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Lo studio e la formazione sono aspetti fondamentali per crescere, ma nello spazio “Generazione di Speranza” al centro ci sono i ragazzi, le loro storie, le loro esigenze, in un percorso di sviluppo completo da svolgere insieme alle loro famiglie e alla comunità.

Per questo accanto alle attività di supporto allo studio, ai corsi di inglese che diventano di anno in anno sempre più efficaci, ci sono anche quelle dedicate a chi ha particolari esigenze.

Chi ha difficoltà nell’apprendimento, nell’ultimo anno scolastico sono stati 6 bambini, o chi ha difficoltà nel linguaggio e nell’espressione, nell’ultimo anno 12 ragazzi del centro e 4 che venivano da fuori solo per questo,  ricevono un sostegno importante, visto anche il costo elevato di queste attività fuori dal centro.

Ancor più importanti, per i ragazzi e le loro famiglie sono anche il supporto psicologico e le attività “extra”: quest’anno quasi tutti hanno partecipato alla pulizia delle vie vicino la scuola, un’attività che ha coinvolto grandi e piccini, intere famiglie che hanno imparato a prendersi cura di un bene comune senza dover aspettare che se ne occupasse qualcun’altro.

E  ora tutti aspettano di ripetere la bella esperienza di condivisione e divertimento vissuta lo scorso anno decorando l’albero di Natale. E ancora di cimentarsi con le attività di teatro e danza organizzate per e con i ragazzi.

Tutto questo significa tutelare il diritto dei piccoli a essere bambini, sereni e felici, per vivere al meglio esperienze di formazione completa, che li renderà donne e uomini liberi, sinceri e consapevoli.

 

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Il progetto “Bayt Al Atfal” a Damasco (Siria) è un intervento di doposcuola che aiuta i ragazzi a conseguire i diplomi di scuola media e scuola superiori, fondamentali per un futuro lavorativo.

Simon è un ragazzo che vive in Siria, abitava in un villaggio a 1h e 30 minuti da Damasco e  viene una famiglia modesta, con il papà contadino e la mamma che produce e vende qualche formaggio, per aiutare il bilancio famigliare.
Come in tutta la Siria, a causa della guerra, anche nella scuola di Simon la qualità dell’insegnamento scolastico è molto basso: molti professori hanno lasciato il Paese e le scuole non bombardate sono sovraffollate.
Simon sta ultimando gli studi per conseguire la maturità scientifica, ma in queste condizioni è molto difficile, per questo decide di andare a Damasco e iscriversi a una scuola privata, come cercano di fare tutti per avere una preparazione adeguata. Damasco però è la città più costoso della Siria e le lezioni private sono molto dispendiose.
Fortunatamente a Damasco Simon può contare sull’ospitalità di una zia e per mantenersi decide di lavorare durante i 3 mesi estivi e, poi, con 3 amici ha comprato 3 alveari per fare del miele e venderlo.
Simon ha 17 anni, ma è molto determinato e vuole raggiungere il suo obiettivo. Proprio questa determinazione, la sua storia e l’impegno che dimostra ha convinto i responsabili del centro ad accoglierlo: contribuirà coprendo solo il 15% dei costi e gli insegnanti, per contribuire, hanno deciso di comprare il miele da lui e i formaggi da sua madre.

La storia di Simon ha coinvolti tutti, così come capita spesso per gli iscritti a “Bayt Al Atfal”. Da qui e da queste storie, si comincia a rigenerare la Siria del futuro.

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La consegna ufficiale delle infrastrutture idriche, per l’acqua potabile a Rukanda, diventa una festa

Negli interventi che l’AMU porta avanti è fondamentale la sostenibilità nel tempo e il coinvolgimento delle comunità locali , sia nella fase di progettazione e realizzazione dei programmi, sia nella fase di gestione delle risorse e delle infrastrutture in modo responsabile e oculato.

Il progetto “Acqua fonte di vita e sviluppo”, anche grazie al contributo della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) e attraverso il lavoro e la formazione tecnica da parte dell’AMU e di CASOBU (la nostra controparte locale), ha permesso la costruzione di una rete di serbatoi d’acqua con una capacità totale di circa 105m3, 32 fontane servite da un acquedotto di 23 km.

