Venerdì 21 Giugno 2019
 
Viva la sincerità (ovvero perché mettere la volpe a guardia del pollaio).

*di Stefano Comazzi – Presidente AMU – Azione per un Mondo nito Onlus

Leggo con stupore (ma nemmeno troppo) l’articolo di Info-cooperazione (purtroppo non ho trovato il testo integrale dell’intervista a Daniel Hitzig di Alliance Sud) sulla crisi dei finanziamenti alle ONG ed organizzazioni umanitarie svizzere che, causa tagli dei fondi e “concorrenza dall’estero” (sic), sono costrette a massicci licenziamenti di personale, accorpamenti e finanche chiusure. E tutto ciò in quello che era considerato una sorta di paradiso per queste organizzazioni (e non solo per queste, anzi …). Significative le affermazioni di Hitzig riportate nell’articolo, dove parla di stanchezza da parte dei donatori, nonostante una generale estrema professionalità nella raccolta fondi e della “credibilità” quale soluzione per farvi fronte. Vi è poi una nota sul taglio netto dei finanziamenti della Commissione Europea alle ONG elvetiche di emergenza e, ciliegina sulla torta, un taglio dei finanziamenti di 2,5 milioni di Franchi anche da parte del governo federale in omaggio alla sana politica del “prima gli svizzeri”, per cui se non ci sono i soldi per le pensioni, non bisogna sprecare risorse pubbliche per infruttuosi aiuti esteri.

Sono molte le considerazioni che potremmo trarre da queste prime notizie, per quanto sarebbe necessario poter leggere per intero il testo dell’intervista. È pacifico che, fatta salva la buona fede e l’impegno personale di alcuni che lavorano in queste organizzazioni, a livello di questo sistema i valori della solidarietà e fraternità sono solo parole vuote: si soffre della concorrenza di altri soggetti che in omaggio al principio “piatto ricco, mi ci ficco”, sono venuti in Svizzera per aumentare la loro raccolta fondi, ma che alla fine, per la crisi generale e per la stanchezza dei donatori, hanno saturato il mercato. Ora bisogna correre ai ripari e professionalizzare ancor più le tecniche di raccolta fondi e sbaragliare la concorrenza puntando sulla credibilità verso i potenziali donatori. La mia impressione è che alla fine sia la stessa cosa del vendere automobili di lusso, o profumi o qualsiasi altro genere di beni o servizi destinati ad un pubblico ricco e raffinato (almeno nelle apparenze). Non vi sorge il dubbio che possa anche trattarsi di vendere qualche buona causa per tacitare coscienze inquiete, o per ripulire l’immagine offuscata di qualche società o marchio rinomato?

Ovviamente tutto ciò non riguarda i tanti cittadini svizzeri che con generosità, impegno e dedizione vivono con coerenza una scelta di vita aperta alla solidarietà e fraternità universale e si adoperano concretamente con azioni a livello popolare e comunitario per sostenere tantissime iniziative di questo tipo. È piuttosto il sistema complessivo, che non è solo svizzero, ma generale, che ha trasformato il valore della solidarietà internazionale in un buon affare quando tutto andava per il meglio e che ora, in tempi di ristrettezze e difficoltà, corre ai ripari. E su questo possiamo dire che almeno non ci si è nascosti dietro ad altri falsi alibi, ma nel corrente clima politico si ritiene conveniente buttare la verità in faccia all’opinione pubblica: ecco perché viva la sincerità (che a mio sommesso avviso invece prima era mascherata e distorta).

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Martedì 18 Giugno 2019
 
Tanti modi per fare scuola a Homs

Al centro “Generazione di Speranza”, il dopo scuola di Homs, gli ultimi mesi sono stati dedicati alla preparazione degli esami. E sono tutti andati alla grande, con grande gioia dei ragazzi, delle famiglie e degli operatori che li hanno accompagnati.

Ma non solo attività legate allo studio, al centro di Homs si possono fare anche nuove esperienze di vita. Come la visita alla casa degli anziani a Bab al-Sebaa dei ragazzi di sesta elementare. Tra risate, lunghe chiacchierate, momenti di condivisione e affetto, l’interazione e il rapporto che si sono creati con gli ospiti della casa sono stati importanti occasioni di crescita per i ragazzi.
Oggi si vuole creare un fondo, sostenuto anche dagli insegnanti, per moltiplicare queste attività che formano i ragazzi, anche oltre l’aspetto scolastico.

Anche gli insegnanti continuano a crescere seguendo corsi di formazione che li aiutano nell’approccio verso l’insegnamento e i ragazzi. Il modulo “Tecniche di supporto psicologico per l’apprendimento attivo” ha permesso loro di tornare al lavoro con molte nuove idee per stimolare i bambini e rendere lo studio e l’apprendimento meno pesanti o noiosi. Una delle attività prevedeva, ad esempio, di preparare delle pitture murali con scritta una regola da applicare all’interno della classe. In questo modo, le “regole” sono scelte insieme e sempre insieme si sta attenti che tutti le applichino.

Per sostenere il centro “Generazione di Speranza” di Homs e gli altri progetti del programma “Emergenza Siria” basta cliccare qui

 

 

Mercoledì 12 Giugno 2019
 
Contro il lavoro minorile – I bambini non devono lavorare nei campi, ma nei sogni!

Oggi, 12 giugno, è la Giornata Mondiale contro il lavoro minorile, una piaga che coinvolge ancora 152 milioni di bambini e ragazzi, più della metà, 73 milioni, addirittura impiegata in lavori pericolosi (fonte ILO https://www.ilo.org/global/topics/child-labour/lang–en/index.htm).
Molti di questi bambini vivono nelle zone più difficili del pianeta, dove sono la povertà, le crisi ambientali, le guerre a costringerli al lavoro, distruggendo così il loro diritto a un’infanzia serena. Privare un bambino del gioco, della spensieratezza, della fantasia, significa togliere loro aspetti importanti per una crescita equilibrata e serena. Obbligare i bambini a lasciare gli studi per dover contribuire al sostentamento economico della propria famiglia, significa relegarli per sempre a situazioni di marginalità e oppressione.

economico della propria famiglia, significa relegarli per sempre a situazioni di marginalità e oppressione.

Essere bambini, con tutto quello che ne comporta, è un diritto. Per questo lo sfruttamento del lavoro minorile (vietato in Italia dalla legge L.977 del 1967), lo definisce come: “L’attività lavorativa che priva i bambini e le bambine della loro infanzia, della loro dignità e influisce negativamente sul loro sviluppo psico-fisico. Esso comprende varie forme di sfruttamento e abuso spesso causate da condizioni di estrema povertà, dalla mancata possibilità di istruzione, da situazioni economiche e politiche in cui i diritti dei bambini e delle bambine non vengono rispettati, a vantaggio dei profitti e dei guadagni degli adulti”.

Anche l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite  impegna i Paesi ad adottare misure adeguate per eliminare le peggiori forme di lavoro minorile entro il 2025.  

AMU è impegnata da sempre nella tutela del diritto all’infanzia, cercando di intervenire con programmi di istruzione e svago rivolti a quei ragazzi che vivono situazioni di vulnerabilità, come i bambini e adolescenti che ancora subiscono le conseguenze del terremoto in Ecuador, della guerra in Siria o che vivono nelle periferie del Cairo, in Egitto.

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