Lunedì 23 Marzo 2020
 
Domande sulla Siria di oggi, per chi fosse interessato a capirci qualcosa.

[di Francesco Tortorella]

“Quando tutti pensano allo stesso modo, nessuno pensa molto” [Walter Lippmann]

Ciò che mi aspetto dal giornalismo è che ci aiuti a pensare, a capire.
Non mi aspetto risposte dal giornalismo. Siamo tutti abbastanza intelligenti per trovare da noi stessi le risposte, quando qualcuno ci aiuta a farci le domande giuste, e ci fornisce dati osservati nella realtà.
Le domande sono più importanti delle risposte: è la base della filosofia, la base dell’apprendimento, della pedagogia e dello sviluppo.

Quello che il giornalismo di massa sta facendo con la Siria, da questo punto di vista, è un lavoro poco utile a capire, controproducente rispetto alla nostra capacità di pensare.
Il giornalismo di massa, infatti – costretto da sistemi editoriali censori e politicamente corretti – ci sta dando risposte preconfezionate riguardo alle responsabilità della sofferenza della popolazione siriana. Ci sta dicendo che i siriani stanno soffrendo per responsabilità del loro presidente Assad e dei suoi alleati russi e iraniani.
A febbraio 2020 è anche uscito nelle sale cinematografiche italiane un documentario candidato al premio Oscar, intitolato “Alla mia piccola Sama”. Un documento straordinario, filmato in presa diretta durante alcuni mesi di guerra ad Aleppo, che fa questa stessa operazione: rispondere che la sofferenza dei siriani sia colpa di Assad; senza porsi domande, senza aiutarci a capire.
È questa l’informazione di cui abbiamo bisogno? Una (sola) risposta, senza alcuna domanda?

C’è una guerra in corso: da una parte il regime dittatoriale siriano e gli alleati russi e iraniani.
E dall’altra parte? Qualcuno lo sa? Qualcuno se l’è chiesto? Qualcuno ci sta aiutando a capirlo?
Assad un volto ce l’ha, ormai lo conosciamo tutti, e ognuno di noi sarebbe in grado di individuarlo. Dunque, una delle due parti confliggenti è chiaramente riconoscibile, anzi ha addirittura un nome e un cognome, Bashar Al Assad: operazione di per sé giornalisticamente ingenua e intellettualmente non onesta, perché chi conosce la politica sa bene che un capo di Stato non decide e non può decidere tutto, non governa e non può governare tutto.

Invece, la seconda delle due parti confliggenti non si è ancora saputo chi sia: l’hanno chiamata “i terroristi”, poi ISIS, poi Daesh… Solo alcune riviste scientifiche di settore – vedi Limes – hanno citato le innumerevoli sigle di gruppi armati, mafie e bande criminali coinvolte nel conflitto contro il regime e la popolazione siriana, indipendenti fra di loro, ma dipendenti da chi li ha pagati. E poche fonti specializzate hanno provato a risalire a chi abbia pagato questa seconda fazione in guerra, ossia chi siano i mandanti di questa operazione. Ma il grande pubblico non ha trovato da nessuna parte spunti per farsi domande e cercare risposte su questo argomento. Dunque, la seconda parte in causa non è chiaramente riconoscibile.

Allora: qual è il senso giornalistico di scrivere sentenze di condanna contro l’unica parte in causa chiaramente riconoscibile? E non farsi nemmeno la domanda su chi sia l’altra parte in causa?
“Se il futuro della Siria lo fai decidere a chi dovrebbe essere dietro le sbarre non c’è molta speranza” … mi meraviglia leggere risposte come questa, senza domande, persino sulle pagine di Vita Non Profit, che pure è sempre attenta a cercare di capire (http://www.vita.it/it/interview/2020/03/04/siriani-prima-uccisi-e-poi-cancellati-da-ogni-narrazione/306/). Tra le altre cose, in questo articolo Vita dice che ai giornalisti indipendenti è vietato l’ingresso in Siria. Questo non è vero e l’ho visto di persona. Si veda “Siria. Una guerra contro i civili”, il libro di Michele Zanzucchi (giornalista indipendente) e Massimo Toschi – ed. Città Nuova – scritto dopo un viaggio attraverso la Siria, a metà 2018, autorizzato dalle autorità siriane.

