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Medio Oriente
 

Si chiama Elhami, è un artista egiziano emigrato negli Stati Uniti e tornato a Il Cairo alcuni anni fa per lavorare per lo sviluppo del proprio Paese.

Vedendo la disaffezione dei propri concittadini nei confronti della città, manifestato anche dal degrado e dalla scarsissima cura per gli spazi comuni, oltre alla non conoscenza della propria cultura e tradizioni, Elhami decide di far partire insieme alla Fondazione Koz Kazah il progetto “Appartengo” con lo slogan “colora e ama il tuo paese!”.

Con il progetto si vuole trasmettere lo spirito di appartenenza alla comunità, far conoscere la propria storia millenaria. Si incoraggiano le persone a lavorare insieme ed a partecipare alla pulizia della strada o del quartiere in cui vivono per lasciare ai loro figli un ambiente più pulito e quindi più sano.

I murales che vengono dipinti sono quadri di famosi artisti egiziani che sono stati coinvolti nel progetto e hanno dato il loro consenso a riprodurli sui muri della città e davanti alle scuole ed agli ospedali. Con l’iniziativa “Conosci il tuo paese”, si organizzano gite per far toccare con mano la propria storia affinché il senso di appartenenza sia sempre più forte, conoscendo il proprio passato.

Vogliamo quindi sostenere questo progetto che, pur non rispondendo a delle immediate necessità materiali, crea le premesse per uno sviluppo duraturo.

 


La crisi che nel 2011 ha colpito la Siria si è trasformata in un vero e proprio conflitto civile; siamo giunti al quinto anno e i numeri di questa guerra non migliorano.
Oltre 200.000 le vittime tra i civili, e gli sfollati all’interno dei confini siriani sono oltre 12 milioni. A questi si aggiungono gli oltre 3,5 milioni di profughi rifugiati nei Paesi confinanti: Turchia, Giordania, Libano, Iraq ed Egitto.
In Siria, l’economia nazionale è gravemente colpita, la perdita progressiva del lavoro per la chiusura di molte fabbriche, il crollo del commercio e l’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, soprattutto gasolio e gas, rendono drammatica la vita per tante famiglie ed estremamente inquietante il futuro.

Le necessità sono molte, riguardano la sopravvivenza per coloro che hanno dovuto lasciare la propria casa e sono sfollati senza più capacità di mantenersi autonomamente, la continuità nell’istruzione dei bambini e giovani, la possibilità di accedere a cure e medicamenti almeno per i casi più gravi, la perdita dei posti di lavoro e dei beni famigliari, ecc. Dove e come possibile, i membri delle comunità del Movimento dei Focolari sono impegnati in tutte queste azioni, aiutandosi vicendevolmente e sostenendo le diverse attività di parrocchie ed altre comunità sparse in diverse città del paese.
Per il futuro si pensa di continuare con le attività di assistenza nelle varie città del paese (Damasco, Aleppo, Homs, Machta El Helou, Hama, Banias, ecc.) dove già dal 2012 in vari modi sono state attivate.

La finalità della nostra azione è duplice.
– Il primo obiettivo, più tangibile, è quello di provvedere affinché le famiglie degli sfollati e dei profughi ricevano un’accoglienza dignitosa e, nella loro situazione di incertezza, trovino protezione e sicurezza.
– Il secondo obiettivo, più ampio ed ugualmente importante, è quello di consolidare i rapporti pacifici fra persone e popolazioni diverse, per favorire il processo di riconciliazione.
Pur nell’incertezza della guerra e degli imprevisti che ne derivano, vi è una forte volontà di riprendere una vita “normale”, e questo principalmente attraverso l’avvio di attività generatrici di reddito, secondo i talenti e le capacità che ciascuno può mettere in atto; oltre agli aiuti di emergenza l’AMU sosterrà tutti questi sforzi.

COME PARTECIPARE:
Contributi di qualsiasi importo possono
essere inviati all’Associazione
Azione per un Mondo Unito – Onlus,
Via Frascati n. 342
00040 Rocca di Papa (RM)
– c/c Banca Popolare Etica, Filiale di Roma
IBAN IT16G0501803200000000120434
SWIFT: CCRTIT2184D
Causale: EMERGENZA SIRIA

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PROGETTO 2010

In Egitto il lavoro minorile è una vera emergenza sociale: lavorano più di 2 milioni di bambini tra i 7 e i 15 anni, su una popolazione di circa 80 milioni di abitanti. Molti di loro sono costretti a lasciare la scuola per sostenere la famiglia; altri – quando la scuola è di basso livello – l’abbandonano perché privi d’interesse, preferendo lavorare. Al Cairo, i bambini che lavorano si trovano frequentemente a vivere in strada, esposti a varie forme di violenza e con il pericolo di contrarre gravi malattie.

