Ricerca un progetto per area geografica

 











Asia
 

Dopo il maremoto che ha colpito l’Indonesia il 26 dicembre 2004, e il terremoto sull’isola di Giava nel 2006, l’AMU ha tenuto vivo il contatto con varie comunità sparse in questo grande Paese disteso su un immenso arcipelago, tramite la locale comunità del Movimento dei Focolari. Allo stesso tempo ha continuato nel suo impegno per la promozione dell’acqua quale diritto umano essenziale, sia con campagne di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica, che con piccoli e grandi progetti finalizzati a rendere effettivo questo diritto.

Il progetto “Acquedotto in Indonesia” sarà realizzato nel villaggio di Pangukrejo, vicino alla sommità del Monte Merapi, che in lingua locale significa “Montagna di fuoco”: un vulcano al centro dell’Isola di Giava, molto attivo e pericoloso, ma affascinante. Numerosi turisti accorrono ad ammirare le sue spettacolari eruzioni, o a godere del clima fresco e delle buone acque di sorgente.

Le famiglie del villaggio sono 219, per un totale di circa 1.000 persone, in prevalenza dedite all’agricoltura ed a piccole attività di accoglienza per turisti. Di queste famiglie, 40 non hanno acqua potabile nella loro abitazione e ogni giorno devono recarsi presso le sorgenti vicine per fare provvista. Per limitare la fatica del ripido percorso (circa due ore di cammino), le donne portano la biancheria da lavare al mattino e la lavano sul posto, lasciandola asciugare durante la giornata, e la riprendono al pomeriggio quando è più leggera. Inoltre, la scarsa disponibilità di acqua nelle abitazioni rende più frequenti le malattie e procura inconvenienti dovuti alla scarsa igiene.

Ci sono inoltre 30 piccole postazioni commerciali (vendita di alimenti e bibite, piccoli ristoranti, ricordi artigianali e visite guidate al parco, ecc.), a servizio dei turisti in visita al parco del Monte Merapi. Per rimediare alla mancanza di acqua corrente i chioschi devono acquistare l’acqua dalle autocisterne che passano settimanalmente lungo la strada, con tutti i disagi ed i rischi igienici che questo comporta.

Il nostro progetto consiste nella costruzione di un piccolo acquedotto, con una modalità molto semplice, nel rispetto delle tecniche locali e con materiali reperibili sul posto.
A carico dei vari beneficiari sono previste piccole quote per le spese di manutenzione e gestione dell’impianto, come già fatto in precedenti progetti sostenuti dalla nostra controparte locale.

L’impianto consiste in una conduttura di 6.500 metri che collegherà una cisterna di raccolta dell’acqua proveniente da una sorgente ad un’altra cisterna posta ad un dislivello di 200 metri più in alto, alimentato da una pompa ad ariete idraulico, di produzione locale e di facile manutenzione. Da questa seconda cisterna partiranno le tubazioni di raccordo con le diverse abitazioni e con i chioschi.
La manutenzione sarà seguita dalla comunità, che ha già incaricato alcune persone per svolgere questo compito.

Rispondere alle necessità di un bene materiale prezioso come l’acqua è senz’altro una priorità, ma attorno a questo bisogno ed alla risposta comunitaria si possono rafforzare altri importanti “beni comuni”, come il valore relazionale tra i membri del villaggio e soprattutto il desiderio di diffondere l’Ideale dell’Amore reciproco per contribuire alla fraternità universale. Si tratta di temi molto sentiti dalla popolazione locale, certamente aiutati dalla loro forte sensibilità religiosa e dalla capacità di accoglienza verso i numerosi stranieri che visitano il loro parco. Ma si tratta di una testimonianza che serve comunque per l’intera nazione, dove non sempre è facile la convivenza tra persone di religioni diverse.

 

All’inizio di novembre un violento tifone ha colpito le Filippine, lasciando migliaia di morti e milioni di persone senza casa. Contemporaneamente è partita in tutto il mondo un’ondata di solidarietà che ha stretto in un grande abbraccio il popolo filippino così duramente provato, per fargli sentire vicinanza, sostegno morale e supporto concreto.
Ripercorriamo alcuni avvenimenti attraverso le notizie che si sono succedute sul nostro sito.

11 novembre 2013
FILIPPINE: UN’EMERGENZA SENZA PRECEDENTI
In questi momenti drammatici è importante che la popolazione filippina riceva tutto l’aiuto possibile.