Ma anche considerando che i servizi segreti siriani controllino l’attività dei giornalisti stranieri, lo consideriamo davvero così strano? Dopo che nel 2011 i servizi segreti di mezzo mondo hanno finanziato i giornalisti per diffondere le verità parziali che volevano, funzionali al ribaltamento del regime in Siria… troviamo davvero così strano che oggi il regime voglia controllare l’attività dei giornalisti?

Una delle cose importanti che ho imparato da mio padre è – di fronte a un fatto che non riesco a comprendere – chiedermi “a chi giova?”.
Allora proviamo: a chi giova far girare l’idea che la sofferenza dei siriani sia tutta colpa di Assad?

Dopo nove anni di lavoro in supporto alla popolazione siriana e due viaggi attraverso le principali città della Siria, dopo aver parlato personalmente con centinaia di siriani, dopo aver osservato coi miei occhi, letto e studiato, io proverei a farmi qualche domanda, e mi aspetterei un aiuto dal giornalismo, nel farmi domande.

Qualcuno si è chiesto quando è iniziata la guerra? Chi ha iniziato la guerra? Il regime siriano ha attaccato? o la Siria è stata attaccata? Chi ha attaccato la Siria?
Nel 2016 l’esercito siriano ha assediato Aleppo Est per riportarla sotto il proprio controllo – come si vede nel documentario di cui sopra -: chi aveva preso il controllo di Aleppo prima che l’esercito la riconquistasse? E in che modo aveva preso il controllo di quella parte di Aleppo? Chi stava governando Aleppo Est quando l’esercito l’ha assediata? E in che modo la stava governando? Aleppo Est era una repubblica democratica prima che l’esercito la riprendesse?

I poliziotti dei quali sono riuscito a raccogliere la testimonianza mi dicono che, al momento delle prime manifestazioni pacifiche della popolazione nel marzo 2011, hanno ricevuto dai superiori l’ordine assoluto di non toccare in alcun modo i manifestanti; e che quest’ordine è stato modificato solo nel momento in cui le manifestazioni sono diventate violente con le infiltrazioni di mercenari stranieri. Non è difficile immaginarlo, per noi italiani che abbiamo ospitato il G8 di Genova nel 2001.
Ora, immaginando naturalmente che questo racconto sia la versione di una parte della polizia e non di tutta, magari della parte favorevole al regime: è corretto, professionale e trasparente far girare sui giornali di tutto il mondo solo e soltanto la versione secondo cui fin dall’inizio le forze dell’ordine siriane abbiano represso con le armi le manifestazioni ammazzando la propria gente che scendeva in piazza pacificamente?
Ma siamo proprio noi italiani – quelli della Diaz di Genova 2001 – quelli legittimati a giudicare l’operato delle forze dell’ordine di un qualsiasi altro Paese?

Il documentario “Alla mia piccola Sama” mostra una scena con decine di cadaveri ripescati dal fiume, da parte di vigili del fuoco e polizia nel centro abitato di Aleppo, davanti alle telecamere. La voce narrante dice che si trattava di cadaveri di cittadini siriani massacrati dall’esercito e buttati nel fiume. Quando ho visto la scena mi sono chiesto come mai, se l’esercito avesse compiuto questo crimine, avrebbe gettato i cadaveri in un fiume che passa nel centro di Aleppo e avrebbe consentito alle telecamere di filmare la scena del ripescaggio dei cadaveri dal fiume, ad opera di polizia e vigili del fuoco? Non avrebbe preferito occultare tutto questo?

Ho chiesto a chi era presente a quella scena, nel 2011, di raccontarmi quello che aveva visto. Il racconto è stato che si trattava di cadaveri di militari dell’esercito siriano, ammazzati e gettati nel fiume dai mercenari. Del resto, come si vede nel documentario, avevano indosso una divisa, uguale per tutti. Io sono in grado di stabilire quale delle due versioni sia quella corrispondente alla realtà? No. E non sarebbe giornalisticamente più corretto mostrarle entrambe?

Quando a marzo 2011 ci sono state le prime manifestazioni di protesta in Siria, la frontiera con la Turchia era già quasi chiusa, tanto che sul versante siriano era presidiata solo da poliziotti, perché sul versante turco c’era l’esercito che faceva controlli strettissimi e non lasciava passare nessuno inosservato.
Dopo le prime manifestazioni pubbliche nelle città siriane, nel giro di poche settimane 45.000 mercenari stranieri armati sono entrati in Siria dalla frontiera turca. Come hanno fatto ad entrare? Chi li ha fatti entrare? Chi li ha continuamente riforniti di armi nei nove anni successivi?

