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Riportiamo un articolo pubblicato sul sito www.repubblica.it, che illustra la ripartizione degli aiuti italiani per la Cooperazione internazionale. L’articolo originale si può leggere a questo link >>>

Sfiorano il mezzo miliardo di euro gli stanziamenti 2016 dell’AICS, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo che ha ereditato dal Ministero degli Esteri la gestione dell’aiuto pubblico ai Paesi poveri, per renderlo più trasparente ed efficiente. Alla società civile però sono andati solo 24 milioni per progetti di sviluppo (più 40 per gli interventi di emergenza). Lo rivela la relazione annuale 2016, la prima significativa visto che l’Agenzia ha iniziato a operare nel 2015.

Insufficiente il coinvolgimento delle Ong. Finanziati un quarto dei progetti presentati e solo il 5% delle risorse per progetti di sviluppo. Le organizzazioni della società civile, che la legge sulla cooperazione ha inserito a pieno titolo tra i soggetti chiave, hanno ricevuto per progetti di sviluppo solo 24 milioni di finanziamenti, il 5% delle risorse a disposizione dell’Agenzia. 56 i progetti approvati, su 212 presentati. Il grosso degli investimenti dell’Agenzia va ai Governi dei Paesi beneficiari. “Non vogliamo certo cancellare la cooperazione diretta tra governi, ma un ruolo un po’ più incisivo della società civile migliorerebbe anche l’efficacia dei progetti governativi, perché aumenta la partecipazione delle comunità e le rende più attive” spiega Silvia Stilli, la portavoce di AOI, l’associazione che riunisce la maggior parte delle ong italiane. (altro…)

 

Nuove storie di migrazione e integrazione in questo video sul progetto Fare Sistema oltre l’Accoglienza.

 

Grazie a tutti gli amici che hanno organizzato a Rovereto (TN) una riuscitissima cena solidale per le famiglie siriane! Ce la raccontano Luca e Laura Matassoni.

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«Sabato 4 marzo si è svolta la seconda edizione della cena solidale in favore delle famiglie siriane a Rovereto e questa volta si è cercata una sala più grande di quella dello scorso anno confidando di poter raggiungere più persone. E così è stato: gli ultimi giorni delle iscrizioni è stato sorprendente vedere il numero che continuava a salire e il passaparola che si diffondeva.

Grazie ad alcuni membri del gruppo organizzatore in contatto con gli animatori dei gruppi giovani della parrocchia è stato possibile organizzare per il venerdì sera precedente un incontro di sensibilizzazione sulla situazione in Siria per un gruppo di oltre 70 giovani. Un politico locale, che ha lavorato per fare arrivare a Trento alcuni profughi siriani grazie all’apertura di un corridoio umanitario, ha raccontato la sua esperienza. Assieme a lui c’erano alcuni giovani siriani e Marilena e Silvano Lorenzi, la famiglia che lo scorso anno ci ha fatto conoscere la situazione siriana da vicino. I giovani sono stati colpiti e molti di loro si sono resi disponibili per il servizio alla cena del giorno dopo. (altro…)

 

Un’iniziativa di AMU Portogallo per contrastare la disoccupazione ha ottenuto apprezzamenti anche dalle istituzioni pubbliche.

C’erano una volta i Paesi ricchi e i Paesi poveri, il divario fra Nord e Sud del Mondo era chiaro e i confini ben delineati. Oggi la distinzione non è più così netta e la crisi economica ha fatto emergere anche in Europa delle aree di povertà che in passato erano tenute sotto controllo.

In Portogallo circa il 12% della popolazione è senza lavoro; la disoccupazione giovanile si aggira invece attorno al 28%. Per contribuire a limitare questo problema, a partire dal 2015 l’AMU del Portogallo ha avviato il progetto RAISE, parola che in inglese significa “sollevare”, ma è anche l’acronimo di Risposta Alternativa di Integrazione Sociale e Imprenditorialità.

La prima fase delle attività si è conclusa con ottimi risultati:
– 50 persone disoccupate sono state accompagnate con percorsi di integrazione, di formazione e di tirocinio;
– 20 persone hanno trovato lavoro presso terzi;
– è iniziata la collaborazione con alcune aziende del territorio;
– è stata costituita un’azienda a gestione famigliare.

Uno dei punti di forza del progetto, apprezzato anche dalle istituzioni pubbliche, è l’approccio personalizzato con ciascuno dei partecipanti, che permette di avviare per ognuno il percorso più adatto alle sue capacità e possibilità.

Un particolare ambito della formazione riguarda principi, valori e metodologia dell’Economia di Comunione: è un aspetto importante per non ricadere negli errori di un’economia malata e fine a se stessa, e costruire una rete di relazioni solidali, unica vera garanzia per il futuro.

Per maggiori dettagli, vai alla scheda progetto e leggi l’articolo su AMU Notizie n. 2/2016.

 

Un progetto per i profughi iracheni in Giordania

La Giordania, con i suoi 6 milioni di abitanti, accoglie oggi 2,7 milioni di rifugiati. I rifugiati iracheni sono solo (si fa per dire!) 60 mila, mentre quelli siriani regolarmente registrati sono dieci volte tanto.

Una realtà impressionante perché documenta – scrive il direttore generale di Caritas Giordania per l’Agenzia Fides – «che le nazioni più ricche e avanzate ospitano un numero esiguo di profughi, nonostante in quei Paesi ci siano forze che guadagnano potere proprio fomentando il rifiuto per gli immigrati.»

«La Giordania è aperta a tutti – continua il direttore della Caritas Wael Suleiman, siamo consapevoli di svolgere una missione umanitaria importante, e vogliamo continuare.» La situazione però è “esplosiva” e “tanti giordani sono adesso più poveri di molti immigrati”.

L’AMU ha deciso di impegnarsi insieme alla Caritas per contribuire ad alleviare questa emergenza, con un progetto che va a beneficio dei profughi iracheni i quali, a differenza dei profughi provenienti dalla Siria, sono meno tutelati e non hanno il permesso di stipulare contratti di lavoro regolari. Il progetto, che si rivolge anche a cittadini giordani in necessità, consiste in una serie di attività formative per mettere circa 200 persone in grado di trovare un lavoro o di avviare un’attività propria. Si stanno inoltre allestendo diversi microprogetti dove i beneficiari possano fare pratica durante il periodo di formazione e, se l’attività si consolida, trovare stabilmente lavoro.

Tutti i dettagli nella scheda progetto >>>