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Medio Oriente
 

Le scuole pubbliche e private del paese non sono in grado di ammettere i bambini sordi tra i loro studenti. Esisteva un centro del governo che offriva questo servizio, ma senza la strumentazione necessaria, e un paio di centri a pagamento molto costosi che offrivano solo lezioni di fonetica.

La Scuola «EHIS» ad Aleppo, ha iniziato la sua attività nel settembre 2005 nel convento dei Gesuiti «San Wartan», con 3 studenti. Oggi, AMU ha deciso di sostenere questo progetto con i 75 bambini in riabilitazione che frequentano il centro e i 30 impiegati tra professori, assistenti e operai.

Il centro EHIS costituisce un importante punto di riferimento per le famiglie e offre la possibilità concreta di inclusione per i ragazzi.

Attività e beneficiari:
Corsi scolastici ed attività extra scolastiche per 75 bambini sordi.

Le attività dell’istituto garantiscono un lavoro e un reddito mensile a 30 persone.

 

La guerra civile siriana, o crisi siriana, ha avuto inizio il 15 marzo 2011. Da quella data sono seguiti anni di guerra che hanno martoriato il Paese e hanno portato gravi ripercussioni sulla società siriana, psicologicamente, economicamente e socialmente.

In questi anni chi ha perso il lavoro è stato costretto a spendere tutti i risparmi per sopravvivere e curarsi; in molti hanno dovuto abbandonare la propria casa spostandosi in altre zone che subiscono tutti i problemi relativi alla sovrappopolazione.

Tante famiglie sfollate o al di sotto della soglia di povertà sono state costrette a muoversi in zone popolari lontane dal centro città, spesso non raggiunte da organismi o associazioni umanitarie, ritrovandosi isolate e senza nessun aiuto.

Uno degli aspetti più critici è la forte carenza dell’assistenza medica e sanitaria a causa dell’immigrazione dei medici all’estero, per la situazione economica in generale e per l’embargo imposto da anni, (che porta alla mancanza delle materie prime necessarie alla produzione di farmaci con relativo aumento dei prezzi).

In questi anni AMU è stata presente nei territori più colpiti con diverse azioni del PROGRAMMA “EMERGENZA SIRIA” declinato in progetti di Assistenza socio-sanitaria; progetti di Sostegno al reddito delle famiglie; progetti di Educazione e formazione per ragazzi e progetti di Formazione e inserimento lavorativo.

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Il costo totale del Programma per il 2018 è di €293.138,33

Il contributo totale a carico di AMU, da reperire attraverso le donazioni è di € 241.586,2

 

 

 

Progetto: “Assistenza socio-sanitaria”a HOMS

Progetto: “Fisioterapia funzionale per feriti di guerra” a HOMS

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Progetto: “Assistenza socio-sanitaria” a KAFARBO

 

 

 

Progetto: Sostegno educativo e formativo” a HOMS

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Progetto: “Bayt al Atfal” casa dei Bambini. Un dopo scuola per ragazzi della 4 media.” a Damasco

Progetto: “Scuola EHIS per sordi ad ALEPPO”

 

 

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Progetto: “Emergenza Famiglie Siria” per tutelare il diritto all’alimentazione, alla salute e alla casa delle famiglie  di Damasco, Aleppo, Homs, Kafarbo, Banias e Tartous.

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Dall’agosto del 2014 migliaia di iracheni si sono diretti in Giordania, a seguito del diffondersi in Iraq del cosiddetto Stato Islamico (IS), che ha messo a rischio le persone appartenenti a gruppi religiosi minoritari. Molti hanno dovuto lasciare le loro case, terre e sogni per dirigersi verso zone più sicure del Paese. Altri, in cerca di aiuti e maggiore stabilità e sicurezza, si sono riversati in Giordania.
Secondo le Nazioni Unite (UNHCR), gli iracheni registrati in Giordania a settembre 2016 erano 59.196. La maggior parte di essi vive ad Amman (89,6%,). Il 9,4% sono anziani, il 56,8% adulti e il 33,8% bambini.

