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NL HIDE
 

La settimana scorsa una grande alluvione ha colpito il Mozambico e da subito la situazione è apparsa drammatica.

Migliaia di persone sono rimaste, nel migliore dei casi, sfollati e isolati, intere aree sono raggiungibili solo in elicottero, la macchina dei soccorsi, avviata grazie a una mobilitazione internazionale, ha cercato di tamponare una crisi che continua anche a giorni di distanza.
In alcune zone manca davvero tutto, dall’energia elettrica e il gas, fino al cibo e le materie prime per la sopravvivenza.

Come raccontato da focolare.org , ci sono componenti del

“Movimento dei Focolari nelle zone di Beira e di Chimoio. Alcuni di loro gestiscono una missione di circa 500 persone che ospita un centro di recupero (Fazenda da Esperança), una scuola, due college ed un ospedale. In questo momento tutta la missione è sommersa dall’acqua ed isolata, senza acqua potabile, luce e cibo. Fortunatamente non ci sono stati morti, ma nei dintorni ci sono state parecchie vittime. La Caritas e le autorità stanno lavorando per raggiungere le zone isolate per portare cibo e generi di prima necessità.

Ma la sfida più grande arriverà quando l’acqua sarà scesa e quando – come afferma Mons. Dalla Zuanna, vescovo di Beira, “si dovrà iniziare la ricostruzione e le luci dell’emergenza si saranno spente.”

Il coordinamento emergenze del Movimento dei Focolari, con AMU Onlus e AFN Onlus si stanno mobilitando per avviare interventi di sostegno e supporto, tenendosi costantemente in contatto con i volontari presenti in loco.

Proprio da uno di loro è arrivato un nuovo messaggio:

«Stamattina alle 5 sono uscito per dare un’occhiata nell’accampamento e conversare con l’equipe che abbiamo messo su. Nelle due scuole con 1300 persone c’è un silenzio spaventoso… Dall’altra parte del fiume ci sono ancora molte persone senza assistenza. Ieri siamo riusciti a trovare una barca e ad arrivare lì: una tristezza… più di duecento persone infreddolite e affamate completamente disorientate. Abbiamo portato cibo e oggi monteremo un altro accampamento. Abbiamo finito il combustibile e il gas e siamo a corto di medicinali. Il cibo comincia ad arrivare. Il personale sanitario è stanco, molti stanno andando via o perché non ce la fanno o perché hanno anche loro dei familiari colpiti da assistere».

 

Chi volesse può contribuire con le seguenti modalità:

Azione per un Mondo Unito ONLUS (AMU)
IBAN: IT58 S050 1803 2000 0001 1204 344
Banca Popolare Etica
BIC: CCRTIT2T
Emergenza Mozambico

Clicca qui

Oppure:

Azione per Famiglie Nuove ONLUS (AFN)
IBAN: IT55 K033 5901 6001 0000 0001 060
presso Banca Prossima
Codice SWIFT/BIC: BCITITMX
Emergenza Mozambico

 

Foto WFP, tratta da focolare.org

 

 

“Nessuno sia lasciato indietro” è il titolo e il monito lanciato dalle Nazioni Unite tramite il “Rapporto Mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2019” pubblicato in occasione della Giornata mondiale dell’acqua 2019.

Una fotografia della situazione attuale e della ingiusta distribuzione delle risorse idriche che rimanda a problemi legati non solo alle infrastrutture, ma a processi di sfruttamento e mancata emancipazione di intere popolazioni.
Le Nazioni unite hanno più volte ribadito il “Diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari” come diritto di base, inalienabile, non temporaneo né revocabile.
L’accesso all’acqua e ai servizi igienici è fattore indispensabile nel processo di rimozione delle disuguaglianze economiche e sociali.
Ancora nel 2015, ricorda il rapporto, oltre 2,1 miliardi di persone, cioè il 29% della popolazione mondiale, non aveva accesso all’acqua potabile in maniera sicura e continuativa e ancora 2,3 miliardi di persone, circa un terzo della popolazione mondiale, non aveva accesso ai servizi igienico- sanitari di base e più di 800 milioni di persone defecavano all’aperto (Fonte WHO/Unicef 2017).
La scarsità d’acqua, dovuto anche a cambiamenti climatici e fenomeni legati alla siccità, e l’impossibilità a un accesso sicuro e regolare sono fonte di grande discriminazione tra i popoli e causa della grande vulnerabilità di alcune popolazioni. Recentemente, sempre le Nazioni Unite, hanno puntato il faro sull’aumento delle migrazioni dovute alle condizioni climatiche avverse, tra queste, la mancanza di acqua è una delle più persistenti.
Il Rapporto si conclude con una riflessione che chiama in causa l’impegno di tutti, singoli cittadini, Stati, Istituzioni e ONG:
“Migliorare la gestione delle risorse idriche e garantire l’accesso ad acqua potabile e a impianti igienico-sanitari sicuri ed economicamente accessibili per tutti costituisce un fattore essenziale per sradicare la povertà, costruire società pacifiche e prospere e garantire che “nessuno sia lasciato indietro” lungo il percorso verso lo sviluppo sostenibile. Si tratta di obiettivi che possono tutti essere conseguiti, purché sussista la volontà collettiva di farlo.”