In una giornata che si è trasformata in un momento di festa per la comunità, CASOBU ha svolto le ultime verifiche tecniche. Ora, con il passaggio di consegne alle istituzioni locali, incaricate di prenderle in gestione e formare i cittadini sul loro uso consapevole e sulla loro manutenzione, le infrastrutture appartengono totalmente alla comunità di Rukanda.

È stato un momento indimenticabile per gli abitanti della collina, un grande orgoglio per la comunità, che è stata fondamentale fin da subito con il proprio lavoro per raggiungere l’obiettivo primario: l’acqua potabile.

 

Ripubblichiamo e condividiamo il saluto a Eugenio Melandri,  pubblicato sul sito del CIPSI,  riconoscendoci nelle parole del presidente Guido Barbera  https://cipsi.it/2019/10/ciao-eugenio/

Ciao Eugenio,

“La morte non è una fiaccola che si spegne, ma una lucerna che viene portata fuori perché è giunta l’alba…”.

Questa mattina ci hai lasciato per “la grande vacanza” della vita eterna. Lo hai fatto, felice per il cammino percorso lungo le mille strade del tuo servizio, come abitante di questa piccola terra, come uomo, come sacerdote, come politico, come servitore… ed infine, di nuovo, come sacerdote. GRAZIE EUGENIO.

Ti ho incontrato la prima volta sotto una tenda mentre, giovane prete missionario saveriano, ti preparavi a celebrare la S. Messa al termine di un incontro giovanile. Fin da quel primo saluto, mi hai trasmesso gioia: gioia di vivere, gioia di lottare, gioia di Amare.

Poi, ho imparato a conoscerti lungo 40 anni di cammino insieme, ben 35 nel CIPSI, che ci ha visto insieme a tanti amici in campagne, iniziative, battaglie… Anche come direttore editoriale della rivista Solidarietà internazionale, Ti ho seguito dal 1980 in poi quando, come direttore della rivista dei Saveriani Missione Oggi, con Padre Zanotelli a Nigrizia, avete risvegliato le coscienze di tanti giovani ed amici sui temi della pace, della cooperazione, della fame, della giustizia, dell’Africa.

Pace, Obiezione di coscienza, vendita delle armi, basi nucleari, obiezione alle spese militari, disarmo unilaterale…, non erano solo slogan, ma impegni concreti. Non erano progetti, ma marce, occupazioni, dimostrazioni, che coinvolgevano migliaia di giovani, fino a trasformarsi anche in leggi dello stato italiano.

Ci hai aiutato a costruire quell’anima sociale, quel coraggio sociale, quell’utopia ed entusiasmo che oggi forse abbiamo un po’ perso. Abbiamo veramente imparato che, insieme, ce la potevamo fare a cambiare le cose. Forse, anche questo, ti ha portato a metterti in gioco nelle elezioni europee del 1989, consapevole che questa scelta l’avresti duramente pagata con la sospensione a divinis dal tuo ministero presbiteriale. Sapevi però, che anche in politica è possibile servire i poveri. Credevi ed hai sempre creduto che la politica deve essere al servizio dei deboli e dei diritti. Non del potere e dei primi. In questo, hai sempre vissuto il tuo ministero.

Già da quegli anni ti sei schierato dalla parte dei diritti degli immigrati, ma la pace era il tuo grande obiettivo di vita, e nel dicembre 1992 con altri parlamentari italiani sei stato tra i protagonisti della Marcia della Pace promossa dall’associazione ‘Beati costruttori di pace’ per interrompere l’Assedio di Sarajevo.

Sei stato fratello e padre allo stesso tempo. Ci sei stato accanto, ci hai accompagnato, sostenuto… nei momenti belli, ma soprattutto in quelli difficili e scuri. Sempre con rispetto: magari con il tuo linguaggio “fiorito”, ma sempre pieno di quella Speranza che porta in sé solo un uomo felice, perché libero da ogni egoismo. Hai percorso le “mille” strade del mondo da nord a sud e da est ad ovest, a fianco di piccoli e di potenti, ma soprattutto con le donne e i violentati-schiacciati dai poteri di ogni genere, sempre con quell’Amore verso il prossimo, come a te stesso. Per te, non ci sono mai stati né primi, né secondi. Tantomeno ci sono oggi primi o ultimi. Esisteva, il prossimo. Esisteva, una sola umanità. Per questo, caro Eugenio, il tuo posto, sarà sempre con noi, con le donne africane, con gli africani, con i violentati, in ogni periferia, in ogni barcone.

