Martedì 9 Settembre 2014
 
IL POPOLO INVISIBILE DELLE ANDE – 1

Sono rientrati da pochi giorni Grazia e Carlo Conversa, partiti per il Perù il 9 luglio scorso, nella loro undicesima missione di medici al servizio dei poveri.
Questa volta la campagna medica era in un luogo davvero lontano, nel cuore delle Ande peruviane, dove si sta realizzando il nostro progetto “Una scuola sulle Ande”. Le cose da dire sono tante: ecco la prima parte del loro racconto.

«La campagna medica è stata ben organizzata con impegno e amore, curata nei particolari da Padre Emeterio e dai suoi Collaboratori, in particolare Jeiner, che ci ha seguito e “protetto” in tutto il percorso, Carlos, padre Walter, padre Tullio, l’infermiere Antonio. Solo grazie a questa efficiente opera di sostegno, insieme, siamo riusciti a superare difficoltà logistiche, il mal di altura, problemi igienici, stradali… situazioni, per noi europei, molto dure, inaspettate, ma che per il popolo peruviano fanno parte della loro abitudine di vita…

Si sono creati con tutti rapporti molto belli, specie nei momenti difficili, in un clima di cordialità, di unità, di collaborazione.

Ci siamo recati in posti difficilmente raggiungibili, neppure citati dalle mappe geografiche (Calemar, Nimpanita, ecc.). Grazia visitava i bambini mentre Carlo pensava agli adulti. Visitavamo mattina e pomeriggio; molte le parassitosi, malnutrizione, infezioni varie, ipertensione, gastriti, ulcere. Per queste patologie abbiamo potuto dare un contributo medico, oltre a fornire a tutti i farmaci. Ma abbiamo evidenziato, sia a Bolivar che, ancor di più a Nimpanita e Calemar, quelle che secondo noi sono delle priorità di intervento.

Le persone hanno enormi difficoltà a raggiungere luoghi attrezzati dove poter effettuare gli accertamenti necessari, per le distanze enormi, per le strade impervie, per le difficoltà economiche. Abbiamo prescritto queste indagini, ma col timore fondato che non saranno mai effettuate!

La popolazione delle Ande è costretta a superare ogni giorno gravi problemi igienici e sanitari; a tutto ciò si aggiunge la grave carenza economica, l’assenza di posti di lavoro ben pagati, il disinteresse della amministrazione e l’incuria dei politici. Lo scenario è a dir poco deprimente, e a stento possono sopperire le iniziative a dir poco eroiche dell’équipe guidata magistralmente da Padre Emeterio.

Ci chiedevamo come mai non si riesce a costruire strade o ponti, vie di accesso ai piccoli sperduti paesini sulle montagne, quasi inaccessibili (si pensi a quando arriva la stagione delle piogge e quando si presenta per lunghi mesi la “nebbiolina” che avvolge tutto e tutti!).

Le vie di comunicazione sono necessarie!

Queste comunità isolate in montagna sono come “il popolo degli invisibili”! L’invisibilità si capisce da tante piccole cose; consultando  una mappa, c’è un buco nero al centro, dove non è segnata nessuna strada. Il panorama sulle Ande è fantastico ma lì, sulle vette, si rende palese la differenza tra chi ha accesso alle risorse e chi non ce l’ha. Andando presso questi popoli per compiere atti di solidarietà spesso si ritrova un senso alla vita, una nuova dimensione collettiva. Salendo col mulo su carrettiere strette affacciate su burroni, trovi sempre più uomini che inseguono la sopravvivenza giornaliera senza poter fare altro, bimbi che non hanno accesso alla scuola…  Per loro, se non si interviene, il futuro è lì, nella coltivazione di un po’ di terra o nell’accudire animali. E se poi ci si ammala seriamente? La gente sembra rassegnata a tutto, anche di fronte alla malattia! … »

(continua)

2 Commenti

  1. ANGELO
    Posted 10/9/2014 at 23:39 | Permalink

    Sono commosso per la disponibilità concreta dei Conversa. Mi chiedo se non fosse possibile stabilire dei “ponti si solidarietà” tra Associazioni dei Medici e le città interessate. Una idea potrebbe essere quella di un poliambulatorio nel quale dei medici specialisti (non necessariamente solo italiani) possano mettere a servizio la loro professionalità, per tutto l’anno, a turno. Ad es. l’Ass. dei medici Anatomo-patologi italiani (http://www.linkedin.com/company/patologi-oltre-frontiera) per anni, attraverso i propri medici iscritti, ha portato avanti un poliambulatorio in Tanzania. Una seconda soluzione potrebbe essere questa: Alcune USL e le Regioni (es. Modena: http://www.ausl.mo.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1487/UT/systemPrint) hanno creato dei collegamenti con il personale di ambulatori e/ospedali nel Sud del mondo. Terzo: in altri progetti analoghi sono stati invitati in Italia ( attraverso stage formativi nei reparti coinvolti) tecnici e/o infermieri, ad es., sudamericani per alcuni mesi; allo scopo di metterli in condizione di essere autonomi e poi una equipe di medici e tecnici italiani (dello stesso reparto) sono andati sul posto portando tutta l’attrezzatura necessaria per allestire un piccolo ambulatorio specialistico e sufficientemente autonomo. Rimangono i collegamenti via Internet per confronti, pareri, diagnosi difficili, ecc. Ritornando agli Anatomi patologi, i PAP TEST e gli esami istologici, i cui vetrini dovevano prima essere inviati dall’Africa in Europa e poi ritornare in Africa refertati dopo settimane, con questo progetto (medico italiano sul posto) venivano refertati nel giro di pochi giorni. Ancora un esempio: le radiografie (ovviamente se si riuscisse ad eseguirle) possono essere inviate per email e refertate immediatamente in qualsiasi Paese del mondo (ci sono cliniche americane che hanno “punti di refertazione” diciamo, ad es., a New Dehli, Sydney, Texas così da coprire l’intero arco delle 24ore: non hanno bisogno di tanti medici; mentre, ad es., il medico di New York sta dormendo, referta quello di Sydney ed a seguire quello di New Delhi, o viceversa…). Ciao

  2. Marta Minghetti
    Posted 11/9/2014 at 08:45 | Permalink

    Grazie Angelo delle tue proposte! Il nostro Ufficio Progetti valuterà cosa è possibile fare in quel contesto di isolamento davvero particolare. Ci teniamo informati e andiamo avanti insieme!
    Marta – Ufficio Comunicazione

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