Come sempre, i più colpiti sono i poveri. Sono infatti le baracche di legno e lamiera le prime a essere state spazzate via dalla furia del tifone. Molte costruzioni fatte di mattoni hanno invece resistito al vento che in certi momenti ha superato i 300 chilometri all’ora.
L’8 novembre scorso il tifone Haiyan, forse il più violento che si ricordi nella storia, ha travolto l’area centrale delle Filippine, in particolare le province di Samar e Leyte. Tacloban, la città più colpita, conta 10.000 morti, mentre sarebbero 4 milioni le persone rimaste senza abitazione.
L’elettricità è saltata, le comunicazioni si sono interrotte, le falde acquifere sono state contaminate.
C’è emergenza sanitaria, per l’impossibilità di trasportare i feriti e di trovare medicinali. Servono con urgenza cibo e acqua potabile.
Chi desidera far pervenire il proprio aiuto può inviare un contributo su uno dei seguenti conti correnti intestati all’AMU – Associazione Azione per un Mondo Unito Onlus:
– c/c postale n. 81065005
codice IBAN: IT74 D076 0103 2000 0008 1065 005
codice SWIFT/BIC: BPPIITRRXXX
– c/c bancario presso Banca Popolare Etica, filiale di Roma
codice IBAN: IT16G0501803200000000120434
codice SWIFT/BIC CCRTIT2184D
Causale: emergenza tifone Haiyan Filippine
Speriamo che gli aiuti umanitari che stanno arrivando nelle Filippine da tutto il mondo, insieme alla grande forza di questo popolo, possano contribuire ad alleviare le sofferenze e a portare speranza. Da parte nostra vogliamo guardare avanti, e con fiducia sperare che la ricostruzione possa cominciare presto.

15 novembre 2013
INSIEME CE LA FAREMO
Tifone Haiyan, la voce di chi è sul posto e gli aiuti concreti. Condividiamo le notizie che ci sono arrivate dai responsabili del Movimento dei Focolari nelle Filippine, nostri referenti per questa emergenza.

«In un momento di dolore così, vedere la solidarietà che si muove, che cerca di arrivare agli ultimi, è fondamentale» – dice Ding, focolarina a Cebu.
«Sia il focolare, che il centro sociale Bukas Palad, si sono trasformati in centri di
accoglienza: 100 sfollati sono arrivati in questi giorni. Altri ne stanno arrivando.» Bukas Palad sorge a Mabolo, un quartiere povero della città di Cebu. Nato nel 1987 grazie ad un gruppo di medici, dentisti e infermieri, coadiuvati da persone del posto, da allora è a servizio di centinaia di famiglie e svolge programmi di nutrizione, assistenza medica, scuola materna. «Andremo a distribuire nelle città di Sigma e Aklan dell’isola di Panay cibo, vestiti, beni di primo soccorso che stanno arrivando – continua Ding. Abbiamo ritenuto importante far partire inoltre al più presto un’azione di ricostruzione delle case, che sono state completamente distrutte in queste due città.» Un’azione che sarà portata avanti grazie alla collaborazione di Azione per Famiglie Nuove e Azione per un Mondo Unito.

«Cebu è stata investita da vento e pioggia molto forti, con conseguente interruzione temporanea dell’elettricità e dell’acqua, ma senza grossi danni» – sono le notizie che diffonde Alessandra, anche lei del focolare di Cebu. «L’uragano si è abbattuto con forza nella vicina isola di Leyte, in particolare a Tacloban e nelle altre città, come Ormoc, e come anche nell’isola di Panay. Ha colpito le isole Vysaya, al centro delle Filippine. Tanti nostri amici sono salvi, ma hanno perso tutto, hanno visto spazzare via la loro casa, il tetto portato via dal vento, e poi l’inondazione. Di alcuni ancora non abbiamo notizie, ma vanno avanti le ricerche. Non è facile perché non ci sono comunicazioni, mezzi di trasporto, e non c’è sicurezza. La gente è disperata e molti hanno preso d’assalto i negozi e i centri commerciali per prendere cibo e beni necessari. In questi giorni stiamo cercando di capire come far arrivare gli aiuti in maniera sicura.
La mia esperienza più forte è quella di condividere da vicino il dolore di tante persone, la sospensione dolorosa di non avere notizie dei propri cari, la perdita di tutto. Sullo sfondo di questo, emerge così forte nell’anima che l’unica cosa che conta veramente sono proprio i rapporti, l’amore che ci lega, l’aiuto concreto che possiamo dare gli uni agli altri.»

