Tra le azioni sostenute dall’AMU a supporto degli sfollati in Libano, c’è il sostegno alle famiglie e ai giovani dopo la ripresa dei bombardamenti nel Paese da parte di Israele il 2 marzo 2026. Questa è la storia di un ragazzo che ha trovato accoglienza nella Casa Sant’Anna sulle colline a nord-est della città di Beirut, uno studente di Informatica di ventun anni arrivato proprio nei primi giorni dell’emergenza.
Quando la guerra è divampata spingendo migliaia di persone a fuggire dalle proprie abitazioni, la Casa Sant’Anna ha aperto le sue porte senza esitare. Il centro è diventato un luogo in cui ricostruire la dignità, ritrovare serenità e riscoprire il valore della fraternità.
Prima la fuga, poi la reciprocità: l’aiuto tra gli sfollati in Libano
Fin da subito, il ragazzo ha scelto di trasformare il dolore dell’abbandono della propria casa in un gesto di reciprocità: “Mi sono offerto volontario per servire le persone e soddisfare i loro bisogni”, racconta. “Ho scelto di dare una mano in cucina per occupare il tempo in modo produttivo e preparare il cibo per tutti”. Insieme agli operatori della struttura, il suo impegno quotidiano ha contribuito a creare un clima di collaborazione operosa.
Se la copertura dei bisogni primari — un alloggio sicuro, pasti caldi quotidiani e prodotti per l’igiene — ha garantito la salvezza materiale, è stato il calore umano a fare la vera differenza. “Il sostegno emotivo ha cambiato tutto”, spiega F. “Essere circondato da amici e volontari premurosi ha creato un’atmosfera rassicurante, che ci ha aiutato a ridurre lo stress e a farci sentire meno isolati in momenti così duri”.
Nonostante sia forte il sentimento di incertezza per il futuro, la vita comunitaria a Casa Santa Anna ha permesso di far nascere legami indissolubili: “Incontrare nuove persone e stringere nuove amicizie ha avuto un impatto incredibilmente positivo su di me. Siamo diventati come un’unica famiglia”, confessa il giovane.
Un’esperienza che ha trasformato il modo in cui d’ora in avanti F. guarderà al mondo: “Mi ha insegnato ad apprezzare le cose semplici, come la sicurezza e la comunità, infondendomi una speranza duratura e rafforzando la mia fede in Dio”.
A chi sostiene le attività di accoglienza attraverso la propria generosità, F. rivolge parole di profonda gratitudine: “Voglio ringraziare tutti di cuore. Le donazioni non ci hanno fornito solo cibo e beni essenziali; ci hanno donato sicurezza, speranza e la consapevolezza di non essere soli”.