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America del Sud
 


Nel Nord Ovest dell’Argentina, in zona preandina, vivono diverse comunità indigene povere di mezzi di sostentamento. In alcune località non c’è ancora accesso all’acqua potabile e all’energia elettrica e le famiglie abitano in condizioni precarie.

Da 5 anni alcune famiglie hanno aderito ad un programma promosso dalla Conferenza Episcopale Argentina per lo sviluppo del turismo comunitario, riscontrando diversi benefici. Con il nostro intervento, sostenuto dalle imprese di Economia di Comunione, si consentirà ad altre famiglie (83 di 5 diverse comunità) di aderire al progetto, offrendo un’accoglienza turistica di qualità a turisti che vogliono condividere la loro vita quotidiana in un ambiente paesaggistico straordinario.

L’obiettivo del progetto è quello di rafforzare le capacità di accoglienza turistica di queste comunità, anche migliorando la produzione artigianale e agricola, per creare fonti di reddito complementari a quelle derivanti dalle attività agricole e di allevamento che coprono solo i bisogni di sussistenza.

Le principali attività previste sono:

  • Consulenza alle comunità per rafforzare le capacità gestionali e formalizzazione giuridica delle attività;
  • Acquisto di attrezzature per migliorare la produzione artigianale e consulenza per la ricerca di nuovi mercati;
  • Acquisto di materiale ed equipaggiamento per strutture di accoglienza;
  • Miglioramento del sistema di approvvigionamento di acqua potabile in una comunità;
  • Partecipazione a fiere del settore turistico;
  • Visita di agenzie e operatori turistici presso le strutture di accoglienza dei beneficiari;
  • Pulizia dei siti naturali e organizzazione di sentieri per le visite;

Parte integrante del progetto è il Fondo di reciprocità al quale i beneficiari contribuiranno in forma monetaria restituendo nel tempo il corrispettivo del 30% del contributo ricevuto ed in forma valorizzata (nella misura del 40% del contributo ricevuto) mettendo a disposizione di altri beneficiari strutture, esperienze e competenze.

Il costo complessivo del progetto è di € 123.727,83 di cui € 55.846,90 a carico AMU-EdC.

 

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Bolívar è una cittadina di 2.500 abitanti, nel cuore delle Ande peruviane, a 3.200 metri di altitudine.
Il suo territorio comprende anche 30 piccole comunità, sparse su un’area vastissima e difficilmente raggiungibili.
Siamo nella regione peruviana di La Libertad, al suo estremo confine est. Qui le persone vivono soprattutto di agricoltura: coltivano patate e fieno per gli animali; c’è anche qualche piccolo allevamento di mucche da latte. Qualcuno trova impiego nei posti pubblici, ma la maggior parte degli adulti va a cercare lavoro sulla costa, gli uomini come contadini, le donne a servizio in qualche famiglia. La conseguenza di questa situazione è che a Bolívar c’è una fascia di età quasi completamente mancante; in pratica i bambini vivono con i nonni.

Il progetto “Una scuola sulle Ande” nasce da una proposta di don Emeterio, parroco di Bolívar. Da tempo si è reso conto che molti bambini non frequentano la scuola pubblica, sia per le distanze da percorrere, sia per la necessità di molte famiglie di avere a disposizione i figli per lavorare la terra.

Nel 2011 don Emeterio ha dato inizio ad una scuola nei locali della parrocchia. Ha svolto un lavoro capillare, famiglia per famiglia, assicurando che avrebbe dato ai bambini anche un pasto. In seguito, ha dovuto affittare una casa perché le aule parrocchiali non erano sufficienti; in breve tempo, infatti, i bambini sono diventati 80.

La scuola si avvale di insegnanti che vengono stipendiati dallo Stato. In Perù, infatti, il governo assicura il pagamento degli stipendi anche nelle scuole private, se si danno garanzie adeguate. C’è però la necessità di rendere stabile lo svolgimento delle lezioni, e questo è il punto debole della scuola attuale, perché i locali in affitto non consentono di dare questa garanzia. Obiettivo primario del progetto è proprio quello di assicurare la continuità delle attività scolastiche; per questo sarà costruita una nuova scuola, composta da 11 aule più la segreteria. Comprenderà sia la scuola primaria che quella secondaria e si prevede che sarà frequentata da circa 250 fra bambini e ragazzi.

Si può già intravvedere inoltre una seconda fase del progetto. C’è infatti una fascia di territorio più ampia e lontana, da cui i bambini non possono arrivare a scuola neppure con lunghe ore di cammino. Per loro sarebbe necessario un ambiente protetto, una casa-famiglia che li ospiti, con personale qualificato.

I contributi necessari per la realizzazione dell’intero progetto, della durata di 3 anni, ammontano a € 391.036,40. Il progetto comprende la costruzione di 11 aule più i locali di segreteria, l’acquisto delle attrezzature, i pasti dei bambini, la formazione degli insegnanti.

