Mercoledì 1 Febbraio 2017
 
Tutti i numeri, e non solo, del progetto “Fare sistema oltre l’accoglienza” (parte prima)

Il progetto Fare sistema oltre l’accoglienza – percorsi di inclusione socio lavorativa per neomaggiorenni stranieri e italiani in condizioni di disagio sociale – si trova oggi, a un anno dal suo avvio, in una fase inoltrata. Facciamo il punto sugli aspetti formativi e sull’inserimento lavorativo.

La prima fase delle attività, che prevedeva la formazione professionale e l’avvio all’inserimento lavorativo nelle province di Catania e Ragusa, si è svolta prevalentemente da giugno a dicembre 2016. In totale sono stati formati 34 ragazzi: 16 a Catania (4 italiani e 12 stranieri) e 18 a Ragusa (3 italiani e 15 stranieri). A Catania i ragazzi hanno seguito un corso per magazzinieri di 450 ore d’aula con stage conclusivo presso aziende (vitivinicole, di lavorazione ceramiche, tende da sole, alimentari). A Ragusa, invece, i ragazzi hanno preso parte a tirocini formativi direttamente all’interno di aziende (agricole, di lavorazione marmo, costruzione mobili, ristorazione, panificazione).

Dopo la fase di formazione con stage e tirocini, per i ragazzi è iniziato l’accompagnamento lavorativo che finora ha avuto questi esiti:

  • 2 sono stati assunti in un’azienda agricola ragusana;
  • 3 stanno per essere assunti in un ristorante, in un panificio e in una fattoria sociale, tutte ragusane, anche grazie all’impegno della cooperativa Fo.Co. nel seguirli (due di loro sono protagonisti del video appena pubblicato);
  • 2 hanno ancora il tirocinio in corso nel ragusano, in un mobilificio e in un’azienda di lavorazione marmo;
  • 4 hanno avuto prolungato il tirocinio, dopo la formazione, in un’azienda catanese di tende da sole, in un’azienda catanese di ceramiche e in una ferramenta ragusana;
  • 8 sono disponibili a valutare le varie possibilità lavorative che nasceranno nelle regioni italiane, laddove la rete di famiglie e aziende, che stiamo costruendo attorno a loro, li sosterrà.

È chiaro che, in tutto ciò, i protagonisti sono i ragazzi con le loro storie: non tutti sono uguali e, nel corso di questo progetto pilota, stiamo imparando che ognuno è un mondo a sé, a cui offrire aiuto senza imporlo. Alcuni non sono disponibili a spostarsi per lavoro, o perché hanno deciso di riprendere gli studi (di loro iniziativa o su suggerimento della comunità che li accoglie), o perché sono inseriti all’interno di un percorso del Ministero della Giustizia non ancora concluso, o perché semplicemente non vogliono lasciare la Sicilia: questi ultimi sono soprattutto italiani, meno disponibili ad abbandonare la loro terra d’origine e le loro radici rispetto ai giovani stranieri che, venendo in Italia, questo passo l’hanno già fatto.

Nel mese di dicembre un ragazzo ha fatto un periodo di prova a Incisa Valdarno (FI), presso un’azienda del Polo Lionello: l’esperienza si è rivelata arricchente sia per lui che per l’impresa, che per la famiglia che lo ha accolto durante i giorni di prova, ma al termine il giovane ha scelto di lavorare a Milano come sarto. Capita anche questo in un progetto che coinvolge non numeri ma persone, giovani migranti la cui vita cambia di giorno in giorno, che hanno desideri, volontà e un progetto migratorio che include spesso la necessità di un reddito anche per sostenere a distanza le famiglie d’origine.

Per quanto riguarda le aziende, vorremmo arricchire sempre più la rete nazionale, contando anche sull’importante partnership con EdC e AIPEC. Cerchiamo aziende disponibili a collaborare per offrire a questi giovani opportunità di apprendimento professionale e inserimento lavorativo.

Del resto, il desiderio di chi li accompagna all’interno di questo progetto non è quello di “collocarli” ma di offrire loro consiglio, appoggio, punto di riferimento, una prima formazione breve e poi una possibilità lavorativa, anche se poi toccherà a loro scegliere un lavoro e mantenerlo. Questo accompagnamento morale, oltre che materiale, è quello che fanno anche le famiglie coinvolte nel progetto, cioè quello che una mamma e un papà farebbero per i loro figli, sostenendoli con un tetto, finché non saranno autonomi, e con i loro consigli. Ma questo lo vedremo meglio nel prossimo articolo.

a cura di Valeria Lo Bello

(Foto: tirocinante addetto al magazzino di un’azienda ragusana che esporta eccellenze siciliane)

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