Lunedì 6 Dicembre 2010
 
Donne e lavoro, i nostri progetti in Uruguay

I due progetti AMU-EdC sul lavoro, che coinvolgono nuclei di donne in Uruguay: vi raccontiamo le novità degli ultimi mesi, dalla voce dei protagonisti.

Dopo la nostra missione sul posto di febbraio scorso vi abbiamo proposto sul n. 1/2010 di AMU Notizie i due progetti che l’AMU sta realizzando in Uruguay per la creazione di opportunità di lavoro per le donne: il progetto di lavorazione della lana “Barrio Solidario Natural” nel barrio Borro –  quartiere periferico di Montevideo – ed il progetto di artigianato tessile “Sempre più su” a Las Piedras, cittadina poco distante dalla capitale.
Le attività proseguono bene, intrecciandosi con il tessuto sociale locale, con le dinamiche del mercato e con le storie di vita dei loro protagonisti. Questo fa sì che i progetti vadano incontro a modificazioni, anche importanti, per poter mantenere una relazione vitale costante con gli eventi e le persone, piuttosto che applicare forzatamente idee decise a tavolino.

Vi proponiamo due interviste ai protagonisti dei due progetti, cominciando da Maria Sara Urioste, referente dell’ONG CoDeSo – nostra controparte locale – per le attività del “Barrio Solidario Natural”.

D: Maria Sara, come sta andando il lavoro di filatura e tessitura della lana?
R: È un lavoro lento di inculturazione, ma il progetto sta cominciando a dare frutti. I corsi di tessitura vanno molto bene, abbiamo potuto anche preparare un catalogo, con i diversi modelli di maglioni e sciarpe che stiamo producendo.
Nel percorso di questi mesi ci siamo accorti che le donne coinvolte fin dall’inizio nel progetto preferivano dedicarsi alla fase di filatura della lana e nel frattempo imparare meglio e gradualmente il lavoro di tessitura, più complesso. Così, confrontandoci con la professoressa che cura i corsi abbiamo cercato di capire se era possibile collegare questo gruppo di lavoratrici ad un altro gruppo con maggiore esperienza nella tessitura, in modo da coprire entrambe le fasi di produzione e creare uno scambio di competenze fra i due gruppi. È stato così che recentemente abbiamo accolto nel progetto altre cinque tessitrici di Florida [una città poco a nord di Montevideo, nda]. Anche loro, come le madri di Montevideo, vivono situazioni di necessità economica. Conoscendole personalmente abbiamo potuto constatare che la loro presenza è un vero dono, poiché sono molto più avanti nella lavorazione del tessuto e il loro apporto è complementare a quello delle lavoratrici del barrio Borro, sia professionalmente che umanamente.

D: Avete dato alla vostra linea di abbigliamento il nome “Comuniòn”, per sottolineare la reciprocità del dono che state cercando di vivere nel progetto. Come si sta sviluppando questo aspetto?
R: L’Uruguay è un Paese di cultura molto laica, in cui non è frequente parlare di aspetti o valori religiosi. Un giorno ci siamo trovate con tutto il gruppo per parlare di un tratto caratteristico del progetto, cioè di questa comunione che cerchiamo di vivere e della spiritualità da cui si alimenta. Loro hanno ascoltato e alla fine dicevano: “adesso capiamo perché voi fate tutto questo e in questa maniera”.
Hanno espresso il desiderio di conoscere meglio questa spiritualità e così abbiamo organizzato una giornata con tutte loro, in cui parlare del progetto e di questa reciprocità che vorremmo lo animasse, ed è sorta una condivisione di ciò che ognuna aveva capito su come mettere in pratica la reciprocità del dono. Gabriela, ad esempio, ci ha detto: ”Nell’asilo dove porto il mio bambino ho già parlato con alcune mamme, chiedendo loro se volevano imparare a filare la lana, pensando così di donare ad altre persone quello che voi mi avete donato”. Angélica invece, del nuovo gruppo di Florida, su questo punto ha detto: “Io tornando andrò nella scuola del paese, per offrirmi di insegnare a filare e tessere la lana ad altre persone come un dono di questo incontro con voi”.
Oggi parlando con un’altra di loro di come portare avanti la produzione, le vendite, ecc… dicendole che dovevamo decidere insieme, in maniera che loro siano protagoniste e possano assumersi la responsabilità di ogni cosa, ci ha detto: “Vedendo le cose così come mi stai dicendo, senz’altro arriveranno molte benedizioni da Dio”.
Potrei continuare con altre esperienze, ma penso che vi rendete conto come noi, di quanto sta avvenendo in noi e in loro. Questi valori che stiamo vivendo con loro sono grandi, forse la loro situazione economica non sta cambiando così velocemente ma sicuramente sta cambiando il modo di affrontarla e di vivere in famiglia.

D: E con le vendite come sta andando? Riuscite ad avere uno sbocco commerciale per la vostra produzione?
R: Stiamo provando a vendere in Italia i nostri prodotti, i primi test sono stati positivi e ora stiamo lavorando per rendere più stabile questo canale. Nel frattempo ci è arrivata una richiesta del mercato locale, di piccole coperte in lana, che qui si usano ai piedi dei letti nell’inverno gelido. Ci sembra importante avere un mercato locale, che ci consente di vendere e poter pagare subito il lavoro delle donne. Abbiamo già fatto alcune di queste coperte e la persona che le aveva commissionate è stata entusiasta, ora stiamo confezionando le ultime. Speriamo ci siano più richieste!!!

A pochi chilometri di distanza prosegue l’attività del progetto “Sempre più su”, che coinvolge una decina di donne in un laboratorio di sartoria. Abbiamo intervistato Marta e Sergio, che hanno dato vita al progetto.

D: Il settore tessile non è tra i più semplici, c’è molta concorrenza a livello internazionale. Come riesce la vostra attività a sopravvivere?
R: Sì, è un settore instabile. Quando siete stati da noi a febbraio eravamo in un momento di lavoro molto intenso, come avete visto. Nei mesi seguenti abbiamo avuto meno richieste, per cui alcune di noi non hanno lavorato: c’è voluta una forte motivazione per andare avanti.
Recentemente abbiamo ottenuto un nuovo lavoro che per lo meno ci consente di coprire i costi. Certo, guardando indietro, possiamo dire che stiamo migliorando, perché abbiamo potuto estendere il periodo di attività del laboratorio da 4 a 7 mesi all’anno di attività continua e con piena occupazione. Ora dobbiamo trovare un equilibrio per poter arrivare a coprire tutto l’anno con la produzione. Per questo stiamo cercando nuovi mercati, per raggiungere il nostro obiettivo: creare occasioni di lavoro stabili soprattutto per le donne.

D: Come vi state muovendo per cercare nuovi mercati?
R: In questo periodo ci stiamo mettendo in contatto con alcune cooperative brasiliane e argentine che producono cotone biologico per il circuito del commercio equo e solidale: loro producono la fibra e il tessuto avendo cura che la materia prima non sia contaminata con il cotone coltivato con sistemi chimici, ma sia completamente naturale.
Stiamo costruendo un rapporto con loro anzitutto conoscendoci a vicenda, raccontando della nostra esperienza di economia di comunione, e stiamo cercando di capire se sia possibile acquistare da loro la materia prima per confezionare capi di abbigliamento in cotone bio, la cui richiesta è oggi in aumento.
Speriamo di poter continuare il cammino del nostro progetto, intuendo le strade giuste per il futuro!

a cura di Francesco Tortorella

Tags: ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non è mai condiviso. I campi richiesti sono marcati *

*
*