Dettaglio per voci di spesa:

– Costruzione (progettazione, materiale, manodopera, infrastrutture) € 183.055,25
– Arredamento e attrezzature € 17.666,40
– Materiale didattico € 11.919,84
– Formazione degli insegnanti € 8.462,82
– Pasti dei bambini € 30.168,32
– Coordinamento locale, amministrazione, logistica, monitoraggio e promozione locale € 61.556,49
– Gestione del progetto € 39.103,64
– Costi amministrativi € 39.103,64.

Contributi necessari:
2014 € 301.940,95
2015 € 48.457,31
2016 € 40.638,14

A dicembre 2014 si è deciso un ampliamento della scuola con conseguente aumento dei costi (per il dettaglio vedere MU Notizie n. 1/2015)

LEGGI L’ARTICOLO SUL PROGETTO PUBBLICATO SU AMU NOTIZIE N. 4/2013 >>>

 

Situata a 2.500 metri s.l.m., Cochabamba, con i suoi 500.000 abitanti, è una delle principali città della Bolivia. Nella città, l’Area 5 si distingue per gli elevati indici di povertà e criminalità. Metà dei suoi 60.000 abitanti vive in abitazioni affollate e con problemi di abitabilità (mancanza di acqua, fogne, ecc.); un abitante su tre è immigrato dall’altopiano boliviano e dalle zone delle miniere in cerca di occupazione. Il tasso di natalità nel quartiere è di circa 3,3 figli per donna, contro la media nazionale di 2,7.

Fra il 2002 e il 2006 alcuni membri della Fundación UniSol hanno visitato più volte molte famiglie del quartiere, rilevandone le condizioni di vita e le reali necessità. In tante abitazioni manca uno spazio fisico in cui i ragazzi possano studiare: il 90% delle famiglie, infatti, vive in una o due stanze condividendo i servizi e le utenze con altre famiglie (da due a nove) e, anche per questo, circa il 20% dei ragazzi non frequenta la scuola.

Per rispondere a questo problema, nel 2007 la Fundación UniSol dà vita al Centro “Rincòn de Luz” (letteralmente “Angolo di Luce”): tre stanze in affitto per attività post-scolastiche, in cui offrire ai ragazzi del quartiere la possibilità di studiare con l’affiancamento di tutors volontari; non solo, anche uno spazio-laboratorio in cui le madri possano svolgere piccole attività manuali per integrare il reddito familiare.

A fine 2010 i membri di UniSol capiscono che è arrivato il momento di fare un salto di qualità ed investire in un progetto gestito professionalmente per offrire un contributo più efficace e duraturo alle necessità della popolazione dell’Area 5. In un anno di lavoro a stretto contatto fra l’équipe di UniSol e quella dell’AMU, coinvolgendo le famiglie del quartiere, si riesce ad individuare nel lavoro e nell’occupazione degli adulti l’ambito su cui concentrare le energie, per garantire alle famiglie una via d’uscita, sostenibile nel tempo, dalle condizioni di miseria e di necessità in cui si trovano; occorre, quindi, investire sulla formazione professionale e sulla stabilizzazione dell’occupazione.

È proprio quello che a partire da gennaio 2012 porteremo avanti, con un progetto triennale che, oltre alle attività di assistenza scolastica e nutrizionale, e di formazione integrale per le famiglie, si aprirà anche a nuove prospettive, attraverso le seguenti attività:

  • Workshop per sviluppare le motivazioni e le capacità psico-attitudinali orientate alla creazione di microimprese (per circa 550 persone);
  • Sportello di orientamento per corsi di formazione e per possibilità di appoggio alle microimprese offerti da istituzioni pubbliche o private (per 330 persone);
  • Borse di studio professionali e tecniche in cambio di lavoro per le attività del Centro (per 32 persone);
  • Consulenza diretta per l’avvio di microimprese e sportello per la concessione di microcrediti (per circa 157 famiglie).

(scheda compilata il 13/12/2011)

Leggi l’articolo pubblicato su AMU Notizie n. 4/2011 con la presentazione del progetto >>>

 

Nel 2003 João Bosco, artigiano brasiliano, viene in Italia  per frequentare un corso di formazione per la lavorazione artigianale di borse. Tornato in patria comincia la sua attività a Maceiò. Dopo alcuni anni incontra padre Renato, missionario italiano da 30 anni in Brasile, che ha trovato “la sua strada” dando la vita per accogliere i “meniňos de rua”, i ragazzi di strada. La sua Casa do Menor accoglie decine di ragazzi e giovani che, a causa delle disastrose situazioni familiari, sono stati costretti a vivere fin da piccoli per la strada, alcuni anche da 3-4 anni di età.

Così a João Bosco viene un’idea: mettere le sue competenze artigianali al servizio di questi ragazzi, insegnando loro il mestiere della lavorazione di borse. Non solo, pensa anche che la vita dei ragazzi potrebbe trovare un’occasione di rinascita nel ridare vita a materiali destinati in discarica, recuperandoli e lavorando così in modo ecologicamente sostenibile.

