Mercoledì 4 Marzo 2020
 
Il festival delle ipocrisie – Siria

Certamente molti di voi avranno avuto modo di seguire gli aggiornamenti che quotidianamente Tamara e Francesco del Settore Progetti AMU stanno mandando dalla loro missione in Siria. Sono storie e testimonianze di persone semplici che dopo anni di guerra hanno ancora la forza ed il coraggio di guardare avanti, di sperare e di impegnarsi per se stessi, le proprie famiglie, il proprio popolo. Sono storie di gente comune, come noi, che è stata travolta da eventi tragici senza possibilità di evitarli e di difendersi, come capiterebbe anche a noi se una simile tragedia dovesse accaderci. E molti dentro questa tragedia hanno già passato nove lunghissimi anni di tormento e di vana attesa ancora incompiuta.

Allo stesso tempo da giornali e notiziari vari inizia a filtrare qualche altra informazione diversa da tutto quanto riguarda il Covid-19, e guarda caso si tratta di fatti relativi alla crisi della Siria: l’esercito nazionale siriano che (con l’appoggio russo) ha attaccato provocando perdite e danni, le forze militari turche (uno dei più forti eserciti della NATO) che qualche settimana fa erano penetrate in territorio siriano con il pretesto di creare una “zona cuscinetto” lungo il confine dell’area curda (sui reali motivi di questa invasione ci sarebbe parecchio da speculare). La risposta turca si preannuncia dura e rabbiosa, in termini militari contro i siriani ed in termini politici contro gli alleati europei (possiamo ancora chiamarli così?) della NATO rei di non averla sostenuta con sufficiente convinzione in questa avventura. Il bello è che la Russia, abilissimo giocatore su questi tavoli geopolitici fondamentali per rafforzare la sua sfera di influenza nella regione, è amica dei turchi quando si tratta di respingere le accuse del mondo occidentale per la violazione delle libertà e della dura repressione dopo il fallito tentativo di colpo di stato del 2016, fino al punto di vendere propri sistemi d’arma ad un paese NATO (in cambio di chissà quali segreti militari), ed al tempo stesso è alleata e protettrice del governo siriano contro tentativi di ingerenza occidentali che, coperti dall’ormai sempre più logoro e farlocco pretesto di lotta contro il terrorismo (scusa buona per tutte le stagioni e tutti i posti, senza aver mai veramente reso conto in modo serio ed obiettivo), vuole dividere il paese e mantenere il controllo delle risorse naturali di tutta la regione. Ma la Russia deve anche aiutare il governo siriano a difendersi dalla mire turche, e così con olimpica freddezza e formidabile spregiudicatezza riesce ad essere contemporaneamente amico del proprio nemico, e nemico del proprio amico. Tutto questo è realtà, non finzione scenica o trama di un romanzo di spionaggio !!!

Ma il ballo delle ipocrisie si estende anche al di qua del Bosforo, sempre con l’attiva partecipazione della Turchia, o meglio del suo presidente (con tutto il rispetto che il popolo turco merita) impegnata nelle sue rivendicazioni verso i paesi dell’Europa, o meglio dell’Unione Europea, anch’essi avvinghiati in questo ballo di ipocrisie sebbene con modi più melliflui e suadenti (tutto sommato l’opinione pubblica conta un pochino di più che non dalle altre parti). Ora il governo turco ha iniziato ad usare una potente arma strategica: il graduale rilascio della massa di più di tre milioni di profughi siriani fuggiti dalla guerra e distruzione nel proprio paese, ed intrappolati nei campi turchi (un giorno sapremo quali sono le reali condizioni di vita in quei campi). L’Europa, ovvero la Grecia a nome suo (è stato autorevolmente affermato “le frontiere greche sono le frontiere europee”: bella scoperta !!!) ricorre alla forza per impedire ai disperati di entrare, ed intanto un altro bambino muore annegato seguendo i propri genitori in questo calvario. Penso che nessuna persona assennata potesse veramente credere che i sei miliardi di euro promessi alla Turchia per l’accoglienza dei profughi avessero davvero il potere di lasciarci in pace e senza questo fastidio dei profughi che, chissà perché mai, mettono a repentaglio le loro vite per venire a spassarsela qui da noi. Intanto andiamo avanti, ovviamente in ordine sparso, per gestire i nostri interessi di controllo delle risorse naturali nella regione, e di vendita di armi a paesi coinvolti in conflitti e con gravi responsabilità per violazioni delle più elementari norme internazionali ed umanitarie.

Per chi ritenesse che in fondo tutto ciò è sacro dovere di amor patrio e difesa degli interessi nazionali, mi permetto di ritornare alla vicenda del Covid-19 e di come noi italiani abbiamo reagito con compostezza e fermezza alle critiche che a gennaio il governo cinese ci aveva mosso dopo che avevamo sospeso tutti i voli commerciali in arrivo; si trattava di difenderci da un pericoloso focolaio di infezione e pertanto la nostra decisione era giusta e proporzionata. Oggi ad un mese di distanza, sono gli altri paesi a chiudere le loro frontiere agli italiani, ed allora apriti cielo (e ciao compostezza affettata e spocchiosa): il nostro sistema sanitario è efficiente, sono misure sproporzionate quando non illegittime, ecc. Ovviamente non metto minimamente in dubbio la capacità e l’eroismo di chi nel nostro sistema sanitario e di protezione civile si è speso e continua a spendersi su questa emergenza, e si sente giustamente offeso e risentito da tali misure ingiuste ed offensive. Ma in fondo, anche coloro che in Cina hanno combattuto (e talvolta fino al sacrificio della propria vita) la stessa emergenza, non avevano il diritto di sentirsi offesi dalle nostre decisioni?

Ecco allora la differenza nel trovarsi da un lato o dall’altro di questo specchio degli inganni: oggi sono io a vedermi riflesso ed a non voler (o poter?) vedere cosa realmente c’è dietro, ma domani? Combattiamo la lotta per debellare il nuovo coronavirus nCoV-2019, ma c’è un altro “virus” ancor più pernicioso e subdolo che dobbiamo combattere, quello dell’ipocrisia e del cinico disinteresse verso la moltitudine di essere umani che soccombono a causa di decisioni scellerate che noi personalmente non abbiamo né volute né attuate, ma che grazie alla nostra indifferenza e disinteresse un giorno la storia giudicherà con severità. Non lasciamo che la nostra coscienza collettiva si spenga e ci venga tolto il coraggio di un sano e costruttivo impegno per “non lasciare indietro nessuno”.

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