Ricerca un progetto per area geografica

 











Burundi
 

Ricorre oggi, 22 marzo, la Giornata Mondiale dell’Acqua.

Secondo un rapporto Unicef-Oms del 2017, sono più di 2 miliardi le persone che non hanno acqua potabile in casa; di queste, 263 milioni possono trovare una fonte di acqua pulita a più di 30 minuti di distanza, mentre 159 milioni sono costretti a bere acqua non trattata, recuperata da corsi d’acqua o da laghi.
L’ONU ha istituito la Giornata dell’Acqua nel 1992 proprio per focalizzare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica su questo elemento fondamentale per la vita; solo pochi anni fa, nel 2010, si è finalmente riconosciuto che l’acqua potabile è un diritto umano, con la risoluzione ONU 64/92 approvata da 142 Stati. Tuttavia, la strada è ancora lunga: mancano norme giuridiche vincolanti; in pratica i Paesi, anche quelli che hanno approvato la risoluzione, sono liberi di ignorarla.

Il tema della Giornata 2018 è “La Natura per l’Acqua”.
La proposta delle Nazioni Unite è quella di usare le soluzioni che si trovano in natura per ridurre le inondazioni, la siccità e l’inquinamento delle acque. Le soluzioni basate sulla salvaguardia del ciclo naturale dell’acqua consentirebbero di risolvere buona parte dei fattori di criticità legate all’accesso all’acqua.

(altro…)

 

Il comune di Bururi, è costituito da 28 colline. Rukanda è una di queste, situata in una zona impervia particolarmente difficile da raggiungere, c’è solo una strada asfaltata costruita negli ultimi anni e impraticabile durante la stagione delle piogge. Le circa 8.000 persone che abitano la collina sono praticamente isolate. L’isolamento fisico si ripercuote sugli aspetti più importanti della vita della comunità. Il centro medico più vicino si trova a 5 km, percorribili a piedi.

La produzione agricola è scarsa e poco diversificata, la sicurezza alimentare è precaria e si registra un altissimo tasso di malnutrizione tra i bambini. 

Istruzione e formazione dei bambini e ragazzi sono fortemente precarie a causa delle grandi distanze da dover percorrere (la maggior parte dei bambini devono camminare ogni giorno per più di 2 ore per arrivare a scuola), della cattiva condizione degli edifici scolastici e della mancanza di nutrimento adeguato.
L’accesso all’acqua potabile potrebbe aiutare a spezzare questa spirale. Attualmente le famiglie di Rukanda sono costrette a percorrere 2 chilometri a piedi per raggiungere la prima fonte di acqua potabile, con conseguenze su igiene e salute.

Guarda il video

Clicca sull’immagine per guardare la presentazione sintetica del progetto!

QUI TROVI UNA SCHEDA RIASSUNTIVA.

Obiettivi del progetto

1) Promuovere l’accesso all’acqua potabile e migliorare le condizioni igieniche di tutta la popolazione di Rukanda
2) Rafforzare la capacità della popolazione di Rukanda di gestire e mantenere le infrastrutture per l’acqua potabile
3) Migliorare le condizioni economiche delle famiglie di Rukanda attraverso il microcredito

Attività da realizzare

Il progetto prevede l’implementazione delle seguenti attività:
1. Canalizzazione di 2 fonti d’acqua situate ad un’altitudine elevata e costruzione di un sistema di adduzione d’acqua potabile (acquedotto) della lunghezza di 23,3 km. Tale sistema porterà l’acqua potabile direttamente a Rukanda dove saranno costruiti 32 punti d’acqua da cui la popolazione potrà attingervi;
2. Attività di formazione sull’igiene di base e sulla prevenzione delle principali malattie;
3. Costruzione, e formazione al loro utilizzo, di 20 servizi igienici ecologici che proteggano le falde acquifere e permettano l’utilizzo dei rifiuti organici come concime per l’agricoltura;
4. Attività di formazione sulla gestione dei beni comuni rivolte ai beneficiari diretti del progetto, ai membri del comitato comunale di gestione dell’acqua e ai leader della comunità;
5. Organizzazione dei beneficiari diretti in 32 comitati di gestione dei punti d’acqua per il mantenimento delle infrastrutture costruite;
6. Attività di formazione sul microcredito e creazione e monitoraggio di almeno 30 gruppi di microcredito comunitario per il miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie in modo che possano avere le risorse per contribuire al funzionamento delle infrastrutture garantendone il mantenimento.

