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Aggiornamento
 

Un club nel quale si ritrovano i ragazzi di Shubra, al Cairo: bambini e ragazzi dall’infanzia negata che ritrovano qui la gioia di vivere. E’ l’esperienza del progetto “Ragazzi a rischio” promosso dalla Fondazione Koz Kazah, di cui riportiamo un breve aggiornamento.

Ogni domenica ci incontriamo nel nostro club che abbiamo nominato “Ebn Masr” che vuol dire Figlio dell’Egitto. E’ ormai un punto di ritrovo per i ragazzi del quartiere Shubra del Cairo. Hanno tra i 7 e i 15 anni: tutti lavorano, alcuni studiano e lavorano. In questi primi mesi hanno frequentato il centro circa 70 ragazzi; una trentina di loro partecipa tutte le domeniche alle attività del club, altri possono venire solo saltuariamente perché a volte lavorano anche di domenica.

All’inizio il loro comportamento era difficilissimo, litigi, parolacce…, li vedevamo sempre arrabbiati, abituati come sono a “lottare” tutto il giorno! C’era anche un forte autoritarismo da parte dei ragazzi più grandi sui piccoli. Arrivavano malvestiti e sporchi, non solo perché sono poveri, ma anche perché nelle loro famiglie non c’è il senso dell’igiene. Certo si capisce… conoscendo l`ambiente in cui sono cresciuti. Quando siamo andati a visitare le loro famiglie abbiamo potuto vedere dove vivono: nessuno di loro abita in un appartamento, ma ogni famiglia affitta solo una stanza dove dormono circa 8 persone. Poi la cucina e il bagno sono in comune con altre famiglie.

Attraverso le attività proposte: sport, momenti di dialogo e confronto, laboratori, attività artistiche… questi ragazzi a cui sembra sia stata tolta l’infanzia, ritrovano un ambiente che dà loro la possibilità di essere quello che sono: ragazzi! Ritrovano la gioia del gioco, si sentono considerati e rispettati… anche il semplice gesto di preparare per loro il pranzo li rende felici. Alcuni ci hanno chiesto di insegnare loro a leggere e scrivere.

Si sente che il rapporto fra di loro è cambiato. Litigano raramente e chiedono scusa quando sbagliano. Ormai sono i ragazzi stessi che spiegano le regole del club ai nuovi arrivati. Hanno capito l`importanza di avere una disciplina che ordina i rapporti tra tutti, ne sono convinti e l’applicano anche a casa.

Corso di formazione per assistenti domiciliari

Un altro progetto promosso dalla Fondazione Koz Kazah è un corso di formazione per assistenti domiciliari. Le ragazze che hanno concluso il primo corso, tenutosi nel 2009, stanno attualmente assistendo 6 famiglie. Sono seguite e il loro lavoro è monitorato da personale qualificato. La loro formazione è continua. Ogni 15 giorni è prevista una riunione di valutazione e confronto e un incontro di formazione con medici specializzati. Le famiglie sono molto contente del servizio che viene offerto. In questo momento l’assistenza viene data a famiglie che possono pagare il servizio. Koz Kazah vorrebbe poter offrire questo servizio anche ad alcune famiglie che non dispongono dei mezzi economici per ricevere l’assistenza.

Nei prossimi mesi si consoliderà l’esperienza e la formazione del primo gruppo di ragazze.

Per il prossimo anno è prevista una nuova edizione del corso per altre 10 ragazze.

Hanaa Kaiser e Joseph Assouad

(testo e foto da AMU Notizie n. 1/2010)

 

Sembra quasi una “prima” di teatro l’inaugurazione del “Primizia Training Centre” di Uthiru, alla periferia di Nairobi: fino al giorno precedente sembra che niente funzioni poi, imprevedibilmente, tutto va a posto. Il responsabile locale ci racconta la gioia del primo pane sfornato e la solennità festosa dell’inaugurazione.

Abbiamo scaricato il container e messo le macchine nelle loro postazioni. Sono forni, impastatrici e tante altre piccole attrezzature. E’ il 9 gennaio e ci sono ancora tante cose da fare…

Inizialmente (per un paio di mesi) cominceremo con le prove di produzione, i test di mercato e, speriamo, le vendite. Contemporaneamente si farà la formazione degli impiegati e, finalmente, i corsi per gli studenti.

