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Il 17 ottobre è la giornata mondiale del rifiuto della miseria e della povertà, uno dei nostri impegni quotidiani attraverso i nostri progetti.

La celebrazione della Giornata Mondiale del Rifiuto della Miseria e del contrasto alla povertà risale al 17 ottobre 1987, quando più di 100.000 persone si riunirono a Parigi (dove nel 1948 fu firmata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo) per onorare le vittime della povertà, della violenza e della fame.*

La situazione mondiale

Trentadue anni dopo, nel mondo sono 783 milioni le persone che vivono sotto la soglia internazionale di povertà di 1,90 $ al giorno, la maggior parte vive in due regioni: l’Asia Meridionale e l’Africa sub-Sahariana.
Alti tassi di povertà si riscontrano spesso in paesi piccoli, fragili e vittime di conflitti, e, fino al 2016, solo il 45% della popolazione mondiale era effettivamente tutelata da almeno una protezione sociale in denaro.**

L’impegno di AMU

Per AMU, rifiutare la miseria significa proporre ogni giorno iniziative e progetti per riuscire a migliorare la qualità della vita di persone e comunità in grave difficoltà.
In questa prospettiva, AMU prova ad agire come una scintilla, una piccola fiamma utile per accendere un fuoco che deve trovare solo una via per liberarsi, nel modo migliore. Un supporto iniziale fatto spesso di formazione e organizzazione, per sostenere le persone in difficoltà ad agire nel migliore dei modi e sfruttare le proprie energie per superare ostacoli che ingabbiano le loro possibilità.

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Il 17 ottobre sarà la giornata mondiale contro la povertà.

AMU si impegna da sempre per sostenere interventi che aiutino le persone ad uscire dalle difficoltà: tra questi, il programma PROFOR in alcune comunità del Brasile.
Grazie a questo progetto, giovani imprenditori con idee chiare e tanta voglia di fare seguono percorsi di formazione volti a valorizzare le proprie capacità lavorative e imprenditoriali, gettando le basi per il proprio futuro.

Scopri e sostieni il nostro progetto su www.amu-it.eu

 

 

 

 

di Michele Zanzucchi – giornalista di “Città Nuova” e Direttore Responsabile di AMU Notizie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in https://www.cittanuova.it/siria-molte-menzogne-poche-verita/
Quando si cerca di capire la nuova guerra che sta colpendo la zona curda nel nord della Siria, ci si arena subito. Difficile avere un’idea reale degli schieramenti in campo e delle loro intenzioni. Poche sono le certezze, ma drammatiche

La guerra è il regno della menzogna, lo sanno anche i bimbi. Anche se gli adulti hanno bisogno di credere alle bugie per concedersi una realtà accomodante. La guerra nel nord della Siria, nel Rojava curdo, non fa eccezione. Anzi, se possibile, è la quintessenza dell’infinita guerra spezzettata in cento diversi conflitti che da 70 anni sconvolge il Medio Oriente, in un macabro tutti contro tutti. È l’ennesimo episodio del serial “giochiamo alla guerra” in Medio Oriente.

Trump ha cominciato, questa volta, togliendo qualche centinaio di soldati che assicuravano l’equilibrio nella zona, rompendo l’alleanza che lo legava ai curdi, alleati considerati decisivi nella guerra al Daesh. Se ne va tra i soliti tentennamenti semantici, definendo «guerre ridicole» quelle che vuole lasciare. Ridicole forse per lui alla Casa Bianca, non per chi le subisce. E per risalire la china nell’opinione pubblica, Trump minaccia misure economiche contro la Turchia.
Erdogan è da sempre un campione delle menzogne a fini egemonici. Anche questa volta sbandiera il pericolo del terrorismo curdo, dimenticando che in questi mesi la Turchia doveva restituire alla Siria una striscia di terreno lungo il confine siriano, passatogli dalla Francia nel 1939. Invece raddoppia, attacca e vuole annettere una striscia di altri 30 chilometri per salvare la sua poltrona, visto che in Turchia le opposizioni, dopo aver conquistato Istanbul e Ankara, cominciano a fare paura al potere costituito.