 

 

Da diversi anni l’associazione CASOBU promuove in Burundi la creazione di piccoli gruppi di risparmio e credito all’interno dei quali i singoli membri, mettendo in comune i propri risparmi, autofinanziano le proprie iniziative microimprenditoriali e, con un fondo specifico, provvedono anche alle eventuali necessità impreviste degli aderenti.

CASOBU ha constatato che i frutti di tale modello di microcredito (CECI – Communautés d’Epargne et Crédit Internes/ AGR – Activités Génératrices de Revenus) non riguardano solo l’avvio di attività che permettono ai singoli di generare un reddito per emanciparsi, ma anche e soprattutto la creazione di forti relazioni di prossimità tra i membri, la condivisione dei propri obiettivi, dei propri bisogni, il rafforzamento della responsabilità e della fiducia reciproche.

Se l’attività di risparmio e credito ha successo e il gruppo è perseverante nel tempo, esso può evolversi e strutturarsi in una cooperativa di risparmio e credito. È stato questo l’obiettivo del precedente progetto a Butezi, nella provincia di Ruyigi: “Microcredito e rafforzamento del sistema cooperativo rurale”, cofinanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

Grazie ai risultati riscontrati, e alla necessità di continuare a sostenere il passaggio dai gruppi alle cooperative, AMU e CASOBU hanno nuovamente deciso di impegnarsi insieme nel progetto, sostenendo da un lato il rafforzamento delle capacità amministrative e di gestione delle cooperative già avviate a Ruyigi e accompagnando dall’altro la formazione di nuove cooperative a Bujumbura. L’esperienza dei gruppi di risparmio e credito sarà inoltre proposta a famiglie vulnerabili di Bugarama (provincia di Rumonge) allo scopo di migliorare la loro situazione economica.

Attività principali del progetto

  1. In provincia di Bujumbura, avviamento di alcune cooperative per aumentare la capacità produttiva dei gruppi di risparmio e credito già costituiti. Si sceglieranno i 10 gruppi che si sono distinti per la durata e la costanza del loro impegno e, in base alle attività generatrici di reddito che i membri hanno scelto di intraprendere, si creeranno dei comitati di gestione per le nascenti cooperative.
  2. In provincia di Ruyigi, rafforzamento delle capacità di organizzare e gestire le cooperative di risparmio e credito già create in precedenza, fino alla completa autonomia di gestione da parte dei soci. Continuerà inoltre la collaborazione con l’amministrazione locale e il CDS di Butezi (Centre de Dévelopement social) per la riabilitazione di cooperative preesistenti, alle quali i nostri gruppi possono dare un contributo.
  3. In provincia di Rumonge, costituzione di nuovi gruppi di risparmio e credito per rafforzare la capacità delle famiglie di generare reddito.
 


Il settore di intervento di questo progetto è il microcredito, attraverso il quale si vogliono migliorare le condizioni economiche delle famiglie della provincia di Ruyigi, nelle municipalità di Ruyigi e Butezi. Il modello di microcredito proposto (CECI) prevede di creare fra i beneficiari un sistema di solidarietà comunitaria, di risparmio e di credito, come fonte di finanziamento per le famiglie che partecipano.

Il progetto si propone di estendere e rafforzare i risultati di un’azione precedente, pure cofinanziata dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, grazie alla quale sono stati creati 30 gruppi di risparmio e credito.

Saranno ora creati 10 nuovi gruppi, mentre per quelli esistenti saranno proposte attività di formazione sulla gestione delle risorse e sul cooperativismo. L’idea centrale del progetto è infatti quella di avviare una cooperativa di risparmio e credito (COOPEC) creando una rete fra tutti i gruppi di microcredito.

La provincia di Ruyigi si caratterizza per un problema di inaccessibilità ai servizi finanziari, che limita le iniziative produttive degli agricoltori, a tutto vantaggio di chi pratica tassi d’interesse da usura. Con questo progetto sarà più facile per le famiglie gestire le loro attività agricole ed avviarne altre, alternative e complementari all’agricoltura.

Sono infine previsti interventi per migliorare la gestione dell’acqua potabile e la manutenzione della rete idrica (installata, nel 2009, grazie ad un altro contributo della RAFVG), a beneficio di 1.800 famiglie della zona.