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Il 21 gennaio è stato il grande giorno della tanto attesa inaugurazione di “Primizia”. Una panetteria moderna, funzionale, con macchinari che già a prima vista “sanno” di qualcosa di grande. Localizzata alla periferia di Nairobi, ha sfornato il primo pane, e poi pagnotte, paste di tutti i tipi, pizze e pizzette per la gioia dei più di 100 amici che sono venuti da tante parti a festeggiare con noi un “miracolo”. Parliamo proprio di miracolo perché neanche noi potevamo credere alle meraviglie che abbiamo visto e assaggiato. Miracolo perché, come spesso capita da queste parti, nei giorni precedenti niente funzionava: l’elettricità è venuta a mancare, il forno maestro dava segni di malfunzionamento, l’idraulico non aveva completato i lavori, la camera di lievitazione era stata fissata male, il gas non si trovava… Il giorno prima finalmente e, sembra, magicamente tutto si mette a posto!

Cominciamo con la Messa all’aperto. La panetteria è ancora chiusa: finché non sarà benedetta nessuno può metterci piede! Vari discorsi, lacrime di soddisfazione e di ammirazione. Il sacerdote parla del pane e dei miracoli, e al salmo rispondiamo con forza: “Sia su di noi la bontà del Signore, nostro Dio. Rafforza per noi l’opera delle nostre mani”. La piccola folla non vede l’ora di conoscere tutti gli angoli della panetteria mentre i nostri ospiti d’onore, i bambini, a cui il pane verrà distribuito gratis due volte alla settimana, cercano di passare sotto il nastro che verrà tagliato dall’ingegner Baldaccini, uno dei nostri amici che ci hanno aiutato a finanziare la costruzione.

I nostri due giovani panettieri kenyoti, formati in Svizzera dalla Fondazione Luciano Mignami con l’aiuto del signor Renato Gobbi, sono in attesa di mostrare a tutti quello che sono capaci di fare, riconoscenti di aver avuto la possibilità, fra migliaia di giovani, di imparare un mestiere. Il pomeriggio è volato e alla sera ci siamo trovati tutti a ringraziare Dio per questo nuovo progetto nato in Kenya con l’aiuto di tanti, che ha come scopo quello di aiutare centinaia di ragazzi e ragazze che non hanno avuto modo di finire le scuole superiori e che hanno bisogno di imparare un mestiere.

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E’ ormai passato più di un mese e “Primizia” comincia ad essere conosciuta. C’è chi viene per una torta di matrimonio, una scuola vuole fare un contratto con noi, un’ambasciata ci contatta per preparare le loro feste e renderle la vita “dolce”. Possiamo considerare la prima fase conclusa e speriamo di poter cominciare al più presto il primo corso di formazione. Ora stiamo cercando di inserirci nel mercato perché sarà con il nostro “pane quotidiano” che faremo funzionare la scuola. E potremo anche testimoniare che, producendo pane, riusciremo non soltanto a saziare la fame di tanti, ma anche a costruire un “pezzo di Cielo” in terra, proprio qui in questo suolo africano. Ci aiutano in questo i donatori italiani ed in particolare gli amici dell’azienda “Umbra Cuscinetti”: grazie al loro amore che li spinge a risparmiare qualcosa ogni giorno, ci consentono di distribuire pane gratuitamente due volte alla settimana, con un programma di assistenza rivolto a 200 bambini poverissimi.

Flavio Rovere

(testo e foto da AMU Notizie n. 1/2010)

 

I lavori per la costruzione del Centro Nutrizionale a Namugongo procedono a pieno ritmo.

Muri e tetto del Centro e della cucina sono già costruiti; per concludere la prima fase del progetto ora si deve procedere a montare porte e finestre, posare le mattonelle dei pavimenti, dipingere e fare la recinzione. Successivamente verranno acquistate le attrezzature per l’ufficio, i giochi e materiali per l’asilo e le forniture per la cucina. L’ultima tappa consisterà nel preparare l’orto per la coltivazione degli ortaggi e la produzione di piantine da dare alle famiglie dei bambini.

Per ora i bambini continuano a stare all’aperto, riparati da una piccola tettoia.

“Al momento abbiamo potuto accoglierne solo 28, tutti sotto i 5 anni, – scrivono i responsabili locali – ma appena l’edificio sarà pronto potremo prendere in carico 50 bambini con problemi causati da malnutrizione e denutrizione. E’ bello vedere come le mamme partecipano al progetto: a turno vengono a cucinare per i bambini e in questo modo imparano loro stesse a preparare i cibi più adatti. E i bambini stessi si danno da fare, per esempio aiutano a sparecchiare dopo aver mangiato”.

a cura di Anna Marenchino

(testo e foto da AMU Notizie n. 1/2010)