La fondazione “Koz Kazah” (che in arabo significa “Arcobaleno”) opera al Cairo con l’obiettivo di promuovere il dialogo a tutti i livelli, realizzando progetti per la promozione umana, il diritto all’infanzia, lo sviluppo socio-economico della popolazione. Nel 2007 ha dato inizio al progetto: “Ragazzi a rischio”, destinato ai ragazzi che vivono e lavorano in strada. Scrivono i responsabili di Koz Kazah (Hanaa Kaiser e Joseph Assouad):

“Siamo partiti con 50 bambini che lavoravano in ambienti a rischio, nel quartiere di Shubra, al Cairo, con lo scopo di sganciarli dal lavoro e farli tornare a scuola. Cercando di comprendere le loro situazioni personali e di costruire un rapporto con loro giorno per giorno, ci siamo accorti che ciò era quasi impossibile. Il lavoro infatti è sorgente di sostegno per le loro famiglie. Spesso appartengono a famiglie disunite che non assicurano le condizioni per tornare a scuola. Abbiamo perciò modificato il nostro metodo di intervento, cercando di incontrarli nel giorno in cui sono liberi dal lavoro, per coinvolgerli in programmi alternativi come sport, alfabetizzazione, lavori artistici, discussioni e lezioni su vari argomenti (etica, igiene, valori…). Per le varie attività utilizziamo un locale che i Salesiani ci hanno messo a disposizione. Nel programma è compreso anche un pasto caldo.
È bastato andare fra di loro ed invitarli per una mattinata insieme per ottenere un grande consenso… è nato così il “Club” (così qui vengono chiamati i luoghi di ritrovo e svago).
Il rapporto con le famiglie è molto importante e lo curiamo con riunioni, feste e anche attraverso visite nelle loro case. Mettiamo in rilievo e valorizziamo le capacità dei loro ragazzi e cerchiamo insieme soluzioni adatte per il loro bene. Spesso è stata una sorpresa per alcuni genitori scoprire i talenti dei propri figli.
Abbiamo già notato nei ragazzi dei grandi cambiamentii. All’inizio infatti litigavano tra di loro per qualsiasi motivo, ora invece cercano di rispettarsi e di accettarsi come sono, seguendo la disciplina proposta. E’ nata l’amicizia, la fiducia reciproca. Alcune settimane fa, due ragazzi ci  hanno chiamato in fondazione e ci hanno chiesto un aiuto per tornare a scuola…”

Dopo un primo finanziamento, il progetto è andato avanti con il supporto volontario degli educatori e con piccoli contributi privati, tuttavia non sufficienti a svolgere tutte le attività previste.

Nel 2010 si vogliono coinvolgere i ragazzi in attività di autofinanziamento del Club: un modo per autosostenersi, ma anche per responsabilizzarli, in modo che non si instaurino atteggiamenti di attesa non costruttiva. Il contributo richiesto all’AMU, pari a € 10.700,00, sarà utilizzato per acquisto di indumenti e alimenti, per materiale formativo e per la realizzazione di alcune attività educative e ricreative (campeggi, visite culturali, iniziative sportive).

PROGETTO 2011

Grazie al positivo bilancio del progetto nel 2010 (147 ragazzi passati dal Club, di età compresa fra gli 8 e i 18 anni, con una media di 25/30 presenze a settimana per 52 incontri) si è deciso di proseguirlo nel 2011, offrendo le stesse opportunità anche ad altre categorie di giovani: ragazzi che studiano e ragazze.

Da un’analisi del territorio, infatti, ci si è resi conto che il livello di insegnamento delle scuole pubbliche è tale che molti ragazzi del quartiere Shubra, pur frequentando la scuola, sembrano non avere alcun tipo di istruzione.

Alcuni di loro, per frequentare il Club, hanno finto di essere bambini lavoratori!

Si è cosi pensato di dare anche a loro la possibilità di accedere alle attività formative del Club, per sopperire almeno un po’ alle carenze scolastiche.

Si è inoltre deciso di aprire un secondo club per bambine e ragazze provenienti da famiglie molto povere. A differenza dei ragazzi che sono sempre per strada, le ragazze solitamente frequentano la scuola. Dopo la scuola, non avendo accesso a nessun tipo di lavoro, rimangono in casa ad occuparsi dei fratelli minori e delle faccende domestiche, con l’unica prospettiva del matrimonio. Spesso le ragazze che crescono in una famiglia povera e numerosa rappresentano un peso perché non possono lavorare.

Il 20 febbraio 2011 si è inaugurato il club Bent Msre: Figlia dell’Egitto, con le prime 30 ragazze. Alcune mamme hanno dato la loro disponibilità ad aiutare… Questo apre la strada anche ad una futura ed importante attività di lavoro con le donne del quartiere.

PROGETTO 2012/2013

Continua  l’impegno a favore delle ragazze e dei ragazzi del quartiere Shubra del Cairo: minori tra 5 e 15 anni, per lo più lavoratori e con condizioni famigliari estremamente difficili.

Visti i frutti di questi anni,  si è dato avvio anche ad alcuni corsi di formazione professionale: elettricista e falegname per i ragazzi, sartoria per le ragazze.