Giovedì 23 Giugno 2016
 
BOLIVIA: PRIME VALUTAZIONI SULLA CONCLUSIONE DEL PROGETTO DI COCHABAMBA

È quasi un’oasi nel deserto il Centro “Angolo di Luce” (in spagnolo Rincón de Luz) situato a Cochabamba nell’area 5, nota per gli alti indici di povertà e criminalità. Qui, a partire dal 2012, l’AMU ha realizzato il progetto “Istruzione e lavoro”.

Un’oasi reale, e non un miraggio, a giudicare dai risultati raggiunti.

Direttamente da Cochabamba, dove si è recato per la valutazione conclusiva del progetto, Francesco Marini del nostro settore progetti ci ha anticipato qualche notizia.

«Grazie al progetto, realizzato in partenariato con la Fondazione UNISOL e l’associazione AFN, il Centro è oggi una realtà concreta che rappresenta un punto di riferimento per le famiglie di uno dei quartieri più poveri della città. Accoglie ogni giorno 60 bambini e ragazzi garantendo loro un pasto, un servizio di integrazione scolastica e svariate attività di formazione

Come sempre, il risultato più bello è il cambiamento che si verifica nella vita delle persone e, di conseguenza, nella vita delle comunità.

«Miriam (foto sopra) è una ragazza di 19 anni che fin da piccola ha frequentato il Centro Rincón de Luz. Grazie al Centro Miriam ha terminato la scuola superiore classificandosi come miglior alunna di tutta la città di Cochabamba. Per questo ha ottenuto un premio in denaro e la possibilità di iscriversi al corso di laurea in ingegneria industriale senza bisogno di sostenere l’esame di accesso. Oggi frequenta il II anno di università e sta superando a pieni voti tutti gli esami.»


«Santusa (foto a lato) si occupava delle pulizie del centro Rincón de Luz dove già mandava i suoi due figli. Ha colto l’opportunità di frequentare uno dei corsi di cucito organizzato per le madri dei piccoli studenti. Date le sue capacità, ha ottenuto dal progetto una borsa di studio per frequentare un corso di sartoria a Cochabamba.

Oggi Santusa lavora come insegnante di cucito nel centro Rincón de Luz e come sarta per le persone del quartiere. Grazie al suo salario la sua famiglia ha potuto affittare un appartamento più grande con una stanza per i figli. Grazie al progetto Santusa ha potuto rafforzare la propria autostima e mettere a frutto le proprie qualità nascoste.»

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