Con questo spirito AMU rinnova il suo impegno per la campagna Mondiale per il diritto all’acqua e, attraverso il suo impegno concreto, per fornire accesso ad acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari alle popolazioni ancora tagliate fuori da una equa distribuzione di queste risorse.

Scarica qui la sintesi del Rapporto

Scopri il progetto “Acqua, fonte di vita e di sviluppo” per portare acqua potabile e servizi igienico-sanitari alla popolazione della collina di Rukanda in Burundi

 

 

Una delle conseguenze dei molti anni di guerra e di scontri è il gran numero di persone con disabilità fisiche causate da menomazioni, fratture complesse e lesioni. La situazione è ancora più critica a causa della diminuzione di servizi e presidi sanitari.
Anche le persone con bisogni specifici e diverse abilità dalla nascita, hanno visto un peggioramento dei servizi di assistenza e cura loro dedicati.
Le difficoltà che nascono da queste situazioni non sono legate solo all’aspetto economico, dato l’alto costo dell’assistenza, ma anche alla necessità di supportare persone e famiglie che non sono preparate e spesso non hanno i mezzi per poter ricevere cure mediche e trattamenti adeguati. Da qui l’idea di un progetto che accanto alla fornitura di servizi di fisioterapia e riabilitazione fisica, offrisse anche un supporto per l’inclusione sociale e il benessere psicologico delle persone disabili e delle loro famiglie.

Il progetto “PROGETTO DI FISIOTERAPIA FUNZIONALE PER I FERITI DI GUERRA” si rivolge a 450 persone che riceveranno cure fisioterapiche; 200 persone riceveranno protesi ortopediche e circa 300 saranno messe in contatto con associazioni e enti preparati per un’assistenza di tipo psicologica e sociale.

Scopri di più sul progetto e come sostenerlo! http://www.amu-it.eu/2019/03/18/progetto-di-fisioterapia-funzionale-per-feriti-di-guerra/?lang=it

 

A Marzo si celebra la Giornata Internazionale della Donna, che nasce per rinnovare l’impegno costante contro ogni discriminazione, violenza e abuso e per promuovere maggiore consapevolezza delle capacità e del ruolo delle donne nella società.

I progetti AMU sono da sempre attenti al rispetto e alla promozione dell’uguaglianza, della pari dignità e della parità dei diritti tra uomini e donne. Insieme alle protagoniste vogliamo costruire un mondo in cui nessuna donna debba soffrire le conseguenze di una discriminazione e in cui tutte le donne e gli uomini possano concorrere, grazie alle loro capacità, a una società più solidale ed equa.

#Mesedelladonna #Paridignita #Paridiritti

 

Zina è una donna irachena rifugiata in Giordania con la sua famiglia. E grazie a un’opportunità d’oro, può tornare a costruire il suo presente e pensare in maniera positiva al futuro.

Zina ha tre figlie: una di 17 anni, una quindicenne e l’ultima di 8 anni. Quando erano in Iraq le ragazze potevano studiare, seguendo un corso di studi internazionale, suo marito era segretario del vescovo e seguiva la costruzione di alcune strutture religiose e la loro vita scorreva serena. Proprio per il lavoro di suo marito, lui, Zina e la loro famiglia hanno subito gravi minacce da parte di una tribù islamica, fino a quando nel 2016 sono stati costretti a lasciare la loro città migrando verso la Giordania e lasciando tutto quello che avevano.

Al loro arrivo avevano solo i pochi soldi ricavati dalla vendita dell’auto, appena sufficienti per affittare una casa per il primo periodo.

Ben presto anche questi risparmi sono terminati e hanno iniziato a incontrare le prime difficoltà, soprattutto perché gli iracheni rifugiati in Giordania non possono ottenere un permesso per lavorare in maniera regolare nel Paese.

Grazie a un amico hanno saputo dei servizi di assistenza di Caritas Jordan, così hanno potuto sostenere le spese di sussistenza immediata e le loro figlie sono tornate a studiare. Oggi, dopo i primi momenti di spaesamento, frequentano la scuola Saadeh, hanno trovato nuovi amici e sono migliorate anche nel profitto scolastico.

Nel marzo 2017, Zina ha sentito parlare dei corsi di formazione offerti dalla Caritas Jordan attraverso il progetto AMU e si è iscritta al modulo di cucina, potendo contare anche sui trasporti per raggiungere il centro della scuola e il pranzo durante i corsi.

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