Da alcuni anni la Giordania accoglie anche profughi siriani in grandissimo numero (nel 2016 erano oltre 600 mila). Il governo ha identificato l’emergenza siriana come la più grave, rispetto a quella di altri profughi, e dà loro la possibilità di lavorare in 3 settori: costruzioni, agricoltura e nettezza urbana. Le stesse possibilità non sono date ai profughi iracheni registrati in Giordania, che non hanno diritto a contratti di lavoro regolari. Pur di ottenere qualche forma di remunerazione, lavorano in nero, sottopagati e sfruttati, con il rischio anche di alimentare il lavoro minorile. I rifugiati iracheni possono lavorare come dipendenti solo dentro le strutture delle chiese, e soltanto “a giornata”.

Dall’inizio di questa emergenza, nel 2014, la Caritas Giordania (CJ) con il contributo del governo locale e in collaborazione con la chiesa cattolica e altre organizzazioni sul territorio, è riuscita a dare un supporto per l’alimentazione, l’abitazione, la salute, l’educazione informale, la protezione legale, ecc. a circa 3.500 famiglie (quasi 12 mila persone) di profughi iracheni. Oltre alla prima emergenza, da diversi anni la Caritas si occupa di loro anche con progetti di formazione.
L’AMU ha deciso di avviare una collaborazione con la Caritas per sostenere proprio questo aspetto. A novembre 2016 è iniziato un nuovo progetto di formazione rivolto a 150 rifugiati iracheni e a 45 giordani in condizioni di vulnerabilità. Negli ultimi mesi, il progetto iniziale si è ulteriormente ampliato, con l’obiettivo di fornire concretamente ai beneficiari i mezzi per poter diventare economicamente autosufficienti.

Le principali attività previste dal progetto sono:

  • Corso di base su nozioni sanitarie e culturali legate al contesto in cui si trovano i rifugiati.
  • Formazione mirata per rafforzare le capacità personali, come le conoscenze linguistiche ecc.
  • Corsi pratici e teorici direttamente finalizzati alla ricerca di lavoro o all’avvio di attività in proprio.
  • Formazione ed accompagnamento per rafforzare le capacità imprenditoriali.
  • Fornitura di equipaggiamento e supporto tecnico per l’avvio di microprogetti.
  • Selezione di 100 beneficiari per un lavoro di 50 giorni in un periodo di 6 mesi (con pagamento a giornata).

Recentemente la Caritas Giordania ha avuto in dono un terreno con 640 ulivi, due serre e un pozzo per l’irrigazione, con accanto una struttura con ampi spazi a disposizione. È qui che si concentreranno ora le attività di formazione, precedentemente svolte nelle città di Amman, Zarqa, Balqa e Madaba.
Sul terreno sono stati installati alcuni container destinati a vari microprogetti, fra cui la lavorazione derivante dalla raccolta delle olive, sia di carattere alimentare che cosmetico. Nel tempo si potranno coltivare anche viti e, nelle serre, erbe officinali, e si sta lavorando per trasformare l’agricoltura in biologica.
Inoltre si è avviata un’attività di falegnameria per la produzione di mobili da esterno realizzati con vecchi bancali: l’inizio è promettente e si prevede che possa essere una buona attività generatrice di reddito. Nel tempo e con un opportuno investimento iniziale, i vari microprogetti dovrebbero consolidarsi e dare lavoro stabile ad un centinaio di persone.

 

Il progetto triennale Chance For Tomorrow nasce per dare continuità e consolidare le attività educative e formative portate avanti da circa 8 anni dalla Fondazione Koz Kazah nella comunità di Shubra, uno dei quartieri più popolosi del Cairo.
La fondazione è impegnata nel lavoro con gli ultimi nelle zone più periferiche della capitale egiziana. Tra i principali obiettivi delle loro attività c’è il contrastare l’evasione scolastica dei ragazzi, promuovere la partecipazione femminile al dibattito pubblico e incoraggiare le ragazze e le donne ad accedere a percorsi educativi e professionali, sviluppando le loro capacità personali (vedi ad esempio le schede progetto “Ragazzi a rischio” e “Donna educatrice di Pace“).

Le dimensioni assunte dall’impegno crescente di Koz Kazah e la risposta positiva che i programmi precedenti hanno trovato nella popolazione locale, rendono oggi necessario un rafforzamento di capacità dell’organizzazione, al fine di migliorare l’efficacia e la qualità dei servizi offerti alla popolazione e renderli stabili e continuativi nel tempo.
Per questo, all’iniziale gruppo di volontari si sono aggiunte progressivamente alcune figure professionali e di coordinamento.
Per le attività di artigianato già avviate con il gruppo delle donne (lavorazione del vimini, cucina, catering e stampa ecologica), il nuovo progetto incoraggerà l’inserimento nel mondo del lavoro di alcune di loro attraverso stage svolti in aziende del territorio.

