Venerdì 13 Gennaio 2017
 
I ragazzi del progetto Fare Sistema oltre l’Accoglienza

Viaggio alla scoperta dei volti e delle storie dei giovani protagonisti. A cura di Valeria Lo Bello, coordinatrice del progetto.

Ha uno sguardo che scava nel profondo e un sorriso dolcissimo. Non immagineresti che quel sorriso è un miracolo: siracusano, diciotto anni, M.  ha vissuto quasi tutta la vita in condizioni di estremo degrado, tenuto nascosto in casa dalla madre perché non le venisse sottratto dai servizi sociali. Sembra aver scoperto da poco di avere anche lui il diritto di esistere, e che quasi voglia chiederne il permesso. Mi dice di essere grato alla vita e il perché è come un pugno allo stomaco: è grato di essere stato scoperto dalla polizia a coltivare marjuana in casa. Adesso si trova in regime penale con l’istituto della messa alla prova ma, dal momento del suo arresto, è iniziata “una vita nuova” – mi dice – rivolgendo sguardi di profonda stima verso Gianvito, il presidente della cooperativa agricola presso cui adesso è incaricato della cura dell’orto.  Quell’orto rappresenta bene la sua nuova vita: lo cura con la tecnica aeroponica, una tecnica – spiega – di coltivazione senza l’utilizzo di terra, che gli aveva dato grandi risultati con la marjuana: adesso invece può metterla a frutto alla luce del sole.

M. è uno dei trenta ragazzi che in Sicilia stanno imparando un mestiere attraverso stage, tirocini formativi o borse lavoro, all’interno del progetto di formazione e inclusione “Fare sistema oltre l’accoglienza”.

C’è anche K., diciannovenne, egiziano, che nella stessa fattoria sociale è addetto alla cura degli animali. Mentre mi mostra fiero i nuovi nati del maialino nero, mi racconta che i suoi familiari pensavano non fosse particolarmente intelligente, così quando aveva tredici anni lo hanno messo sul barcone durante il sonno: arrivato in Sicilia, però, ha dimostrato di essere veramente in gamba e oggi provvede a sé e addirittura ai suoi familiari con il contributo che riceve per il suo tirocinio.

C’è H., ventiquattrenne, nigeriano, che fa il tirocinio come magazziniere presso l’azienda di Claudio. L’imprenditore mi dice che ormai lui è il suo braccio destro e che vorrebbe assumerlo al più presto. C’è anche N. diciannovenne, ghanese, che sorride spingendo la carriola mentre cura il giardino di una nota sala ricevimenti, e il titolare mi mostra le foto di quel giorno di agosto in cui con lui e tutti i dipendenti hanno trascorso una bella giornata al mare: ora è uno di famiglia.

E poi c’è tutta la vivacità dei venti anni di quattro ragazzi catanesi che si mettono in posa davanti a me per una foto e mi chiedono allegri di parlare in tutta Italia della loro storia. Sono felici di sapere che compaiono in un video di presentazione del progetto: qualche minuto di celebrità che li fa sentire importanti! Sono pieni di entusiasmo perché insieme ai loro compagni di corso ivoriani, maliani, bengalesi ed egiziani, dopo diverse ore d’aula per imparare il mestiere di magazziniere, hanno appena cominciato lo stage nei magazzini di quattro storiche aziende di Catania.

Sono solo alcuni dei volti che ho incontrato nel mio viaggio in Sicilia. Senza questi incontri avrei solo potuto dire che a Catania quindici ragazzi hanno cominciato lo stage conclusivo di un percorso di formazione alla professione di magazziniere, e che a Chiaramonte Gulfi (RG) e a Petrosino (TP) quindici ragazzi stanno completando il tirocinio formativo come operatori agricoli e zootecnici, panettieri, operatori di carpenteria, giardinieri.

Ma sarebbe stato riduttivo: veri protagonisti sono soprattutto il sorriso di questi ragazzi, la loro storia e la loro speranza, la passione con cui stanno apprendendo un mestiere, la passione delle aziende nel formarli professionalmente, la passione delle famiglie nell’accompagnarli in questo percorso, l’interferenza creativa di esperienze, iniziative e proposte dalle varie regioni d’Italia per estendere il progetto e la rete di rapporti che ne è alla base. Un modello alternativo di accoglienza che può diventare una risorsa per tutti coloro che a vario titolo parteciperanno al progetto, aprendo la propria casa e la propria azienda alla novità di questa sfida.

(da AMU Notizie n. 2/2016)

Nella foto: Chiaramonte Gulfi (RG). Imprenditore, operatore di comunità e giovane tirocinante di una delle cooperative agricole che aderiscono al progetto.

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