Giovedì 5 Settembre 2013
 
MEETING DELL’EDUCAZIONE: SI COMINCIA!

Sono attese oltre 600 persone provenienti da tutto il mondo. A poche ore dall’apertura del Meeting, pubblichiamo un’intervista ad alcuni dei promotori: Cecilia Landucci e Roberto Borri del Movimento Umanità Nuova e Corinne Raboud della Scuola Santa Maria di Recife, in Brasile.

– Cecilia, come è nata l’idea del Meeting e quale ne è lo scopo?

Il Meeting si propone come punto di arrivo e di confronto di quanto progettato e messo in atto negli ultimi decenni, nel campo dell’educazione, da diverse agenzie educative che fanno capo al Movimento dei Focolari, con lo scopo di riflettere e individuare insieme le linee generali che le accomunano per avviare un percorso progettuale condiviso, che possa informare di più le politiche educative nazionali verso l’obiettivo comune della fraternità universale.
In particolare, nei giorni dell’evento, ci si propone di vivere un’esperienza educativa, ascoltando, confrontandosi e condividendo buone prassi e progetti, con laboratori e proposte presentate dai vari Paesi partecipanti. Ci saranno inoltre momenti di riflessione su quanto finora realizzato per elaborare linee educative comuni, da sperimentare insieme nei diversi ambienti educativi, così da poter offrire ai decisori politici proposte concrete che promuovano la fraternità come valore fondante di un’educazione alla pace.

– Roberto, tu insegni da diversi anni e sicuramente hai partecipato a tanti corsi di aggiornamento. Quale sarebbe l’elemento innovativo che può offrire il Meeting agli insegnanti?

In effetti non solo ho partecipato a numerosi corsi di aggiornamento, ma negli ultimi anni ho tenuto io stesso diversi corsi. La cosa che mi ha sempre colpito è la poca voglia di parteciparvi e quindi un certo atteggiamento passivo da parte degli insegnanti. Eppure la formazione è importante per la nostra crescita professionale e per la ricaduta positiva per i nostri alunni.
Credo che il Meeting possa essere innovativo almeno per 2 motivi. Innanzitutto nasce dal basso: l’idea è scaturita da una rete di persone e di agenzie educative che per anni hanno costruito rapporti e relazioni, grazie alle quali si è avuto modo di conoscere e apprezzare le reciproche esperienze.
La seconda novità è che il Meeting è stato costruito insieme con tutte le persone e le agenzie interessate, non tanto nella logica di una divisione dei compiti sulle cose da fare, ma perché ciascuno ha sentito l’importanza del proprio impegno e la necessità di conoscere quanto gli altri stavano facendo.

– Corinne, tu hai partecipato a distanza, dal Brasile, alla preparazione del Meeting. Come stai vivendo questo evento? Quale è l’idea di fondo che volete trasmettere?

Attualmente, con i moderni mezzi di comunicazione, si dice spesso che ci incontriamo in un “villaggio globale” e che le distanze non sono più un imbarazzo per conoscersi a vicenda e lavorare insieme. Questo è vero e lo abbiamo sperimentato anche nella preparazione del Meeting.  Un pericolo, intanto, di questo “villaggio globale” è l’uniformazione della cultura, nel senso che, a causa dell’egemonia economica ancora esistente, la cultura occidentale (europea e nordamericana) può “passare” come quella “vera”, “unica ed ideale per tutti”, e sta a poco a poco sommergendo le culture locali. Questo si applica anche ai modelli di scuola.
Tuttavia, ci sono anche numerose iniziative nella direzione opposta, nelle quali le culture si mettono in dialogo allo stesso livello, pronte ad imparare le une delle altre, pronte anche a rinunciare a qualcosa di sé e a cambiare. Ma questo si può raggiungere soltanto se vedo nell’altro una persona diversa e nello stesso tempo uguale a me, un fratello. In conclusione, vedo questo Meeting come un’iniziativa che vuole mettere in dialogo e permettere uno scambio culturale profondo, individuando nella fraternità il principio su cui fondare un’educazione che permette lo sbocciare della bellezza unica di ogni persona e ogni popolo.

Intervista a cura di Luce Silva, responsabile AMU per l’Educazione allo sviluppo

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