Vai alla news >>>

5 dicembre 2013
TIFONE FILIPPINE, UN MESE DOPO
Primo resoconto sulla distribuzione degli aiuti

E’ passato quasi un mese da quando le isole centrali delle Filippine sono state travolte dal tifone Haiyan, che l’8 novembre scorso ha provocato quasi 7.000 morti e lasciato senza casa 14 milioni di persone.
Ecco un primo resoconto, inviatoci dai nostri referenti sul posto, su quanto fatto subito dopo il tifone.
«Immediatamente dopo l’arrivo del tifone Haiyan – ci scrivono – siamo partiti a portare soccorso a Tacloban, Ormoc e altri paesi delle isole di Leyte e Panay.
Grazie all’apporto delle comunità del Movimento dei Focolari di Cebu e Manila, fino ad oggi sono stati distribuiti circa 900 pacchi, costituiti da viveri, generi di prima necessità, teli impermeabili per la copertura del tetto, pile e batterie. Inoltre sono state ospitate presso i nostri centri circa 100 persone provenienti dai luoghi colpiti.
Il costo totale è stato finora di € 23.963, di cui € 17.963 per i pacchi di primo necessità, € 1.000 per medicine e € 5.000 per il sostentamento delle famiglie sfollate che stiamo ospitando.
Contemporaneamente ci siamo messi subito all’opera per preparare un piano di ricostruzione delle case.»

Vai alla news >>>

 

Premessa

Nell’anno scolastico 2009/2010 l’AMU ha realizzato in Thailandia la microazione “Assistenza scolastica per bambini birmani” (visualizza la scheda >>>). Il progetto è consistito nel sostenere alcune scuole per bambini birmani nella provincia di Tak, gestite dall’ente non profit “Good Friends Center”.

Il buon esito della microazione e l’importanza dell’istruzione per questi bambini, che non hanno nessun’altra possibilità di accedere ad una scuola, ci hanno convinto a confermare il nostro sostegno anche nel 2011-2012.

Questo nuovo progetto si affianca ad altre iniziative realizzate dall’AMU per la popolazione birmana: nei villaggi di Gasmass e Taskurt sul delta dell’Irrawaddy; sul delta stesso e nella capitale per interventi di ricostruzione dopo il ciclone Nargis che ha investito la Birmania nel 2008; nel campo profughi di Mae La, in Thailandia.

Descrizione

Si stima che ci siano tra 1,5 e 2 milioni di lavoratori birmani emigrati in Thailandia. Fuggono dal Myanmar per fuggire dalla miseria e spesso anche dalle persecuzioni che sistematicamente colpiscono alcune minoranze etniche. Molti attraversano il confine con la Thailandia senza portare nulla con sé e senza documenti di riconoscimento: dal punto di vista legale sono quindi dei clandestini. In Thailandia sono costretti a lavorare con salari molto bassi e sono spesso oggetto di violenze.

Stare illegalmente in Thailandia significa non avere nessun diritto e quindi nessuna possibilità di riscatto sociale. Molti non hanno una casa e per mesi o addirittura anni vivono nella foresta. Per loro non c’è più posto nemmeno nei campi profughi.

Da alcuni anni l’AMU è venuta in contatto con il Good Friends Centre (GFC), organizzazione che opera al nord della Thailandia, nella regione al confine con il Myanmar, per consentire ai figli degli immigrati di ricevere un’istruzione e almeno un pasto al giorno. L’istruzione è il primo passo per consentire a questi bambini di uscire dalla povertà assoluta. Il GFC ha aperto 8 scuole, di cui una in territorio birmano, e una casa di accoglienza con minori di diverse etnie e religioni.

Non potendo contare sul pagamento delle rette da parte dei genitori, le scuole si sostengono quasi totalmente grazie al supporto di donatori che appoggiano l’attività del GFC. Anche l’AMU vuole fare la sua parte, sostenendo 4 di queste scuole, a Mae Sot, nella regione di Phop Phra in Thailandia e a Myawaddy, città di confine della Birmania.

Per far fronte ai costi di funzionamento, il GFC ha dato inizio ad attività produttive che fra l’altro danno lavoro ad alcuni genitori dei bambini. Per ora è stato avviato un allevamento di maiali e uno di polli per la produzione di uova. Queste due attività, una volta arrivate a regime, consentiranno di coprire il 30% dei costi di gestione di almeno una scuola. Se il progetto produrrà i risultati sperati, per il prossimo anno scolastico si potranno aprire ulteriori attività a supporto delle altre scuole

I beneficiari diretti del progetto sono 739 bambini di età compresa fra 3 e 16 anni, seguiti da 34  insegnanti.

Leggi l’articolo pubblicato su AMU Notizie n. 4/2011 con la presentazione del progetto >>>

Progetto 2013

Da alcuni mesi, accanto alla scuola, si è affittato un terreno di 5 ettari per avviare una coltivazione di mais e fagioli, che dovrebbe dare un ulteriore contributo alla sostenibilità dell’Istituto.