Definizione di “mercenario”: “Soldato di professione che, per denaro, combatte al servizio di uno stato straniero, o anche di gruppi politici o economici” (www.treccani.it).
Al servizio di chi sono i mercenari che hanno devastato la Siria? Chi li ha pagati e chi li sta ancora pagando?
Si parla di salari da 2.000 dollari al mese. Facciamo due conti da scuola elementare. Anche volendo limitarci solo al primo gruppo di 45.000 foreign fighters entrati dal confine turco: 2.000 USD * 12 mesi * 45.000 persone = 1 miliardo di dollari l’anno. In 9 anni sono 9 miliardi di dollari.
Chi ha tirato fuori questi soldi per distruggere la Siria, buttare giù il regime e sostituirlo con altri? Con chi volevano sostituirlo?

A questo proposito, è vero che “Solo il budget della CIA per la Siria era vicino a un miliardo all’anno”? Perché, “Come confermato da Hillary Clinton nel suo libro “Hard Choices”, gli Stati Uniti hanno fornito “computer collegati al satellite, telefoni, telecamere e formazione per oltre un migliaio di attivisti, studenti e giornalisti indipendenti“” in Siria? (cfr. Rick Sterling, Nascondere i fatti fondamentali su Aleppo: https://oraprosiria.blogspot.com/2020/02/un-documentario-bello-ma-ingannevole.html?m=1 ).
A quale scopo un governo straniero spende 1 miliardo di dollari l’anno per finanziare attivisti, studenti e giornalisti che si oppongono al governo del proprio Paese?
Perché ben due documentari siriani candidati all’Oscar (chi organizza l’Oscar?) contengono riprese video solo su attacchi compiuti dall’esercito siriano sostenuto da quello russo e non su attacchi compiuti dai mercenari o dagli altri eserciti stranieri in Siria?

Se è vero, secondo il diritto penale internazionale, che il regime siriano dovrebbe pagare penalmente per i crimini commessi contro la popolazione, cosa dovrebbe succedere invece ai mandanti dei mercenari che hanno devastato intere città di milioni di abitanti? Un tribunale penale internazionale dovrebbe occuparsi anche di cercare, trovare e punire questi mandanti? Oppure no? Oppure sono troppo “in alto” per essere puniti? E quindi, accontentiamoci di punire solo Assad?
E perché bisognerebbe punire prima Assad e solo dopo, forse, con calma, nella migliore delle ipotesi, mettersi a cercare i mandanti dei crimini commessi dai mercenari?

È possibile che nessuno si sia chiesto cosa sia successo nei Paesi in cui – per restare solo agli ultimi 20 anni – un regime dittatoriale sia stato rovesciato, direttamente o attraverso mercenari, per essere sostituito? Ci dice niente la Libia? E l’Iraq? E l’Afghanistan? Davvero qualcuno di buon senso auspica che alla Siria succeda la stessa sorte?
Qualcuno si è chiesto cosa c’entrasse la Siria con gli interessi delle più grandi potenze mondiali? Perché hanno iniziato ad “occuparsi” della Siria? Perché la terza guerra mondiale si è svolta in Siria?
Qualcuno si è accorto che Iraq e Afghanistan stanno uno ad ovest e uno a est dell’Iran? E che la Siria fosse il principale alleato dell’Iran?

Perché gli eserciti delle più grandi potenze mondiali sono sul territorio siriano oggi per ribaltare o per difendere il regime dittatoriale siriano? E perché nessuno lo fa col regime dittatoriale cinese? Vogliamo chiedercelo o no?
Ma davvero la risposta è che farlo in Siria costa meno che farlo in Cina? Che farlo in Siria è alla portata degli eserciti di mezzo mondo e farlo in Cina sarebbe impossibile a chiunque?
Allora è legittimo ribaltare dall’esterno i regimi deboli e non quelli forti?
È davvero lecito posizionare persone ferite sotto le macerie di palazzi crollati per poi tirarle fuori davanti alle telecamere e raccontare quanto il regime sia stato crudele a bombardare la propria gente? (fatto successo e dimostrato, in Siria). Nessuno nota la somiglianza fra questi episodi e quelli del 2003 relativi alle armi chimiche in Iraq?
E perché questo genere di operazioni si fanno con l’Iraq e con la Siria e non con la Cina?

