La costruzione della nuova rete idrica nella provincia di Cibitoke (Burundi) è artefice di un cambiamento mai avvenuto prima in questo territorio. E anche la vita di chi partecipa o ha partecipato ai lavori risente di questa ondata positiva di sviluppo locale in Burundi. Tutto merito del progetto Acqua fonte di vita e sviluppo, avviato dall’AMU, in collaborazione con il partner locale CASOBU, e con il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Progetto che ha già mobilitato, dall’inizio dei lavori, 2.159 persone, impiegate come manodopera con contratti regolari e un lavoro dignitoso.
Cantiere, nuove competenze e nuove prospettive
I lavoratori — uomini e donne — hanno partecipato in particolare alla preparazione dei terreni, allo scavo delle trincee, alla posa dei tubi, al recupero di vecchie strutture e alla costruzione di nuove infrastrutture per garantire l’accesso all’acqua potabile.
C’è un dato di cui si parla poco, in questi casi, ma che — invece — è altrettanto importante della distribuzione d’acqua: la formazione professionale e le nuove competenze acquisite da ogni singola persona.
Per Venant Haragakiza, il cantiere è stato un’opportunità per imparare, soprattutto nella preparazione del calcestruzzo e nell’assemblaggio dei tubi. Quanto ha guadagnato gli ha permesso di acquistare una bicicletta che facilita i suoi spostamenti quotidiani. “Sono i primi frutti del lavoro svolto”, spiega parlando dei suoi acquisti.L’esperienza di Pierre Kubwabo evidenzia un altro aspetto del cantiere.
Per lui, partecipare alla costruzione della rete idrica è un modo per contribuire allo sviluppo del Burundi e della sua collina, la sua comunità. Al di là del salario, la leva motrice è stata la volontà di prendere parte a un’opera collettiva che risponde a un bisogno essenziale della popolazione. Le comunità coinvolte hanno accettato di mettersi in gioco per scommettere sul proprio sviluppo sostenibile, sociale ed economico.
Un nuovo orizzonte per l’emancipazione femminile
Anche le donne hanno portato il loro contributo nei cantieri, segnando un importante passo avanti per l’inclusione femminile. Reclutate principalmente come aiuto per i manovali, hanno affiancato i muratori nelle loro attività quotidiane, partecipando così anch’esse alla costruzione delle infrastrutture idriche. Orgogliose d’aver potuto dimostrare le proprie capacità e d’aver preso parte a pieno titolo a un’iniziativa di cooperazione internazionale portatrice di cambiamento, Emelyne e Scholastique raccontano cosa hanno ricevuto da questa avventura, sia sul piano personale che su quello familiare.
Per Nahimana Emelyne, essere stata assunta come manovale rappresenta molto più di una semplice opportunità di guadagno: “Siamo spesso messe da parte, pur essendo perfettamente in grado di lavorare. Questa esperienza mi ha fatto sentire capace e offerto l’opportunità di aprire nuovi orizzonti per lo sviluppo della mia famiglia”.
Anche Scholastique Nibogora ha partecipato ai lavori come manovale, nonostante alcune difficoltà legate agli orari del cantiere: “Grazie a questo lavoro, il reddito familiare è aumentato. Ho potuto soddisfare alcuni bisogni essenziali per la casa e ho persino investito nell’acquisto di una capra”.
Queste donne, e con loro tutte le altre che hanno partecipato ai cantieri con diverse mansioni, hanno visto riconosciute — per la prima volta — le loro capacità. Cosa che ha rafforzato la fiducia in se stesse e le ha rese consapevoli di “valere” a livello professionale in un settore finora accessibile quasi esclusivamente agli uomini.