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Asia
 

Alla periferia di Ho Chi Minh City opera un “Centro di Accoglienza e Formazione”, destinato all’accoglienza di giovani indigenti provenienti dalle zone rurali più povere del Vietnam. Dal 1995 il centro è stato gestito da persone vicine al Movimento dei Focolari, utilizzando edifici presi in locazione, spesso molto poveri ed inadatti allo scopo, tuttavia senza avere alternative. Nel 2010 si è avuta la possibilità di acquistare un piccolo lotto di terreno sul quale edificare in proprio un edificio espressamente destinato a questo scopo. L’AMU ha accolto la proposta di sostenere le spese di costruzione ed equipaggiamento del nuovo “Centro di Accoglienza e Formazione”.

Il centro vuole dare l’opportunità ai giovani di avere un ambiente sano e accogliente dove abitare mentre realizzano un percorso di studio e di formazione. Saranno così aiutati a sottrarsi alle condizioni di originaria indigenza attraverso un miglioramento del loro stato d’istruzione, ed allo stesso tempo ad inserirsi positivamente nel nuovo contesto urbano, senza cedere alle lusinghe di chi illude i giovani con guadagni facili.
I servizi offerti dal centro sono di due tipi: il primo è l’accoglienza e l’ospitalità in forma di convitto per venti giovani che provengono da aree rurali e sono iscritti ad istituzioni scolastiche o accademiche cittadine, in età compresa tra 18 ed i 25 anni, selezionati sulla base delle proposte che arriveranno dalle loro comunità di origine (preferibilmente parrocchie o gruppi non legati ad istituzioni governative o politiche). A questi giovani verrà garantito un accompagnamento ed una formazione non solo didattica, ma anche volta alla loro crescita come persone e come cittadini.
Il secondo tipo di servizio sarà quello di offrire un punto di aggregazione giovanile e di formazione alla mondialità ed alla fraternità universale, al di là dell’appartenenza religiosa, culturale, geografica, etnica, ecc. Talora infatti si riscontrano atteggiamenti di pregiudizio (a volte anche di rifiuto) dovuti a ragioni di impegno politico, o di appartenenza a determinati gruppi etnici o di provenienza geografica (è ancora molto viva la divisione tra popoli del Nord e popoli del Sud). Le attività proposte saranno di tipo ricreativo, culturale, d’impegno sociale, formative, ecc., tutte orientate a creare nei giovani una mentalità ed uno stile di vita aperto e generoso, tale da poter influire positivamente negli ambienti ove poi questi giovani si troveranno ad operare.
All’AMU è stato richiesto inizialmente un contributo di € 41.720,00. Successivamente, grazie all’intervento di altre organizzazioni, la richiesta è stata modificata in € 21.654,00.

 

Il numero dei lavoratori birmani emigrati in Thailandia è stimato fra il milione e mezzo e i 2 milioni, e la Thailandia è sicuramente il Paese in cui i Birmani si riversano in maggior numero, spinti dalle rappresaglie della giunta militare che da 50 anni governa il Myanmar, e alla ricerca di un futuro possibile.
In Thailandia, tuttavia, la loro vita non si svolge senza pericoli: costretti ai lavori più umili e di frequente sfruttati dai loro padroni, sono spesso vittime di violenza anche da parte della polizia, che minaccia di rimpatriarli in Myanmar condannandoli a morte certa, anziché riconoscere il loro status di rifugiati.

I figli degli emigrati risentono pesantemente di questa situazione drammatica e precaria. La scarsità dei mezzi economici, aggravata spesso dall’assenza di documenti di soggiorno, impedisce di fatto ai genitori di iscrivere i figli alle scuole Thai, che hanno tasse di iscrizione considerevoli. Della loro istruzione si prendono cura alcune istituzioni umanitarie, fra cui il “Good Friends Centre”, organizzazione non profit che agisce al servizio della diocesi di Nakhon Sawan. Il GFS si occupa di 8 scuole a Maesod, Phop Phra e in alcune zone vicino al confine con il Myanmar, tutte nella provincia di Tak. Nato proprio per colmare il vuoto educativo dei figli degli immigrati, il Good Friends Centre crede nel valore dell’educazione come strumento di riscatto e solida base per costruire il futuro. Il Centro provvede alle spese di trasporto, ai salari degli insegnanti e al pranzo per gli scolari, ma non è in grado di coprire le spese per le attrezzature e il materiale didattico. Attualmente le scuole sono male attrezzate con materiali di scarsa qualità e non hanno in dotazione materiale didattico, eccetto i libri di testo. L’attività sportiva è molto limitata, mentre sarebbe auspicabile per favorire lo sviluppo fisico e mentale dei bambini e ragazzi coinvolti nel progetto.

I beneficiari del progetto sono 925 bambini e ragazzi fra i 4 e i 16 anni e, di conseguenza, i loro genitori, che vengono sostenuti nel difficile compito di provvedere alle famiglie in un paese straniero e ostile. Il contributo AMU è destinato all’acquisto delle divise scolastiche (€ 3.931,15 – circa € 4,25 per divisa), di alcune attrezzature (lavagne, scrivanie ed armadi per complessivi € 1.806,20), di attrezzature per la cucina e il refettorio (€ 2.039,95) e di equipaggiamento sportivo (€ 722,70). La gestione del progetto richiede un contributo di € 740,00; il costo totale della microazione è pertanto di € 9.240,00.

(scheda compilata il 27 novembre 2009)

Questo progetto si è concluso nel 2010

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