Per questo nuovo anno scolastico sono nate anche 2 attività produttive a sostegno delle scuole di Mae Wah Khee e Pa Lu Gyi frequentate da 190 bambini: allevamento di pesci e allevamento di maiali.

Il progetto prevede un investimento iniziale per l’acquisto di 3.000 pesci e di 10 maiali, lo stipendio per un anno del personale e per i mangimi. L’allevamento dei maiali dovrebbe diventare sostenibile dopo 15 mesi, mentre l’allevamento di pesci dovrebbe dare i primi contributi alle scuole già dopo 5 mesi.

Queste attività vanno nella direzione di svincolare le scuole dagli aiuti esterni, continuando cosi a fornire un servizio gratuito a minori che altrimenti non avrebbero accesso allo studio.

(scheda compilata il 24/11/2011)

 

Dopo aver ricevuto dal villaggio di Tieu Le un feedback positivo sulla realizzazione del progetto “Acqua depurata”, dove la gente ormai ha pienamente compreso l’aiuto concreto che la realizzazione del pozzo ha comportato, abbiamo ricevuto una nuova proposta per il villaggio di Tu Ne. Il villaggio è sito nel nord del Vietnam nella provincia di Bac Ninh, a circa 30 km da Hanoi, la capitale politica del paese. La popolazione è composta di circa 9.000 abitanti; si tratta di una zona rurale, caratterizzata dalla presenza di numerose risaie. La povertà materiale è grande e le difficoltà per la salute e l’istruzione sono una sfida per moltissime famiglie. Per questa ragione non ci si può permettere di acquistare acqua depurata e garantita, utilizzando invece pozzi poco profondi nei cortili delle abitazioni, con depurazioni inefficaci.

L’area è anche soggetta, ad un incalzante processo di industrializzazione senza remore, che produce elevati livelli di inquinamento delle acque superficiali, in particolare a causa della produzione di carta e prodotti simili: da diversi anni sono registrati tassi crescenti di malattie epidermiche, in particolare ne sono colpiti i bambini.

Come già avvenuto a Tieu Le, il locale parroco cattolico si è fatto animatore di un progetto per portare acqua purificata a tutta la gente del villaggio, ed anche a quella dei villaggi vicini, mettendo a disposizione gli spazi necessari per la realizzazione di un pozzo. Il costo previsto del progetto è stimato in € 9.000.

 

Il Vietnam è un paese ricco di acqua, che presenta tuttavia gravi criticità per gli approvvigionamenti di acqua potabile, in particolare per le popolazioni rurali e per le fasce sociali più povere.

Il villaggio di Tieu Le si trova nella regione montuosa interna del nord-est del Vietnam, nella provincia di Thai Nguyen, che ha una superficie di 3.542,6 km² ed una popolazione di circa 1.095.400 abitanti. Questa provincia è anche abitata da varie culture e gruppi etnici, e fulcro di attività educative e culturali di tutta la regione montuosa del Nord.

Tieu Le è situato a circa 40 km da Hanoi, in una zona rurale con numerose risaie. Gran parte della vita del villaggio si svolge lungo il fiume, dov’è concentrata la maggioranza delle abitazioni.

L’acqua e il fiume, che sono fonti di ricchezza e di vita, purtroppo sono diventati oggetto di uno sfruttamento eccessivo a causa di impianti industriali insediati nella zona, senza alcun riguardo alle esigenze ed alla vita delle popolazioni locali. Oggi non solo il fiume risulta fortemente inquinato da metalli ed altre sostanze nocive, ma anche la piccola sorgente del villaggio è contaminata. Tuttavia la popolazione non ha alternative, in quanto l’acquisto di acqua filtrata e purificata  ha costi troppo elevati; sono quindi costretti ad utilizzare , sia per l’uso quotidiano (bucato, igiene personale, cucina) che per gli usi agricoli, l’acqua del fiume, con tutte le conseguenze igienico sanitarie che ne derivano.
Il parroco cattolico del villaggio ha messo a disposizione un terreno vicino alla chiesa allo scopo di costruire   un pozzo, purificare l’acqua e venderla a prezzi accessibili alla popolazione.
AMU ha subito accolto con interesse questa proposta di progetto, coinvolgendo anche la propria rete di esperti, in particolare alcuni docenti della facoltà di chimica presso l’Università di Genova.
Il costo del progetto è stimato approssimativamente in € 8.000. Il ricavato dalla vendita dell’acqua potabile dovrà poi garantire il funzionamento del sistema per gli anni successivi.

12