Giovedì 30 Novembre 2017
 
Insieme per un mondo unito? Sì può!

La nostra attività e i nostri interventi vivono grazie all’impegno e alla generosità dei nostri tanti donatori che ogni giorno trovano nuovi modi per sostenere AMU.

da AMU Notizie luglio – dicembre 2017 – di Giuliana Sampugnaro

Quando si parla di “protagonisti” di un progetto le prime categorie che ci vengono in mente sono i donatori e i beneficiari, due facce della stessa medaglia: l’una non esisterebbe senza l’attività degli altri.

In questi anni l’AMU ha avuto la fortuna di incontrare più di 3000 donatori sparsi nel mondo, di diversa età e artefici di svariate iniziative di raccolta fondi per i nostri progetti.

Come si suol dire, è importante il fine, ma per i nostri protagonisti, è altrettanto importante il mezzo. Tantissime donazioni che abbiamo ricevuto, infatti, sono state frutto di attività che hanno coinvolto soprattutto le comunità locali, o comunque azioni che hanno permesso di mettere in moto la fraternità universale, coinvolgendo “il vicino della porta accanto”! C’è chi ha organizzato pranzi, cene solidali o “pizzate” a casa propria con amici e conoscenti del quartiere, oppure un “Iftar” (pasto serale consumato dai musulmani per interrompere il loro digiuno quotidiano durante il mese islamico del Ramadan).

Queste sono solo alcune delle numerose iniziative che sono state realizzate, con un comune denominatore “avere il coraggio di mettersi in gioco”. Lo dice espressamente Marco Bubani, giovane ristoratore di Faenza, che il 2 luglio scorso in occasione del “Rimpresa Party” (evento festa a 6 mesi dall’avvio del progetto RImPRESA insieme ai donatori, ai beneficiari degli aiuti, la gente del posto, lo staff del progetto) ha messo a disposizione la sua professione di cuoco nelle zone colpite dal terremoto del 2016, partendo per Accumoli insieme alla sua famiglia e al forno da pizza.

Racconta Marco: “Tutto è nato da quei soldi raccolti per il battesimo (del terzogenito Gabriele) e da un’email. Poi il forno ce l’ho lì…Nel mio ristorante preparo da mangiare a cinquemila persone al mese, figurati fare quaranta pizze là. Per il resto è stata poco più di una gita con la famiglia: siamo arrivati il sabato pomeriggio, abbiamo acceso il camino e la mattina dopo siamo ripartiti. Invece fra tutta la gente che c’era e che avevano lavorato, hanno chiamato me al microfono, per ringraziarmi. Mi hanno fatto sentire che quel poco che avevo fatto, per loro era molto. Mi sono reso conto che tante volte non abbiamo il coraggio di metterci in gioco. Di fronte a certe tragedie ci sembra di non poter fare niente di utile,, invece non è vero, si può sempre fare molto! Non dobbiamo avere paura di fare sentire all’altro che ci siamo!”

Ecco, questa è la conferma che anche i beneficiari dei nostri progetti, quando vengono a conoscenza delle azioni di raccolta fondi che hanno generato gli aiuti ricevuti, sentono l’altro vicino al loro bisogno.

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