Venerdì 29 Aprile 2016
 
PERÙ: UNA NUOVA PAGINA PER BOLÍVAR


Inizia sulle Ande una nuova pagina della nostra collaborazione con la comunità di Bolívar, per il diritto alla salute.

Carlos è insegnante nella scuola San Francisco de Asís. È venuto da un’altra regione, perché non ci sono insegnanti nativi di Bolívar. La sua è una scelta di vita, non solo professionale. Ha scelto di servire i bambini nelle periferie più lontane.

Un giorno sente delle fitte addominali, che si fanno sempre più intense. Viene portato all’ambulatorio di Bolívar, che qui chiamano ospedale, dove gli viene somministrato un antidolorifico. Le analisi non si possono fare perché i reagenti sono scaduti, ma “stai tranquillo, stai qui a riposo, passerà presto”. Il giorno dopo Carlos sta peggio, i dolori sono lancinanti. Il parroco, padre Emeterio, decide di caricarlo in macchina e scendere giù dai 3.200 metri di Bolívar per portarlo all’ospedale più vicino, quello vero. Cinque ore su tornanti di pietra e fango rischiando di cadere giù ad ogni curva, altre tre ore per risalire il valico e arrivare in città. I medici si accorgono subito che si tratta di un’appendicite fulminante: ancora qualche ora e sarebbe stato troppo tardi. Dopo qualche settimana, Carlos è di nuovo in piena attività.

Come lui, uomini, donne e bambini che vivono a Bolivar rischiano continuamente la vita per patologie che potrebbero essere curate in altri contesti, ma non qui. Un bambino su cinque vive meno di cinque anni, la mortalità materna per complicazioni del parto è molto alta, frequentissime le infezioni dell’apparato digerente e molto diffusa la malnutrizione infantile.

Ci siamo imbattuti in queste problematiche sanitarie fin dall’inizio del nostro lavoro con la scuola San Francisco. Da una prima analisi delle condizioni di vita della popolazione è emerso che il 95% non ha acqua potabile in casa e più della metà – quelli che vivono sui monti fuori del centro abitato – non ha alcun accesso all’acqua potabile. I bambini crescono bevendo dagli stessi corsi d’acqua nei quali gli animali si bagnano, si alimentano e lasciano i loro escrementi. Per coloro che vivono isolati sui monti, curare un’infezione significa fare anche otto o dieci ore di cammino per arrivare a Bolívar e sentirsi dire che va tutto bene.

La parrocchia ha capito da tempo che questo era un problema molto serio per la gente, sfruttata dai contrabbandieri di medicinali che – in assenza di servizio farmaceutico – giravano i villaggi vendendo pillole e medicamenti a prezzi da strozzini. Fortuna ha voluto che padre Emeterio non è tipo da farsi intimidire dalle mafie, per cui ha gradualmente messo in piedi una rete di dispensari farmaceutici parrocchiali in ogni villaggio. Qui gli stessi medicinali si vendono oggi a un decimo del prezzo richiesto dai contrabbandieri i quali, dopo vari tentativi di sabotaggio, hanno dovuto desistere.

Questa rete di protezione sanitaria, però, non è ancora sufficiente e va rafforzata. Abbiamo studiato insieme come fare e da dove iniziare, vista la grande mole di lavoro necessario. A fine 2015 abbiamo iniziato un lavoro su tre fronti: migliorare la formazione sanitaria di base dei responsabili dei circa 60 dispensari farmaceutici; intensificare le campagne mediche periodiche di analisi e prevenzione, con équipe medico-sanitarie venute dagli ospedali delle grandi città peruviane; realizzare uno studio approfondito sulle più diffuse patologie e sui maggiori rischi sanitari della popolazione locale.

Con questo primo passo vorremmo arrivare ad avere – a fine 2016 – un rilevamento capillare dei bisogni della popolazione in ambito sanitario, per poter realizzare, a partire dal prossimo anno, un progetto mirato a ridurre i rischi di mortalità e di patologie croniche nel territorio di Bolívar.

“Quando c’è la salute c’è tutto”, dice l’antico adagio. Fa impressione vedere come qui, pur senza alcuna garanzia di salute, la vita fiorisca, la gioia si faccia strada nei cuori della gente. E fa altrettanta impressione vedere come uno dei diritti fondamentali della persona sia un diritto per alcuni e un lusso per altri. Vorremmo che fosse invece un diritto di tutti, diritto alla libertà, diritto alla vita. Per questo ci mettiamo tutte le nostre energie, contando sul contributo e sulla partecipazione di tutti!

Francesco Tortorella
(da AMU Notizie n. 1/2016)

Chi desidera contribuire può usare i conti correnti indicati nella pagina SOSTIENI.
Causale: PROGETTO SANITARIO A BOLÍVAR, PERÙ.

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2 Commenti

  1. Claudio Conforti
    Posted 30/5/2016 at 09:44 | Permalink

    Come già fatto a suo tempo per la scuola San Francisco de Asis, con mia madre, che ora mi ha lasciato, continuo a sentirmi vicino alla comunità di Bolivar, e darò il mio contributo per il diritto alla salute, questa volta quella del corpo, dono di Dio, come a quella dello spirito, per l’istruzione e la dignità della persona.
    A presto
    Claudio Conforti
    Roma

  2. Marta Minghetti
    Posted 30/5/2016 at 21:36 | Permalink

    Grazie Claudio di essere con noi anche in questo nuovo progetto. Andare avanti insieme ci dà forza, speranza, nuovo entusiasmo. Grazie!

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