Principali attività previste e risultati attesi

– Incontri di sensibilizzazione sul microcredito secondo il modello CECI
– Creazione di 10 nuovi gruppi di risparmio e credito per 200 persone
– Rafforzamento dei 30 gruppi  già esistenti per 722 persone
– Corso di formazione sul cooperativismo
– Costituzione di un Fondo di appoggio per le cooperative
– Creazione e accompagnamento di 5 nuove cooperative
– Rafforzamento delle 4 cooperative già esistenti
– Creazione di una rete fra i 30 gruppi già esistenti a Butezi per avviare la costituzione di una COOPEC locale (Cooperativa di Risparmio e Credito)
– Seminari per la gestione delle acque potabili e la risoluzione dei problemi connessi, a vantaggio di 1.800 famiglie.

 

In Burundi la guerra civile è terminata nel 2005; tuttavia nel Paese ci sono ancora migliaia di sfollati. Si tratta spesso di burundesi nati nei Paesi vicini, Tanzania e Congo, figli di genitori sfuggiti al genocidio del 1972. Rientrati in Burundi alla chiusura dei campi profughi, hanno avuto grosse difficoltà a tornare nelle loro terre d’origine: spesso orfani e privi dei documenti di proprietà, a volte hanno trovato le terre occupate da altre persone, altre volte hanno avuto paura di tornare a causa dei vecchi conflitti etnici con i vicini. Le donne sono senz’altro più colpite da questa situazione, in quanto escluse per tradizione dalla possibilità di ereditare le terre, nonostante la parità tra i sessi sancita dalla Costituzione burundese.

Anche intorno a Bujumbura, la capitale, sono presenti alcuni siti di sfollati.
A Maramvya, nel comune di Mutimbuzi, le famiglie di sfollati sono 350, in tutto circa 1.750 persone. Dal 2011 hanno dovuto spostarsi 2 volte, prima dal campo “Sabe” che era un vero e proprio acquitrino e poi dal sito Maramvya del comune di Buterere, vicino all’aeroporto. Il nuovo campo è più distante da Bujumbura e decisamente più scomodo.
Le necessità di queste famiglie, in gran parte composte da donne sole con i figli, sono molteplici: dall’abitazione all’alimentazione, dall’istruzione alle cure mediche. La situazione è grave e urgente.

La nostra controparte locale, l’Associazione CASOBU, ha individuato come priorità di intervento la legalizzazione dei documenti degli sfollati: senza essere riconosciuti come cittadini burundesi e iscritti nel comune di residenza, la loro condizione rimarrà sempre precaria e i bambini non potranno andare alla scuola primaria o accedere alle cure sanitarie, gratuite fino ai 5 anni di età.

Gli scopi principali del progetto, in sintesi, sono i seguenti:
–          aiutare gli sfollati ad ottenere i documenti di identità,
–          una volta avuti i documenti, iscrivere i bambini alla scuola primaria;
–          avviare iniziative formative per gli adulti e i giovani, mirate a trovare lavoro.
Questi obiettivi sono inseriti in un più ampio progetto di riconciliazione, che tende a costruire dialogo fra le parti sociali. La ricostruzione della convivenza multietnica e della pacificazione sono infatti presupposti essenziali per l’efficacia e la sostenibilità di ogni intervento.

Un discorso a parte merita l’accesso della popolazione del campo all’acqua potabile. Nella zona vi è una sola fontana, a circa mezzo chilometro dall’insediamento. La rete idrica è oggi inadeguata  perché costruita negli anni ’80 quando l’area era abitata da 3.000 persone. Oggi invece gli abitanti sono circa 15.000 e a volte bisogna aspettare ore prima di poter riempire la propria tanica. Nell’attesa che le autorità locali sviluppino un nuovo progetto idrico, CASOBU cercherà di adottare soluzioni per favorire il rifornimento di acqua.

Il costo complessivo del progetto è di € 80.110,00 di cui € 21.380,00 sono costituiti da apporti benevoli e valorizzati.
L’apporto monetario consiste in € 58.730,00. L’Associazione Uomo Mondo di Treviso, partner dell’AMU in diversi progetti realizzati in Burundi, ha presentato alla Regione Veneto una richiesta – approvata – di cofinanziamento per € 40.000,00. La controparte locale contribuirà per € 2.600,00. Il totale da reperire, a carico dell’AMU e degli altri partners, è quindi di € 16.130,00.

(scheda compilata il 10 maggio 2013)

12