Per garantire la sostenibilità e la qualità del progetto si rafforzeranno anche le competenze e le capacità di chi da anni, anche a titolo volontario, ha scelto con entusiasmo e dedizione di dedicarsi al lavoro nella Fondazione.

Crediamo che tutta la ricchezza di esperienze maturata da Koz Kazah coi ragazzi di Shubra, nata dalla condivisione e dal dialogo tra generazioni e religioni, possa ispirare altre comunità di giovani e adulti a crescere e lavorare assieme.
A questo proposito, abbiamo pensato di fare insieme a Koz Kazah qui in Italia dei laboratori di Educazione allo Sviluppo, per incontrare nei prossimi tre anni alcuni istituti scolastici del territorio di Roma e Provincia.
Sarà un’occasione per condividere momenti di intercultura e co-sviluppo, scambiando esperienze e  sensibilità reciproche, un piccolo ponte di fraternità sul Mediterraneo.

Attività previste

  • Incontri di formazione settimanali per favorire l’inclusione sociale e le relazioni familiari di donne, ragazzi e ragazze
  • Organizzazione di attività ludiche e ricreative, gite e campi scuola formativi
  • Creazione di gruppi di auto mutuo aiuto e di un servizio di assistenza psicologica
  • Realizzazione di corsi di formazione sulle tecniche di stampa ecologica, di taglio e cucito, di cucina e catering e lavorazione artigianale del vimini
  • Orientamento e accompagnamento all’inserimento lavorativo delle donne
  • Percorsi formativi e di rafforzamento delle competenze per il personale di Koz Kazah
  • Realizzazione di 18 laboratori di educazione allo sviluppo in istituti scolastici in Italia, in collaborazione con Koz Kazah

 

Il progetto è cofinanziato da CEI – Conferenza Episcopale Italiana 

 

 

 

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Il progetto “Donna educatrice di pace” rappresenta il seguito del progetto “Ragazzi a rischio”, come ci raccontano dalla Fondazione Koz Kazah, nostra controparte locale per i progetti in Egitto.

«Nel 2013 abbiamo voluto dare particolare sostegno alle attività realizzate con le donne del quartiere Shubra. Inizialmente ci guardavano con sospetto, lasciavano che i figli venissero al centro per avere almeno un pasto, ma credevano che ci fossero secondi fini.

Piano piano, vedendo il nostro modo di lavorare e di ascoltarle, e il farci carico delle situazioni dei loro figli, alcune mamme hanno iniziato a fermarsi di più offrendosi per esempio di preparare i pasti. Dopo un po’ di tempo, ci hanno chiesto di poter fare anche loro qualche attività.

Le bambine, in quartieri cosi poveri, frequentano la scuola, a differenza dei loro fratelli che fin da piccoli crescono per strada alla ricerca di qualche lavoretto. Tuttavia in quanto femmine non hanno poi accesso a nessun tipo di lavoro. Dopo la scuola rimangono in casa a curare i fratelli minori e a svolgere le faccende domestiche, con l’unica prospettiva di arrivare all’età del matrimonio. Crescono con molti limiti e senza stimoli.

La rivoluzione araba è servita anche a far comprendere maggiormente il ruolo importante svolto dalle donne egiziane, a livello economico, politico e soprattutto sociale. Da qui la spinta a realizzare un programma che permettesse alle bambine, ragazze e donne di sviluppare le proprie potenzialità, ritrovare fiducia in se stesse, prendere consapevolezza del proprio ruolo nella famiglia e nella società.

Una volta a settimana ci troviamo nei locali adibiti a centro sociale e proponiamo laboratori di cucina e fabbricazione di cestini in vimini, da cui le mamme possono ricavare anche una piccola entrata per una maggiore indipendenza economica. Il programma comprende poi la formazione ai diritti e doveri nella società, un percorso di educazione sanitaria e psicologica, attività artistiche e ludiche. Ogni due mesi realizziamo una gita culturale e una volta all’anno un campeggio di 4 giorni.

Possiamo dire che questo lavoro sta producendo nelle ragazze e nelle mamme maggior stima in se stesse e negli altri, fiducia nelle proprie capacità, maggior responsabilità nella cura e educazione dei figli, più apertura nel condividere gioie e difficoltà e nell’aiutarsi reciprocamente.»