Mercoledì 31 Luglio 2013
 
TESTIMONIANZE DALLA SIRIA – 2

Ancora una volta diamo voce a chi in Siria resiste in ogni modo alla guerra. La situazione ad Aleppo e a Damasco.

Ad Aleppo la situazione si è fatta ogni giorno più drammatica – raccontano i nostri referenti dalla Siria. La gente si chiede come ce la farà a resistere ancora, se la soluzione politica tardasse ad arrivare e continuassero i combattimenti. Dalla periferia il frastuono dei bombardamenti si fa sempre più intenso, mentre puntualmente ogni sera i gruppi armati sparano colpi di mortaio sui quartieri dove vivono i civili – molti dei quali rifugiati lì da altre zone diventate un vero campo di battaglia – seminando terrore e provocando ogni volta feriti e morti. Questa tattica sembra avere uno scopo preciso: demoralizzare la popolazione e svuotare questi quartieri dai suoi abitanti. La gente, però, cerca ancora tenacemente di resistere alla prospettiva di lasciare la propria casa e di cancellare forse per sempre la possibilità di vivere nella propria città.

In molte famiglie ormai nessuno lavora e non sono poche quelle che vivono esclusivamente degli aiuti messi a disposizione da chiese e organizzazioni umanitarie; aiuti importanti ma insufficienti. La necessità di cibo è diventata ad Aleppo prioritaria e si ringrazia il Cielo che con l’arrivo del bel tempo non ci sia bisogno anche di gasolio per il riscaldamento. A maggio si è dovuta pagare una pre-iscrizione nelle scuole private, le uniche funzionanti, e ciò ha gettato nell’angoscia le famiglie, che vorrebbero almeno garantire ai figli l’istruzione ma non sanno come trovare il denaro necessario, dopo aver consumato in pochi mesi i risparmi di una vita.

La fuga della gente dal quartiere di Shekh Maksud, nei giorni di Pasqua, ha portato un ulteriore colpo al clima drammatico che si respira in città, dove gli spostamenti vanno sempre valutati con accortezza e la scoraggiamento bussa alle porte ogni giorno, visto il prolungarsi della situazione ed una prospettiva di pace dai contorni ancora troppo indistinti.

Molte persone continuano però a voler dare del loro, non fosse altro che in termini di tempo, aiutando nei Centri dove vengono distribuiti ai numerosissimi sfollati cibo, vestiario o aiuti per gli affitti. Alcune persone del Movimento dei Focolari, impegnati in tali centri, hanno sentito l’urgenza di fare qualche cosa per chi soffre di più in questo momento, cioè i bambini, mobilitandosi a favore di quelli sfollati da Shekh Maksud che sono rimasti privi di qualsiasi programma educativo e distensivo. In accordo con altri Centri che ospitano queste famiglie hanno preparato un programma di giochi e ricreazione per infondere un po’ di gioia nei loro cuori.

Per la svalutazione rapidissima del valore ufficiale della lira siriana, il dilagare del mercato nero e la reale difficoltà di trovare i viveri a prezzi accessibili a causa dell’embargo che le milizie hanno imposto sulla zona sotto controllo governativo, anche i risparmi delle famiglie che fino a poco tempo fa rappresentavano il motore economico della città si sono volatilizzati e tutte si trovano ogni giorno di più nel bisogno. Di fronte a questa situazione si sta perciò elaborando un altro progetto per dare vita ad una Cooperativa dove le famiglie possano trovare i generi di prima necessità a prezzi bassi, nella speranza che in futuro si riesca ad offrire qualche posto di lavoro.

Damasco. Alcuni nostri giovani amici, spinti dall’ideale della fraternità universale, hanno cominciato a visitare spontaneamente famiglie sfollate, cercando di aiutarle con il poco che avevano. Volevano però fare di più per le famiglie fuggite da Daraia, cittadina della periferia dove erano concentrate molte industrie e laboratori di artigianato distrutti dalla guerra. E’ diventata ora una città-fantasma, dove si odono solo gli spari dell’esercito e dei ribelli, mentre le centinaia di famiglie che la componevano si sono riversate a Damasco o in villaggi ancora abbastanza sicuri.

Abbiamo cercato di condividere con loro paure, preoccupazioni e necessità, ci siamo resi conto della loro situazione e del trauma subito. Tutte sono fuggite nel giro di poche ore senza aver potuto prendere nulla con sé, ritrovandosi a vivere anche in venti persone in alloggi di conoscenti o parenti, senza lavoro, nell’impossibilità di sopportare a lungo una convivenza forzata. Abituate a lavorare in piccole officine o laboratori con i cui proventi potevano vivere, in un primo tempo non riuscivano a guardarci negli occhi tanto forte era il peso dell’irruzione nella loro vita di questo “ciclone”, la guerra, che sembrava avere rubato loro tutto, anche la dignità.

Abbiamo cominciato un piano di aiuto trimestrale, secondo le necessità delle singole famiglie, garantendo l’affitto o un conguaglio per il vitto e indirizzandoli ai vari Centri presenti in città per altre forme di aiuto, per esempio medicinali. Cerchiamo di consegnare gli aiuti ai capofamiglia, in modo molto riservato, in modo che gli altri non se ne accorgano. “Grazie infinite – ci ha detto uno di loro – perché avete rispettato la nostra dignità”.

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