Martedì 12 Luglio 2016
 
EGITTO, ARTE E RISCATTO SOCIALE

Continua il racconto di Elhamy Naguib sulle attività artistiche dei progetti realizzati al Cairo insieme alla fondazione Koz Kazah, nostra controparte in Egitto.
Leggi la prima parte >>>

Dopo aver avviato il progetto “Ragazzi a rischio”, la nostra sfida successiva è stata quella di coinvolgere ragazze della stessa età. Le attività artistiche erano più o meno le stesse previste per i ragazzi, ma i risultati sono stati nettamente superiori. Con le ragazze ho scoperto che potevo offrire loro un corso accelerato di teoria del colore e disegno e ho fatto un programma adeguato alla loro fascia di età.

A questo punto, le ragazze erano in grado di realizzare un grande progetto ed hanno dipinto due murali consecutivamente, in 2 gruppi diversi. Mi sono occupato di murales collettivi per 20 anni ed ho elaborato un sistema flessibile con diverse variabili che dipendono da numero dei partecipanti, età, livello di preparazione, obiettivi educativi e ludici, tempo a disposizione. Devo dire che, per le finalità che ci siamo dati a Koz Kazah, il percorso è fondamentale e precede in importanza il risultato finale.

Il nostro terzo programma artistico si chiama “Questi grandi artisti e le loro belle arti”. Alle ragazze vengono mostrate immagini di opere d’arte realizzate da maestri, insieme ad alcune informazioni generali, storie e aneddoti. Segue un’attività correlata e ispirata ad artisti specifici. Abbiamo trattato di Picasso, Klimt, Matisse, Leonardo Da Vinci, Paul Klee … Cerchiamo di valorizzare sempre il lavoro delle ragazze e, in alcuni casi, diamo loro attestati di partecipazione ed esponiamo nella nostra sede alcuni dei lavori.

Per quanto riguarda il progetto rivolto alle donne, non abbiamo un programma artistico specifico per loro. Alcune madri lo hanno chiesto, dopo aver visto la gioia dei figli nel partecipare. Ho colto l’occasione per raccontare loro l’importanza dell’arte per i loro figli. Le ho anche sfidate a fare alcuni progetti artistici, cosa che le ha divertite molto. Personalmente, credo che dovremmo avere più sessioni d’arte con tutti gli adulti per dar loro l’occasione di ritrovare la gioia della creatività.

Le madri egiziane, in particolare, sono sicuramente persone “resilienti”. Anche se soffrono economicamente e portano il peso e le ingiustizie di una cultura maschilista, si sforzano di fare il meglio per i loro figli. Ascoltano il nostro insegnamento, se è offerto amichevolmente con un approccio egualitario, come ho potuto constatare di persona.

Durante uno dei nostri campi estivi ho svolto con le madri il tema dell’armonia in famiglia. All’improvviso c’è stata una svolta nella discussione e si è cominciato a parlare di violenza domestica. Tutte le storie condivise riguardavano maltrattamenti. Nella discussione mi davano contro affermando che picchiare un bambino è necessario nel loro contesto. Ho cercato di spiegare, per quanto ho potuto e senza essere condiscendente, che ci sono altri modi per educare un bambino alla disciplina senza ricorrere a violenze fisiche o psicologiche.
Dalle loro reazioni mi sono reso conto che ho fallito miseramente lo scopo. Tuttavia, nel corso della riunione finale alla fine del campo, una madre ha promesso a tutti che avrebbe cercato di educare i suoi figli senza picchiarli. Non so se lei manterrà questa promessa o no, ma la semplice dichiarazione è un passo nella giusta direzione.

Lavorare con i bambini e, talvolta, con le loro madri è piacevole e gratificante. La nostra più grande sfida è la consistenza della loro presenza. Con Koz Kazah pensiamo costantemente a come migliorare i nostri strumenti e trovare un equilibrio tra la qualità dell’intrattenimento del nostro programma e il nostro scopo comune.

Nella foto, un dipinto di Elhamy Naguib, tratto dal calendario artistico “Salt of the Earth”.

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