Venerdì 24 Febbraio 2017
 
Strategie per una vera accoglienza

I primi risultati del progetto pilota “Facciamo casa insieme”, destinato a famiglie di migranti richiedenti asilo

Shayeste e Mohammed, Nansy e Said – con i loro figli Mercurius e Olivia – abitano rispettivamente a Marino e a Castel Gandolfo, in provincia di Roma.

Cos’hanno di diverso rispetto ad altre giovani famiglie? Nulla all’apparenza, tutto se si conosce la loro storia. Costretti ad abbandonare il loro Paese, hanno chiesto asilo in Italia. Dopo parecchi mesi trascorsi in vari centri di accoglienza, ora vivono in due appartamenti e stanno cercando progressivamente di inserirsi nella realtà locale.

Di norma avviene che famiglie come queste passino molto tempo in centri di accoglienza gestiti spesso secondo un’ottica assistenziale, e non hanno nemmeno la possibilità di studiare l’italiano. Nel momento in cui devono lasciare queste strutture sono del tutto impreparati a vivere in autonomia nel contesto italiano. Ma questa non è la storia comune dei richiedenti asilo, quanto piuttosto un’eccezione.

Per dare una risposta concreta al problema sempre più urgente dei rifugiati, l’AMU, in collaborazione con l’Associazione Una città non basta e AFN, ha avviato un nuovo progetto per l’accompagnamento di famiglie richiedenti asilo nelle realtà locali, fino ad un completo inserimento lavorativo, linguistico e sociale.

Tutto ciò è possibile grazie ad un gruppo di volontari locali che si prendono cura dei loro nuovi vicini di casa suddividendosi gli incarichi: chi aiuta negli adempimenti burocratici, chi insegna italiano, chi collabora nel preparare i CV e inviarli.

Iniziato a gennaio del 2016, a fine anno il progetto sta dando i primi risultati: Shayeste ha trovato lavoro in una casa di riposo e Said ha trovato il modo di mettere a frutto la propria lunga esperienza di calzolaio grazie ad un artigiano presso cui ha iniziato a lavorare qualche ora alla settimana, con ottimi riscontri da parte dei clienti. Sono primi piccoli passi verso l’autonomia. Il progetto si sta rivelando una esperienza di scambio molto arricchente tra “vecchi” e “nuovi” cittadini, e sta contagiando anche i paesi limitrofi in cui si cerca di avviare esperienze simili.

La sfida è proprio quella di fare in modo che famiglie come queste non vengano allontanate per paura della loro diversità ma siano conosciute nella quotidianità come giovani che con entusiasmo e buona volontà vogliono rimboccarsi le maniche per ri-costruirsi un futuro, per sé e per i propri figli.

Francesco Marini (AMU Notizie n. 2/2016)

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Nella foto: gli operatori dell’Associazione Una Città non basta Onlus accolgono le famiglie nelle loro nuove case.

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