All’inizio del 2009 il progetto viene presentato all’AMU: coinvolge Bosco, un gruppo di ragazzi ospiti delle Case do Menor di Rio de Janeiro, Fortaleza e Santana do Ipanema ed il Polo EdC (Economia di Comunione – www.edc-online.org) di Recife, che ospiterà l’iniziativa.

Il progetto viene valutato positivamente ed approvato con il cofinanziamento dell’AMU e delle imprese che aderiscono all’EdC nel mondo.

A fine 2009 inizia il primo corso con un gruppo di 20 allievi. La materia prima utilizzata per la lavorazione si chiama “ecotelone”, un materiale ricavato dalla mescola di cotone riciclato e poliestere ottenuto da bottiglie di plastica riciclate, che in Brasile si utilizza per le coperture dei camion; le finiture delle borse sono realizzate con scarti della lavorazione del cuoio di altre imprese destinati al macero e con pelle di pesce recuperata dagli allevamenti che la butterebbero via e lavorata con processi ecologici.

Il Polo EdC nel quale si svolgono i corsi sorge in un’area circondata da favelas, o più precisamente assentamentos, terreni occupati da famiglie “sem terra” che, private della terra da coltivare, per vivere si trasferiscono nelle periferie delle metropoli brasiliane in cerca di lavoro, cadendo nelle trappole della miseria. Nasce così l’idea di allargare i corsi anche ai ragazzi provenienti da queste favelas e di avviare con gli allievi del corso concluso un primo nucleo produttivo.

I protagonisti di questo progetto hanno voluto chiamarlo “Dalla strada”, per rendere pienamente il suo significato: i giovani coinvolti e la materia prima vengono, infatti, dalla strada.

Il progetto prevede 5 corsi di formazione professionale per la produzione di borse e sandali, per un totale di 90 ragazzi.

Accanto alla formazione professionale è prevista una formazione psico-sociale ed una specifica sull’Economia di Comunione.

Al termine dei corsi i ragazzi potranno costituire dei nuclei produttivi autonomi collegati in consorzio, nei quali lavoreranno ispirandosi ai principi dell’Economia di Comunione.

In un’ottica di reciprocità, alcuni dei giovani coinvolti faranno da tutor di altri giovani durante i corsi; inoltre una parte del contributo erogato a sostegno del progetto verrà liberamente e progressivamente restituita dai nuclei produttivi ad un “fondo di reciprocità” locale, con l’obiettivo di sostenere in futuro altri progetti di questo tipo nel Nord Est del Brasile.

 

Nel quartiere Casavalle della periferia di Montevideo, conosciuto anche come barrio Borro, il centro sociale “Nueva Vida” da alcuni anni si prende cura di bambini e ragazzi. A gestirlo è l’associazione CODESO, nostra controparte locale, che gradualmente ha esteso i servizi del centro alle famiglie.

I nuovi servizi sono rivolti in particolare alle mamme, molte delle quali si fanno carico dei figli da sole.  perché abbandonate dai mariti. Negli ultimi anni  sono stati realizzati corsi di filatura e colorazione della lana, ai quali l’AMU ha contribuito con il progetto “Sviluppo dell’imprenditoria femminile e giovanile”, sostenuto in particolare da alcuni enti e gruppi toscani.

Dopo queste prime, positive esperienze, i responsabili di CODESO hanno proposto l’avvio di una micro-impresa ed il proseguimento dei corsi, con un nuovo progetto della durata di 3 anni che hanno chiamato “Barrio Solidario Natural”. La piccola azienda produrrà accessori e capi di abbigliamento in lana naturale al 100% e vi opereranno inizialmente 6 donne che hanno già frequentato i relativi corsi. Potranno lavorare a domicilio con attrezzature fornite dal progetto e questo consentirà loro di non lasciare soli i figli piccoli. Nel secondo anno ognuna di loro si metterà a disposizione per la formazione professionale di un’altra donna e ancora, nel  terzo anno, ognuna delle donne già formate farà da tutor ad altrettante donne del barrio, con le stesse modalità. In questo modo si introduce nella struttura stessa del progetto una metodologia di reciprocità, qui intesa anche come capacità dei beneficiari di partecipare attivamente al progetto contribuendo con le competenze acquisite alla formazione di altre persone.

Nella stessa ottica, una parte del contributo erogato a sostegno del progetto verrà liberamente e progressivamente restituita ad un “fondo di reciprocità” locale, con l’obiettivo di sostenere in futuro altri progetti di questo tipo in Uruguay.

La formazione attinente agli aspetti amministrativi e imprenditoriali sarà fornita gratuitamente da un esperto in gestione d’impresa di Las Piedras, 20 km a nord di Montevideo. La sua storia merita almeno un cenno. Trovatosi in forte difficoltà a seguito della crisi economica che nel 2002 ha colpito il “Cono Sud” dell’America Latina, insieme alla moglie si è reinventato un’occupazione: un’attività sartoriale avviata anche grazie ad un prestito dell’AMU. Ora c’è la possibilità di un ulteriore sviluppo, attraverso un nuovo prestito finanziato dall’Economia di Comunione (EdC), che permetterà di dare lavoro complessivamente a 11 persone.