Mercoledì 5 Ottobre 2016
 
SIRIA, CROCEVIA DI GUERRE CONTEMPORANEE

Le commissioni “esteri” di Camera e Senato hanno affrontato ieri riunite il problema della crisi siriana, che appare ancora senza sbocchi concreti. L’intervento del vescovo maronita di Aleppo per far conoscere la verità.

«Sappiamo che la Siria è il crocevia di tantissime guerre contemporanee e che vi è in atto sicuramente la crisi più drammatica dell’ultimo decennio.» Così ha esordito il ministro degli Affari Esteri Gentiloni, aprendo i lavori delle commissioni, ripercorrendo poi le varie tappe percorse dalla diplomazia internazionale e ribadendo che l’Italia non crede e non ha mai creduto in una soluzione militare, mentre sostiene con convinzione una soluzione diplomatica.

Solo due ore prima era intervenuto alla Commissione Esteri del Senato l’arcivescovo maronita di Aleppo Joseph Tobij, portando la sua diretta e personale testimonianza di come si vive in quella città e facendo chiarezza su alcuni aspetti che i media occidentali sembrano ignorare.

«La Siria era un mosaico vivibile, con un Islam moderato e aperto. Aleppo, con 10 mila anni di storia, era la città siriana più importante per l’industria e la cultura…»

Ora Aleppo è distrutta dai bombardamenti ma, afferma il vescovo, ancor più delle bombe sono le sanzioni economiche imposte dall’Europa a colpire i cittadini inermi. Persino le tregue possono far danni, perché favoriscono le forze in campo che possono riposarsi, rifornirsi di armi e riprendere con più vigore. Le tregue servirebbero solo se ci fosse la volontà di percorrere un vero cammino verso la pace.

«Papa Francesco, continua il vescovo, ha individuato bene il problema: in Siria non ci sono né una rivoluzione né una guerra civile. C’è la terza guerra mondiale per procura. Noi siamo un giocattolo nelle mani delle grandi potenze.»

Ma cosa servirebbe per far cessare la guerra? Ci sono due strade possibili, secondo il vescovo: fermare la vendita di armi e bloccare il flusso dei terroristi dalla Turchia e dalla Giordania. «È assurdo pensare che le grandi potenze non possano fermare un gruppo limitato di terroristi, per quanto ben organizzati.»

Tobji infine cita San Francesco e auspica che l’Italia possa portare la pace dove c’è guerra, l’armonia dove c’è violenza.

Da parte nostra ci uniamo con forza a questo auspicio e continuiamo a rimanere accanto alla popolazione siriana con il nostro aiuto, sostenendo in particolare famiglie di Damasco, Aleppo, Homs, Machta El Helou, Hama, Banias. Contribuiamo inoltre ad un progetto medico a Kafarbo e, in Libano, all’accoglienza dei profughi. Maggiori dettagli sulla scheda progetto >>>

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