Martedì 15 Dicembre 2015
 
Burundi. Un progetto che riunisce i cuori


Un nuovo progetto è iniziato nel mese di giugno nella provincia di Ruyigi, cofinanziato dalla  Regione Friuli Venezia Giulia e sostenuto dagli amici che fanno capo alla sede AMU di Trieste. Ce ne parla Jérôme Nibaruta di CASOBU, nostra controparte in Burundi.

Il progetto “Microcredito e rafforzamento del sistema cooperativo rurale” è in continuità con uno precedente che si è concluso alla fine del 2013. In seguito  abbiamo continuato a mantenere i contatti con i gruppi di risparmio e credito. Lo scorso anno siamo andati a trovare alcuni beneficiari e abbiamo visto che il progetto ha contribuito a migliorare la loro situazione, soprattutto nel lavoro agricolo. «In questa stagione abbiamo avuto un raccolto speciale, perché abbiamo potuto comprare sementi e concime organico senza difficoltà», ha testimoniato un beneficiario. E pochi giorni fa, Joel Butoyi, un altro beneficiario del comune di Butezi, ci ha sorpreso: «Il progetto di microcredito comunitario è venuto per riunire i cuori che erano dispersi, ci ha detto. Ora possiamo lavorare ognuno per l’interesse degli altri, mentre prima ognuno di noi lavorava solo per se stesso».

Ma torniamo a giugno di quest’anno. Dopo un anno in cui avevamo sospeso le attività, abbiamo capito che il progetto non si era mai fermato, anzi i frutti si erano moltiplicati coinvolgendo altri beneficiari.

«Infatti noi operatori presenti sul territorio, spiega Augustin Ndikumana, siamo rimasti in contatto con i beneficiari ed è stato naturale continuare ad essere al loro servizio».

Insomma il progetto è ripreso a Ruyigi con una nuova forza, ed uno spirito di reciprocità da parte dei beneficiari che richiede tutta la nostra attenzione. Per cominciare, abbiamo cercato di contattare i 30 gruppi di risparmio e credito costituiti con il progetto precedente. Sorprendentemente, ne abbiamo trovato non 30, ma 40. Cosa era successo? I membri dei gruppi avevano ricevuto sollecitazioni da altre persone per partecipare. Avevano risposto a modo loro: quelli che avevano più familiarità con le procedure hanno fornito le nozioni di base; alcuni gruppi si sono divisi in modo che in ogni gruppo ci fossero persone più esperte insieme a nuovi beneficiari. Hanno condiviso il materiale che avevano ricevuto. Questa condivisione spontanea deve ora essere supportata in modo che i nuovi gruppi abbiano una formazione solida e corretta, per favorire il buon funzionamento dei gruppi stessi ed evitare ricadute negative su quelli esistenti. Una nuova sfida ci aspetta, insomma, e occorre un approccio diverso per valorizzare al meglio la grande disponibilità dei beneficiari.

Fonte: AMU Notizie n. 3/2015 pagina 13

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