Qualcuno sa che quella banda mafiosa organizzata denominata ISIS non è nata all’improvviso? Qualcuno sa che sul terreno siriano quella banda mafiosa è stata sconfitta dalle milizie iraniane e curde, e non da altri? Quali eserciti della NATO, oggi, stanno combattendo contro le milizie iraniane e curde in Siria?

Qualcuno si è chiesto come mai tutti i mercenari catturati dall’esercito siriano siano stati relegati nella provincia di Idlib? Qualcuno si è chiesto come mai l’esercito turco occupi la provincia siriana di Idlib, armi, finanzi e protegga in maniera esplicita e trasparente i mercenari lì presenti?
Qualcuno sa che l’esercito turco – all’interno della NATO – è il più potente dopo quello degli Stati Uniti d’America? Sappiamo che potrebbe battersi contro tutti gli eserciti europei messi insieme?
E allora qualcuno si chiede perché, nel dramma della popolazione di Idlib presa tra due fuochi, tutti se la prendano con Assad e invochino il diritto internazionale contro di lui e nessuno alzi la voce con Erdogan?
Chi sta vendendo armi all’esercito turco che bombarda la Siria? Chi ha autorizzato la vendita di 100 milioni di euro di armi alla Turchia nell’ultimo anno? È stata una svista delle autorità italiane?

C’è un posto in cui un giorno potrà nascondersi la vergogna di chi ha avuto il coraggio di tirar fuori miliardi di soldi pubblici per distruggere un intero Paese straniero e non ha trovato il coraggio di mostrare il proprio volto ai bambini, agli anziani, alle famiglie siriane?

Finché non ci faremo queste domande e non cercheremo le risposte, ci accontenteremo di vedere dietro le sbarre Assad.
Dopo Noriega, Milosevic, Saddam, Gheddafi, ecc. … avanti il prossimo. Fino al giorno prima, rispettati capi di capi di Stato funzionali ad interessi ed alleanze opache. Marchiati dalla sera alla mattina come sanguinari dittatori dalla stampa internazionale.
E intanto, la gente in Siria, oggi, non sta meglio di prima.

Il giornalismo di massa ci ha aiutato a comprendere tutto questo?

Hanno scritto in tutte le lingue che Assad ha volutamente commesso crimini contro la propria popolazione, li ha volutamente fatti sfollare, rinchiusi a Idlib, bombardati e affamati. Qualcuno si è chiesto chi abbia continuato a garantire la fornitura di farina ai forni a prezzi simbolici durante nove anni di guerra, anche nelle aree controllate dai mercenari? Qualcuno si è chiesto chi oggi stia garantendo farina, zucchero, pane, sale ed altri alimenti essenziali, carburante per il riscaldamento ed i trasporti a prezzi simbolici, attraverso una carta magnetica per ogni famiglia, alla popolazione siriana? E, per completezza d’informazione, qualcuno si è chiesto per quale stupida ragione la stessa persona stia mantenendo in vita e uccidendo la propria popolazione allo stesso tempo? Su chi continuerà a regnare quando li avrà sterminati tutti?

Rispondiamo. Ma attenzione: risposte facili a domande complesse non hanno mai aiutato nessuno a capire.
Qualcuno si è chiesto perché il regime dittatoriale siriano in questi mesi abbia attivato su tutto il territorio dei gruppi di perdono, invitando le varie componenti della società a farne parte e chiedendo accoratamente ai cristiani di farne parte, per la funzione pacificatoria che hanno sempre avuto nella società siriana? E a questo proposito, qualcuno sa che l’esodo dei profughi dalla Siria verso l’estero, provocato dalla guerra, ha riguardato soprattutto i cristiani? Siamo proprio sicuri che sia l’Occidente quello interessato a pacificare il Paese?
Il giornalismo di massa si chiede quali siano oggi le conseguenze dell’embargo sulla popolazione siriana? Lo sappiamo che i casi di cancro hanno subito un incremento esponenziale in Siria durante la guerra? Lo sappiamo che l’embargo sta impedendo ai malati di cancro di curarsi adeguatamente? Lo sappiamo che l’embargo finanziario sta impedendo alle organizzazioni umanitarie di portare soccorso alla popolazione siriana allo stremo?

Chi impone l’embargo alla popolazione siriana?

Alla fine, a chi giova tutto questo?
Risposte facili a domande complesse non hanno mai aiutato nessuno a capire.
A me rimane una sola risposta, quella di un giornalista, Walter Lippmann: “Quando tutti pensano allo stesso modo, nessuno pensa molto”.

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