Mercoledì 3 Maggio 2017
 
Giordania: un Paese che accoglie, incanta, insegna

Prosegue ad Amman il progetto di sostegno a profughi iracheni e a cittadini giordani in necessità

Una delle realtà che colpisce chiunque venga a contatto con l’emergenza profughi in Medio Oriente, è l’indiscutibile capacità del governo giordano di accogliere tante persone pur non avendo condizioni concrete per farlo. La Giordania, infatti, è formata per l’80% da deserto ed è uno dei paesi più poveri al mondo in risorse idriche. Circa l’85% del fabbisogno di cibo viene importato. Eppure il 25% del budget nazionale giordano è utilizzato per i rifugiati.
Oggi in Giordania ci sono circa 656 mila rifugiati siriani. Gli iracheni registrati presso le Nazioni Unite fino a settembre 2016 sono circa 59.000. Siccome gli aiuti internazionali sono diretti soprattutto ai siriani, gli iracheni in Giordania – pur con l’impegno del governo – sono in grosse difficoltà. Possono lavorare solo in maniera precaria, pagati alla giornata, e pur di ottenere qualche forma di remunerazione, lavorano in nero, sottopagati e sfruttati.
È stato questo scenario che ha spinto l’AMU a sostenere il grande lavoro che la Caritas Giordania svolge da anni. L’obiettivo del progetto è di permettere a rifugiati iracheni in Giordania, ed a giordani in condizioni di vulnerabilità, di ottenere formazione e mezzi per diventare autosufficienti economicamente. Il progetto presentato nello scorso numero di AMU Notizie si è ulteriormente arricchito, integrando alla formazione tutto l’aspetto dell’avvio di attività produttive, nelle quali impiegare le persone formate.
Il progetto prevede anche fornitura di beni e servizi necessari all’avviamento di micro imprese, supporto e assistenza durante lo sviluppo dei progetti: dopo la prima fase di formazione, saranno selezionati 100 beneficiari per un lavoro di 50 giorni in un periodo di 6 mesi (con pagamento a giornata).

Da alcuni mesi la Caritas Giordania ha ricevuto in dono un terreno con 640 ulivi, due serre e un pozzo per l’irrigazione. Sul terreno sono stati installati alcuni container destinati a vari microprogetti, fra cui la lavorazione delle olive, sia di carattere alimentare che cosmetico. Inoltre si è avviata un’attività di falegnameria per la produzione di mobili da esterno realizzati con vecchi bancali.

Guardando a questo Paese e alla sua storia possiamo imparare che l’accoglienza è sempre possibile e che, se governi e società civile si uniscono in uno sforzo comune, si possono trovare risorse insperate.

Domingos Dirceu Franco
(AMU Notizie n. 1/2017)

 Per maggiori dettagli vai alla scheda progetto >>>

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