Martedì 25 Marzo 2014
 
L’ACQUA PUBBLICA È LEGGE

La Regione Lazio ha approvato il 17 marzo scorso la prima legge in Italia per la gestione pubblica e partecipata dell’acqua, proposta da 39 Comuni e sottoscritta da 40 mila cittadini.

Dopo la straordinaria vittoria referendaria del 2011, dopo un percorso durato due anni che ha intrecciato le esperienze dei comitati per la gestione dell’acqua e di numerosi Comuni del Lazio, dopo 12 mesi di pressioni sul governo regionale, il 17 marzo, finalmente, è stata approvata all’unanimità la proposta di legge popolare n. 31, per la gestione pubblica e partecipata del servizio idrico nella Regione Lazio.

Viene stabilito innanzitutto che “l’acqua è un bene naturale e un diritto umano universale“. Da questo principio discende che “tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili”.

La norma – si legge in un comunicato stampa del CIPSI – recepisce i risultati referendari, a partire dalla definizione di servizio idrico come servizio di interesse generale da gestire senza finalità di lucro; rimette al centro finalmente gli enti locali, e dà la possibilità ai Comuni di organizzarsi in consorzi e di affidare il servizio anche ad enti di diritto pubblico, tutelando al contempo la partecipazione delle comunità locali nella gestione di questo bene fondamentale, anche rispetto alle generazioni future.

La discussione in Aula Consiliare non è stata affatto semplice: in prima seduta si è protratta fino a tarda notte, per essere poi aggiornata la mattina successiva. Decisiva è stata la costante presenza di rappresentanti dei comitati e degli enti locali: una pressione dal basso che assolutamente non dovrà attenuarsi nei prossimi mesi, quando dovranno essere elaborati atti legislativi fondamentali, quali la legge sugli ambiti di bacino idrografico e la nuova convenzione di cooperazione tipo. Saranno queste infatti le prossime occasioni per applicare concretamente i principi contenuti nella legge approvata.

Fra i punti principali della nuova legge, anche l’istituzione di un fondo di solidarietà internazionale, con il quale la Regione Lazio intende “concorrere ad assicurare l’accesso all’acqua potabile a tutti gli abitanti del pianeta“. Sarà destinato a progetti di cooperazione che escludano ogni forma di profitto privato.

Si festeggia dunque – conclude Guido Barbera, presidente del CIPSI –  insieme a tutti gli altri comitati che, in altrettante regioni, stanno lavorando per l’approvazione di testi di legge analoghi. L’auspicio è che, a partire dal Lazio, si inneschi finalmente una reazione a catena che veda i governi regionali rispettare la volontà dei cittadini e il diritto all’acqua.

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