Martedì 19 Novembre 2013
 
UNA SCUOLA SULLE ANDE

Sul numero 4 di AMU Notizie, in uscita fra pochi giorni, sono presentati alcuni nuovi progetti e microazioni: in Perù, Pakistan, Cuba e Camerun. In anteprima riportiamo l’articolo sul progetto in Perù.

«Il primo viaggio a Bolívar l’ho fatto 4 anni fa. Partenza da Lima, con in mano un foglietto dove un amico mi aveva segnato le tappe principali del percorso: Trujillo, Cajamarca, Celendin e infine Bolívar. In tutto 31 ore di viaggio, le ultime 12 su strade sterrate. Il pulmino, pieno di persone stipate fra sacchi di riso e altro, arriva a destinazione alle 10 e mezzo di sera. Mentre scendiamo, un gruppo di persone intona dei canti; sembra un comitato di accoglienza e con grande stupore mi rendo conto che è lì per me!

Le ultime ore di viaggio le avevo fatte al buio, senza rendermi conto di dove mi trovavo. La mattina dopo, quando mi sveglio, mi trovo davanti un panorama meraviglioso, da togliere il fiato. Dico a me stesso: sono arrivato in paradiso!»

A raccontare è Walter Cerchiaro, originario della provincia di Padova, in Perù da 6 anni. Dopo quel suo primo viaggio, si è recato altre volte a Bolívar per incontrare la comunità del Movimento dei Focolari. Ora hanno sistemato qualche strada e il viaggio dura solo 25 ore!

Vogliamo sapere qualcosa di più, cogliere il più possibile la realtà di questa terra, di questa gente. È qui, infatti, che sta per iniziare un nuovo progetto dell’AMU. Da dove nasce? Chi ha avuto l’idea?

L’idea nasce da don Emeterio, parroco di Bolívar, prete “di frontiera”.

Siamo a 3.200 metri di altitudine. Gli abitanti di Bolívar sono 2.500 circa, e altrettanti sono suddivisi in 30 comunità sparse su un territorio vastissimo. Don Emeterio va a visitarle 1-2 volte l’anno. A volte impiega anche 2 giorni di mula. Eh già, la mula! Qui è l’equivalente dell’auto (a Bolívar le auto si contano sulle dita di una mano), anzi, di più: è parte della famiglia. “Ah, sapessi cosa è successo alla mia mula!” – si può sentir dire nelle conversazioni.


Ma com’è l’economia della regione? «Alcune persone vivono di agricoltura – continua Walter. Coltivano patate, fieno per gli animali; c’è anche qualche mucca da latte che, quando le vedi, un po’ magre, capisci che la resa non è quella delle mucche svizzere! C’è qualcuno che trova impiego nei posti pubblici (scuola, municipio) ma la maggior parte degli adulti va a cercare lavoro sulla costa: gli uomini come contadini, le donne a servizio in qualche famiglia. La conseguenza di questa situazione ti salta agli occhi: a Bolívar c’è una fascia di età quasi completamente mancante. Ci sono i bambini e ci sono i vecchi, in pratica i bambini vivono con i nonni.»

A proposito di bambini, veniamo al nostro progetto.

«Don Emeterio conosce tutti, nella parrocchia, e si è reso conto che molti bambini non frequentano la scuola pubblica. La ragione è evidente: i genitori vivono in chacre (piccoli appezzamenti di terreno) e serve forza lavoro, servono anche le braccia dei bambini. Due anni fa il parroco ha sentito che non poteva più aspettare e ha dato inizio ad una scuola nei locali della parrocchia.  Ha svolto un lavoro capillare, famiglia per famiglia, assicurando che avrebbe dato ai bambini anche un pasto. In seguito ha dovuto affittare una casa perché lo spazio non era sufficiente; in breve tempo, infatti, i bambini sono diventati 80! Alcuni fanno ogni giorno ore e ore di strada a piedi per arrivare.

Qui in Perù il governo assicura il pagamento degli stipendi degli insegnanti anche nelle scuole private, se si danno garanzie adeguate, e la scuola già riceve questi sussidi. C’è però la necessità di rendere stabile, sicuro lo svolgimento delle attività scolastiche, e il fatto di avere dei locali in affitto non facilita le cose. Già dopo i primi 3 mesi di attività, ad esempio, si è dovuto cambiar casa, perché il proprietario ne aveva bisogno. Il progetto ha l’obiettivo di garantire la continuità delle attività scolastiche; per questo sarà costruita una nuova scuola, composta da 11 aule più la segreteria.  Sarà frequentata da circa 250 fra bambini e ragazzi e comprenderà sia la scuola primaria che quella secondaria. Il terreno per la costruzione c’è già, è quello della parrocchia. E’ piuttosto vasto e si presta molto bene.»

Non c’è competizione con la scuola pubblica? «No, perché la scuola pubblica è consapevole di non poter arrivare a tutti. Fanno quello che possono, ma certo non hanno personale che può andare di famiglia in famiglia a fare il lavoro di sensibilizzazione che ha fatto don Emeterio.»

«Poi – conclude Walter – si intravvede già un altro obiettivo. C’è una fascia di territorio più ampia e lontana, da cui i bambini non possono arrivare a scuola neppure con lunghe ore di cammino. Per loro sarebbe necessario un ambiente protetto, una casa-famiglia che li ospiti, con personale qualificato. Un sogno? Forse, o, più semplicemente, una seconda fase del progetto. Vedremo!»

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