Oggi, con la tua voce, si è spenta una delle voci più forti ed autentiche dell’Africa di oggi. Quell’Africa violata e derubata che non ha mai chinato la testa, ma che rappresenta il futuro dell’umanità intera. Oggi si è spenta una voce forte del pacifismo italiano e mondiale. Una voce contro ogni individualismo e divisione, perché individualismi e divisioni non aiutano nessuno, dividono e facilitano i poteri.

Caro Eugenio, ti porteremo con noi ogni giorno, in ogni istante, in ogni nuova battaglia, e siamo certi che ci aiuterai ad essere uniti nella giusta direzione. Sei stato e sarai ancora semplicemente, la nostra “ala di riserva”.

Vogliamo quindi salutarti con questi versi di un altro testimone unico, a cui eri tanto vicino, Don Tonino Bello:

 “Signore, dammi un’ala di riserva”

Voglio ringraziarti, Signore per il dono della vita;

ho letto da qualche parte che gli uomini hanno un’ala soltanto:

possono volare solo rimanendo abbracciati.

A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare,

Signore, che tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta,

forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me; per questo mi hai dato la vita:

perché io fossi tuo compagno di volo.

Insegnami, allora, a librarmi con Te, perché vivere non è trascinare la vita,

non è strapparla, non è rosicchiarla,

vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento.

Vivere è assaporare l’avventura della libertà.

Vivere è stendere l’ala, l’unica ala,

con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te.

Ma non basta saper volare con Te, Signore.

Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare.

Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi.

Non farmi più passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala,

l’unica ala inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine

e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te;

soprattutto per questo fratello sfortunato, dammi, o Signore, un’ala di riserva.

Ciao Eugenio.

Guido Barbera e tutti gli amici e le amiche del CIPSI

 

I funerali di Eugenio Melandri si terranno martedì 29 ottobre alle ore 11 presso la chiesa della Casa dei Saveriani, via Monsignor Bertaccini snc, SAN PIETRO IN VINCOLI (Ravenna). La bara sarà esposta nella cappella esterna della casa, dalle ore 9 alle 10,30. La sepoltura avverrà presso la chiesa di San Ruffillo, via San Ruffillo 1, BRISIGHELLA (RA). Eugenio ha chiesto di non comprare fiori, ma piuttosto donare somme ai poveri.

 

Il 17 ottobre è la giornata mondiale del rifiuto della miseria e della povertà, uno dei nostri impegni quotidiani attraverso i nostri progetti.

La celebrazione della Giornata Mondiale del Rifiuto della Miseria e del contrasto alla povertà risale al 17 ottobre 1987, quando più di 100.000 persone si riunirono a Parigi (dove nel 1948 fu firmata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo) per onorare le vittime della povertà, della violenza e della fame.*

La situazione mondiale

Trentadue anni dopo, nel mondo sono 783 milioni le persone che vivono sotto la soglia internazionale di povertà di 1,90 $ al giorno, la maggior parte vive in due regioni: l’Asia Meridionale e l’Africa sub-Sahariana.
Alti tassi di povertà si riscontrano spesso in paesi piccoli, fragili e vittime di conflitti, e, fino al 2016, solo il 45% della popolazione mondiale era effettivamente tutelata da almeno una protezione sociale in denaro.**

L’impegno di AMU

Per AMU, rifiutare la miseria significa proporre ogni giorno iniziative e progetti per riuscire a migliorare la qualità della vita di persone e comunità in grave difficoltà.
In questa prospettiva, AMU prova ad agire come una scintilla, una piccola fiamma utile per accendere un fuoco che deve trovare solo una via per liberarsi, nel modo migliore. Un supporto iniziale fatto spesso di formazione e organizzazione, per sostenere le persone in difficoltà ad agire nel migliore dei modi e sfruttare le proprie energie per superare ostacoli che ingabbiano le loro possibilità.

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