta con sufficiente convinzione in questa avventura. Il bello è che la Russia, abilissimo giocatore su questi tavoli geopolitici fondamentali per rafforzare la sua sfera di influenza nella regione, è amica dei turchi quando si tratta di respingere le accuse del mondo occidentale per la violazione delle libertà e della dura repressione dopo il fallito tentativo di colpo di stato del 2016, fino al punto di vendere propri sistemi d’arma ad un paese NATO (in cambio di chissà quali segreti militari), ed al tempo stesso è alleata e protettrice del governo siriano contro tentativi di ingerenza occidentali che, coperti dall’ormai sempre più logoro e farlocco pretesto di lotta contro il terrorismo (scusa buona per tutte le stagioni e tutti i posti, senza aver mai veramente reso conto in modo serio ed obiettivo), vuole dividere il paese e mantenere il controllo delle risorse naturali di tutta la regione. Ma la Russia deve anche aiutare il governo siriano a difendersi dalla mire turche, e così con olimpica freddezza e formidabile spregiudicatezza riesce ad essere contemporaneamente amico del proprio nemico, e nemico del proprio amico. Tutto questo è realtà, non finzione scenica o trama di un romanzo di spionaggio !!!

(altro…)


Lunedì 2 Marzo 2020
 
Giornata Internazionale della donna – Una sfida intergenerazionale

La Giornata internazionale della donna è un momento importante per riflettere su quanto ciascuno di noi, singoli, gruppi e organizzazioni a vari livelli, possa sostenere la piena parità e dignità dei diritti e delle aspettative tra uomini e donne.

Il 2020 sarà un anno importante poiché, venticinque anni dopo la sua adozione, si potrà fare il punto rispetto agli impegni presi nella Dichiarazione e della piattaforma d’azione di Pechino, che ha stabilito obiettivi strategici per raggiungere la parità di genere in 12 aree, tra cui: donne ed economia, violenza contro le donne, donne e ambiente e donne in ruoli di leadership. Siglata nel 1995 oggi si sente l’esigenza di impostare azioni concrete per il futuro, all’insegna delle nuove sfide globali lanciate dalla sostenibilità, dalle nuove forme di emergenze globali e dalle guerre ancora in atto.

Non possiamo negare, infatti, che nonostante alcuni progressi, il vero cambiamento è stato stranamente lento e ancora non coinvolge tutte le ragazze e le donne del mondo che continuano a essere troppo spesso sottovalutate, sottoccupate se non sfruttate e sono poco coinvolte nelle decisioni famigliari o comunitarie.

Il tema lanciato dalle Nazioni Unite “I am Generation Equality: Realizing Women’s Rights” esprime la necessità di unire e coinvolgere, in questo percorso verso la piena dignità e parità, generazioni diverse.

In tutti i suoi progetti, l’AMU, pone tra i suoi obiettivi il rafforzamento della partecipazione femminile alla vita della comunità, attraverso il supporto alla formazione, al lavoro e a percorsi sulla consapevolezza di sé, sulle proprie capacità e sui propri diritti.