Anche l’Europa non è innocente. Tutti i grandi leader si sono subito messi a gridare: “All’embargo, all’embargo delle armi”, ma ovviamente su quelli futuri, non su quelli in essere, business is business. Quindi conseguenze pari a zero. Con la costante attenzione ai tre milioni e passa di profughi siriani e iracheni che ancora vivono in Turchia ma col solo desiderio di andarsene il prima possibile. Si continua a pagare Erdogan per il presunto blocco delle folle disperate mediorientali, ma nei confronti delle opinioni pubbliche bisogna pure andare in tv e fare i paladini dei diritti umani. Corollario: i migranti ripartono? Da mesi la Grecia riceve ogni giorno centinaia di siriani e altri disperati. In realtà il flusso è già ripartito.

Putin tace, o parla il meno possibile. Putin gongola di fronte all’abbandono del campo da parte del grande concorrente d’Oltreoceano. Invita la Turchia alla calma, ma il sospetto è che sia della combine, per accentuare ulteriormente il riavvicinamento tra Mosca e Ankara, dopo aver sfiorato appena qualche anno fa una guerra tra titani. Il sospetto verterebbe in particolare sulla spartizione del nord della Siria: Idlib, Afrine e Jerablus tornino sotto Damasco, il nord vada pure ai turchi, e tanto peggio per chi vi abita.

Si dice pure che il Daesh stia rialzando la testa: può essere, certamente dei 120 mila “terroristi” o “ribelli” (dipende dai punti di vista), ammassati dall’alleanza siriano-russa nel nord del Paese (c’è di tutto, dalla “vecchia” al-Qaeda al Daesh, da al-Nusra ai tanti gruppuscoli dell’ultima generazione) qualcuno sta menando le mani. Se una parte di questi stanno combattendo con la Turchia (il Medio Oriente, vedi la guerra in Yemen, è ormai teatro soprattutto di guerre tra mercenari, o contractor che dir si voglia), è anche vero che il Daesh è sin dall’inizio una grandissima menzogna in sé, alla cui genesi hanno collaborato direttamente o indirettamente gran parte degli attuali attori sullo scacchiere siriano e iracheno.
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Dopo l’emergenza del terremoto del 2016, contrastare la povertà in Ecuador significa puntare sulla formazione umana e professionale delle comunità locali.

In occasione della giornata mondiale contro la povertà del 17 ottobre, sostieni il progetto “SUNRISE Ecuador” di AMU, focolare.org e FEPP

Vai su: http://www.amu-it.eu/…/ricostruzione-post-terremoto-ecuad…/…

 

 

di Stefano Comazzi e Stefania Nardelli

Chi segue le nostre pagine certamente avrà sentito o letto più volte i pensieri di Luigino Bruni sulla felicità pubblica o sul rapporto tra ricchezza e felicità: “Chi ha lasciato il proprio segno buono sulla terra, non ha vissuto la vita inseguendo la propria felicità. L’ha considerata troppo piccola. L’ha vista, qualche volta, ma non si è fermato a raccoglierla; ha preferito continuare a camminare dietro a una voce. Alla fine della corsa non resterà la felicità che abbiamo accumulato, ma se resterà qualcosa saranno cose molto più vere e serie. Siamo molto più grandi della nostra felicità.” (https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/la-voce-dei-giorni-editoriali-bruni-luigini). Pensieri come questo ci hanno accompagnati in un contesto davvero unico, quello dello scenario della zona del Barolo nel cuore delle Langhe dove paesaggio, clima, laboriosità ed ingegno umani, storia patria si fondono in un unicum affascinante e coinvolgente. È proprio quel contesto era stato scelto per accogliere un evento speciale: i primi 50 anni di attività dell’azienda RIDIX di Torino, una delle prima aziende che aderirono alla nascente proposta dell’Economia di Comunione.

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